NFL: "Miami miracle" e le segnature allo scadere che han fatto storia

La giornata di NFL verrà ricordata nella storia come quella del Miami miracle con cui i Dolphins hanno battuto i Patriots.

Il momento del Miami Miracle Getty Images

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Ci sono momenti nella NFL che definiscono una stagione, a volte una carriera e che rimangono a imperitura memoria nei libri di storia. Ci sono i record, gli anelli vinti, i premi individuali e quelle situazioni di non ritorno che, per un allineamento particolare degli astri, cambiano in pochi secondi la storia di una partita, di una stagione e anche qui, a volte, di una carriera. Se ci fermiamo alla stagione potremmo pensare che l’incredibile modo con cui i Miami Dolphins ieri abbiano battuto i New England Patriots sia un segno del destino.

I Patriots sono arrivati molto spesso al ballo finale anche grazie al fatto di essere inseriti in una division che non brilla esattamente per qualità delle squadre, infatti Dolphins, Jets e Bills in questi ultimi anni hanno più che altro guardato gli altri vincere e soprattutto difficilmente hanno messo in campo una credibile alternativa divisionale ai Patriots, anche se giova dire che il campo di Miami è un tabù per Belichick e i suoi, visto che nelle ultime sei trasferte in Florida ha perso ben cinque volte. Questa, però, ha un sapore di mitologico.

A 16” dalla fine Stephen Gostowski aveva realizzato il field goal per mandare avanti i suoi di tre lunghezze. Sul kickoff arriva un ritorno che porta sulle 31 e concede a Ryan Tannehill il dubbio privilegio di compiere un’impresa contro una delle squadre storicamente più attente e precise dell’NFL recente. Belichick schiera Rob Gronkowski in versione safety per scongiurare il più classico degli hail mary pass, ma Adam Gase opta per una soluzione diversa, sempre a bassissima probabilità di riuscita, ma perlomeno qualcosa di collaudato.

NFL: giochiamo "Boise"

Boise è il nome dello schema chiamato per il gioco finale e che ovviamente trae il nome da Boise State che nel 2007 fece qualcosa di simile nel Fiesta Bowl per sconfiggere Oklahoma. Arriva così il “Miami Miracle”, ovvero le sedici yards di lancio per Stills che poi passa laterlamente a Davante Parker che guadagna qualche yards e poi pesca Kenyan Drake per una volata sulla sideline che coglie impreparata tutta New England, sino a quando l’ultimo baluardo rimane Gronkowski che, goffamente, inciampa e completa la gigantesca frittata che con 0.00 sul cronometro regala il match ai Dolphins nel tripudio generale.

Da dove nasce una giocata del genere? Fortuna, caso, disattenzione altrui o lavoro?

Noi il venerdì di ogni settimana dedichiamo del tempo a questi schemi estremi per i finali di partita in cui bisogna trovare punti senza tempo a disposizione. Boise è uno schema che abbiamo provato tantissime volte, ma il problema di queste situazioni è che non vengono poi chiamate per tre anni l’una dall’altra.

Le parole di Gase sono chiare, ma ieri si è riscritta la storia con il più grande final play della storia di Miami, dopo il TD di Greg Camarillo nel 2007 per battere i Ravens, con la differenza che a quel tempo non regalò sogni di playoffs ma evitò semplicemente la stagione da 0-16. In questi momenti tutti ricorderanno i passaggi orizzontali e Drake che varca la goal line, ma solo in pochi si accorgeranno o vorranno considerare che il vero nodo cruciale arriva dal blocco del centro Ted Larsen che sulle 20 apre la strada della vittoria a Drake. Questo è il bello e ogni tanto il brutto della NFL, quando per eleggere gli idoli di giornata, serve chi come gli uomini di linea faccia alla perfezione il lavoro sporco senza avere i giusti onori.

I miracoli recenti nei finali di partita

La più fresca impresa nei secondi finali è indubbiamente il Minnesota Miracle con cui Stefon Diggs, in situazione disperata, è riuscito (grazie alla clamorosa connivenza della secondaria avversaria) a convertire e portare in meta la segnatura che ha permesso ai Vikings di battere i Saints e di guadagnarsi lo scorso anno l’NFC championship game per andare al Super Bowl. Un lancio di Keenum con gli spettri della sconfitta ha cambiato in pochi secondi la storia con Diggs che varca la goal line nel tripudio generale di un sogno vittoria che sembrava praticamente svanito. Era la qualificazione per giocare la finale in casa propria, ma contro gli Eagles il destino ha voltato le spalle ai viola chiedendo un salato conto.

Un altro miracolo degno di tal nome è sicuramente quello del 2010, denominato Miracle at the Meadowlands, dove DeSean Jackson dopo una furiosa rimonta da parte degli Eagles, convertì un punt return in touchdown con 12” sul cronometro, varcando la goal line con il quadruplo zero e portando a compimento una vera e propria impresa da 10-31 sotto, come quella di Miami e quella di Minnesota. Perché se anche ogni tanto si è dalla parte sbagliata di queste situazioni, sono comunque momenti che definiscono la storia.

 

 

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