Roma irriconoscibile: davvero tutte le colpe sono di Di Francesco?

Molti di quelli che inizialmente difendevano il tecnico hanno cambiato idea. Ma gran parte degli errori in campo sono individuali, e le colpe principali sembrano, oltre che dei giocatori, di chi ha fatto il mercato.

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È il 28 ottobre del 2015, il Sassuolo di Eusebio Di Francesco causa alla Juventus la quarta sconfitta stagionale in dieci giornate di Serie A. È un mercoledì surreale, con la Roma capolista a +11 sui bianconeri e i campioni d'Italia in carica travolti da una marea di critiche. Buffon è una furia, davanti alle telecamere parla di “primo tempo indegno” e di “figura da pellegrini”, negli spogliatoi striglia i suoi compagni assieme ai senatori. All'interno del Mapei Stadium, quella sera, nasce la Juve che a fine aprile coronerà con lo Scudetto una rimonta incredibile. Senza cambiare allenatore, ma con l'assunzione di responsabilità da parte di tutta la squadra: da oggi o si vince, o si vince.

Sempre il 28 ottobre del 2015, la Roma di Rudi Garcia batte l'Udinese restando da sola al comando della classifica. Chi conosce la storia, sa che i giallorossi persero la vetta tre giorni dopo a San Siro. E sa che ad oggi, quell'agognata vetta, non sono più riusciti a riconquistarla. I motivi sono molteplici: dai risultati negativi che portarono all'esonero dell'allenatore francese alla forza delle avversarie durante la gestione Spalletti, dai punti persi per andare più avanti possibile in Champions League all'odierna crisi che sta distruggendo da inizio stagione il morale di tutti i romanisti.

La crisi del settimo anno, qualcuno l'ha chiamata così. Dove “settimo anno” sta ad indicare il periodo trascorso dall'acquisto della società da parte di James Pallotta, secondo i tifosi, il principale colpevole dell'assenza della Roma dai piani alti della graduatoria. Reo assieme ai suoi consulenti (Baldini e Monchi su tutti) di aver promesso un trofeo senza vincerlo e di aver smembrato una squadra capace di arrivare a soli quattro punti dalla Juventus e in semifinale di Champions. Ma dopo il pareggio di Cagliari, nel mirino dei tifosi è finito anche Eusebio Di Francesco, responsabile di aver vinto solo un campionato di Serie B in carriera e soprattutto di non chiamarsi Antonio Conte, il sogno proibito della tifoseria. E la brutta figura rimediata a Plzen non ha fatto altro che alimentare le critiche.

Roma Di FrancescoGettyImages
Uno sconsolato Di Francesco durante Fiorentina-Roma

Crisi Roma: è colpa di Di Francesco?

Facciamo un parallelo con la Juventus del 28 ottobre 2015, quando alle parole di Allegri si unirono quelle dei senatori dello spogliatoio bianconero. Alla Roma, attualmente, chi potrebbe recitare la parte di Buffon per uscire da questo momento negativo? De Rossi è un nome buono, altri potrebbero essere Kolarov, Florenzi o Manolas. Totti non gioca più, il resto della rosa non ha caratteristiche da leader: tra i più carismatici c'erano Nainggolan e Strootman, ma sono stati venduti. In quella Juve le certezze si chiamavano (e si chiamano) Barzagli, Bonucci, Chiellini e Mandzukic, e non è un caso che Di Francesco diverse volte, nel corso di questa stagione, abbia chiesto uomini più che calciatori. Manca prima di tutto una forza mentale. Nel 2018/19 la Roma è andata in svantaggio sette volte: solo in tre occasioni è riuscita a rimontare, senza tuttavia mai vincere la partita.

C'è poi naturalmente anche il discorso tecnico. Dati alla mano, questa squadra è la peggiore dell'era americana se si considerano le prime ventuno partite stagionali: otto vittorie, sei pareggi e sette sconfitte. La Roma di Luis Enrique, con lo stesso numero di ko, ne aveva vinte due in più, mentre quella di Zeman, nonostante le otto gare perse, di successi ne contava undici. Sulla carta, la forza della rosa non è inferiore a quelle a disposizione dell'asturiano e del boemo, ma neanche superiore a quelle guidate da Garcia in poi. Perché in estate Monchi ha rivoluzionato la squadra con dodici acquisti, molti dei quali rivelatisi fallimentari.

Nainggolan RomaGettyImages
La grinta di Nainggolan durante Roma-Barcellona

Un altro calciomercato fallimentare

Senza considerare i due portieri di riserva Mirante e Fuzato e i giovani Bianda e Coric, palesemente non ancora pronti per un calcio ad alti livelli, il direttore sportivo ha azzeccato solo le scelte di Zaniolo e Olsen, con lo svedese, tra l'altro, acquistato per rimpiazzare la terza cessione eccellente, ovvero Alisson. Marcano si è dimostrato inadatto, Santon ha almeno quattro gol subiti sulla coscienza (ultimi i due col Viktoria) e Kluivert, che subito dopo la presentazione in giallorosso ha confessato di sognare il Barcellona (!), si è rivelato utile solo di fronte a difese per niente impeccabili come quelle del CSKA Mosca e del Viktoria Plzen.

