NBA: Minnesota Timberwolves, togliere per aggiungere e vincere

I Timberwolves sono uno degli swing NBA più inaspettati di questo ultimo periodo e dopo la partenza di Butler il gruppo si è compattato.

D-Rose guida spiritualmente i Timberwolves Getty Images

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In NBA hanno un modo come sempre compatto e incisivo nell’esprimere dei concetti, infatti l’inglese è la lingua degli slogan e “addiction by subtraction” spiega alla perfezione come non sempre l’ammassare talento in una squadra significhi automaticamente aumentare le proprie probabilità di vittoria, così come non lo è ridurle togliendo un pezzo importante. Questo è indubbiamente il curioso caso dei Minnesota Timberwolves che credevano di aver trovato il più classico dei centesimi che fa l’euro con Jimmy Butler e invece forse hanno trovato quel centesimo dandolo ai Philadelphia 76ers e prendendosi in cambio le pedine giuste.

La trade che ha coinvolto Butler ha fatto parlare molto, anche alla luce della dinamica, dei tempi e della gestione di un front office che ha dato ancora una volta la sensazione di non aver in mano le redini della questione. Si è quindi trovato in balìa di una stella che, oltre a non voler restare, ha minato tutto l’ambiente delegittimando ogni figura principale: dal franchise player, al coach, sino trasversalmente alla proprietà. Di certo cedere Butler con un coltello puntato alla gola e ricavarne due giocatori di alto livello come Saric e Covington è un’ottima contropartita e proprio dal loro arrivo è iniziata quella che si può definire una delle più inaspettate redenzioni dell’era recente NBA.

Minnesota ha risolto il problema d’ambiguità di ruoli e sebbene coach Thibodeau sia ancora da considerarsi una zavorra, visto come non abbia preso le difese delle due giovani stelle Towns e Wiggins nell’affare Butler, il roster ha trovato un suo equilibrio non solo coprendo i minuti di Jimmy Buckets a dovere, ma allungando le rotazioni, aggiungendo il classico giocatore da Thibodeau come Covington (e la sua quantità di minuti in campo lo conferma), assieme a uno di sistema, ma di alta comprensione del gioco come Saric.

NBA: aria nuova a Minneapolis

A Minneapolis si respira un’aria nuova e ora tutto sembra tornato come prima dell’arrivo di Butler. Towns è l’uomo franchigia designato, Wiggins sta giocando un ultimo stretch di partite ad altissimo livello e tutti i veterani stanno rendendo con grande costanza e presenza. Il secondo quintetto è uno dei migliori della lega con Covington (ereditato dallo starting five) assieme a Rose, Saric, Dieng e Jones. Già questa è una novità unica perché nella scorsa stagione la second unit era una delle peggiori della lega, però in questa ci sono concomitanze importanti: ovviamente la presenza dei due ex Sixers, ma anche l’esplosione, o per meglio dire la ri-esplosione, di Derrick Rose che sta guidando non solo la panchina, ma tutta la squadra. L’exploit dei 50 punti e la reazione della panchina che lo ha portato alle lacrime, testimonia chiaramente come sia il leader spirituale ed emotivo di questo gruppo, in grado anche di catechizzare con autorità chi esce dalla retta via.

Towns è il leader tecnico e di talento della squadra, su questo i veterani sono perfettamente allineati e sanno che tutto debba passare dalle sue mani anche nei momenti cruciali del match:

L’importante è essere aggressivo e abbracciare il mio ruolo di leader -dice Towns- Non importa quale sia il risultato dei miei tiri nei momenti caldi, è fondamentale per me prenderli con convinzione e sentire la fiducia dei miei compagni in quei momenti.

Contro gli Hornets nel quarto periodo KAT ha prodotto 13 punti con 5-6 dal campo e 4 rimbalzi in soli sei minuti di gioco, producendo un +22 di plus minus e conducendo i suoi alla vittoria in rimonta.

 

Rimonta è coesione

Il gruppo Timberwolves sembra essersi compattato e a testimoniarlo è un veterano di mille battaglie come Taj Gibson, che dopo aver messo solo quattro triple in carriera sulle quaranta tentate prima di arrivare ai Timberwolves, è già a quota dieci solo in questo inizio di stagione, frutto del tanto lavoro in palestra assieme ai compagni:

Quando realizzo una tripla i miei compagni esplodono dalla panchina più di quanto possa essere contento io, perché sappiamo tutti quanto lavoro ci mettiamo giorno per giorno. Basti guardare come Andrew (Wiggins ndr) sia uscito dal momento difficile, lavorando in palestra fino a notte fonda in alcune serate. Solo il gruppo sa quanto ci sia dietro a tutti i momenti difficili.

Minnesota aveva iniziato la stagione 0-9 nelle partite in cui era finita in svantaggio in doppia cifra, rimanendo in un novero non edificante con Cavs e Bulls, ma nelle ultime due vittorie non solo ha lasciato al palo le ex compagne di categoria, ma lo ha fatto rimontando 19 punti ai Rockets e 15 agli Hornets dimostrando quanto è vero che l’NBA sia un business prima di tutto, ma che per vincere serva qualcosa di coesione e amalgama a livello di gruppo. La ricetta potrebbe sembrare semplicistica nell’addossare le colpe a Butler, ma la realtà dei fatti dice ancora una volta che per fare un roster di successo servono tanti componenti e gli equilibri a volte possono essere molto sottili, come hanno anche dimostrato gli intoccabili Warriors di questa stagione.

 

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