Nemmeno i titolari stanno facendo bella figura. Nzonzi è impreciso nella maggior parte dei passaggi non destinati al compagno più vicino, e pure Cristante, nato regista di centrocampo, sembra aver dimenticato le sue qualità tecniche. La differenza di gestione del pallone tra i due nuovi arrivati e De Rossi si è vista soprattutto contro il Napoli, quando dopo l'uscita del capitano, la metà campo giallorossa è riuscita a giocare pochissimi palloni, rimanendo schiacciata nel pressing del Napoli. Infine Pastore, l'emblema, alla pari di Schick, di un secondo calciomercato sbagliato, dopo il primo che aveva portato, oltre a Kolarov, Under e al rientrante Pellegrini (l'unico realmente positivo quest'anno), le delusioni Moreno, Karsdorp, Gonalons e Defrel.

Pastore RomaGettyImages
Javier Pastore: spesso infortunato e tra i peggiori contro il Viktoria Plzen

Alle difficoltà degli acquisti, si sono unite anche quelle dei “vecchi”. Fazio e Juan Jesus sono irriconoscibili rispetto all'ultimo anno, Perotti è sparito dai radar per colpa di qualche infortunio di troppo, Under paga l'eccessiva discontinuità di prestazione tra una partita e l'altra e Dzeko, in campo, si è notato più per le lamentele che per i gol (clamoroso al derby quando nega un contropiede a El Shaarawy, colpevole di aver provato il tiro nell'azione precedente). Infine Schick, valutato più o meno quanto Salah ma lontano anni luce dall'egiziano, pur senza prendere in considerazione i numeri dell'esterno al Liverpool. Contro il Viktoria Plzen, l'ex Sampdoria ha sprecato la sesta gara consecutiva dal 1' per mettersi in mostra: troppo pochi quattro gol in una stagione e mezza per dare la colpa soltanto alla sua posizione in campo e quindi al modulo.

Gli errori dei singoli

Già, il modulo. Che è cambiato più volte: dal 4-3-3, al 4-2-3-1, alla difesa a tre, senza che i problemi di inizio stagione venissero eliminati. Di Francesco le ha provate tutte, scommettendo addirittura sul giovanissimo Zaniolo in un momento in cui né Cristante né Pellegrini davano molta affidabilità. Successe anche ad Allegri, in quella pluricitata stagione 2015-16 iniziata col 3-5-2, proseguita alternando il 4-3-3 al rombo a centrocampo, con Padoin vertice basso, e terminata con il ritorno al 3-5-2. Segno che gli schieramenti contano fino a un certo punto e che a essere fondamentale è la voglia di vincere.

Sau, Cagliari Roma 2-2GettyImages
Il gol di Sau, forse l'episodio più clamoroso della stagione 2018-19 della Roma

La Roma, negli ultimi minuti a Cagliari soprattutto, ma pure in tante altre occasioni da agosto a oggi, ha dimostrato che questa voglia non c'è. Anche perché, sulle reti subite, pesano in gran parte gli sbagli individuali. Solo prendendo in considerazione le ultime cinque partite, la Roma ha incassato gol decisamente evitabili. Gol come quelli di De Paul, Bale, Keita, Sau, Kovarik e Chory, tutti viziati da errori da parte di singoli: Juan Jesus e Santon contro l'Udinese, Fazio col Real Madrid, ancora Juan Jesus con l'Inter, ancora Santon col Viktoria, Manolas e Fazio con il Cagliari. E non è un caso che in queste ultime cinque partite i giallorossi non abbiano mai vinto, visto che a parte le reti di Sau e Chory, le altre sono state realizzate tutte sullo 0-0. Come partire ogni volta con un gol di svantaggio (situazione accaduta anche contro Spal e Fiorentina, rispettivamente a causa degli errori di Luca Pellegrini e Under).

Per questo motivo, Di Francesco non può essere l'unico responsabile della situazione che si è venuta a creare. Ha sì sbagliato l'undici di partenza contro il Milan e i cambi a Cagliari, ma le colpe principali sono da ricercare principalmente nell'atteggiamento dei calciatori e sulle scelte fatte dalla dirigenza in sede di calciomercato. Sei cessioni importanti, contando anche quelle di Salah, Rudiger e Paredes, sono sicuramente troppe per una squadra che pochi mesi fa era molto più vicina, rispetto a oggi, al definitivo salto di qualità.

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