Serie A 1975-76: il Torino torna a vincere grazie alle idee di Radice

Grazie ad un calcio che sa sviluppare in Italia le idee degli olandesi, il Torino allenato da Gigi Radice vince il campionato 1975-76, riportando il titolo ai granata dopo 27 anni.

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Gigi Radice, morto venerdì 7 dicembre a 83 anni, è stato uno di quegli allenatori che hanno cambiato il calcio italiano, vincendo meno di quello che poteva ma rimanendo per sempre nel ricordo di tutti i tifosi di calcio del Paese e non solo per quelli delle squadre che ha allenato. Quando Radice arriva al Torino nel 1975 ha già dimostrato con il Cesena, portandolo in Serie A nel 1972 che era uno dei pochi ad aver capito la rivoluzione olandese e soprattutto, cosa ancora più complessa in Italia, di saperne sviluppare un’applicazione per le nostre squadre e per i nostri calciatori.

Nella stagione 1975-76 il Torino veniva da un discreto sesto posto con Edmondo Fabbri allenatore. Il presidente Orfeo Pianelli amava il bel gioco e sostituì il rivoluzionario degli anni ’60, Fabbri appunto, con la new wave, Gigi Radice alla sua prima grande panchina in Serie A, dopo due apprendistati discreti con Fiorentina e Cagliari. Il principio fondamentale che Radice prese dal calcio olandese e portò nel suo Torino era la consapevolezza tecnica che dovevano avere tutti i calciatori schierati in campo. I ruoli ben chiari restavano, sarebbe stato troppo far saltare addirittura le specificità tipicamente italiana, ma i compiti si allargavano, senza palla, ma anche con la palla, per cui tutti dovevano trattarla con buona tecnica e sapere dove indirizzarla.

Il secondo principio poi riguardava la condizione fisica. Radice comprese semplicemente che gli olandesi andavano il doppio degli altri perché fisicamente tirati a lucido grazie ad allenamenti atletici formidabili. Salutò senza troppa malinconia le bandiere Agroppi, Ferrini e Cereser in là con gli anni ed ebbe la fortuna di trovare calciatori atleticamente straripanti, che contribuì a migliorare anche da questo punto di vista. Guardando una partita di quel Torino si capisce subito la modernità di calciatori come Pulici, Graziani, Mozzini, Patrizio Sala, tutti grandi atleti, a cui Radice volle aggiungere un pizzico di sagacia con Eraldo Pecci, regista appena ventenne. Da questi due capisaldi, nacque un Torino fantastico che andò a sfidare una super-Juve.

Anche i tifosi juventini hanno ricordato con passione Gigi Radice prima di Juve-InterGetty Images
Minuto di silenzio molto emozionante prima di Juventus-Inter allo Juventus Stadium.

La grande rimonta del Torino di Radice: dopo 27 anni la Serie A torna granata

La stagione 1975-76 per il Torino inizia subito con due sconfitte consecutive, contro il Verona in Coppa Italia e contro il Bologna all’esordio in Serie A. Se in Coppa Italia quella sconfitta costò il passaggio del turno preliminare ai granata, in campionato già dalla seconda partita vinta con tripletta di Pulici contro il Perugia, le cose si mettono meglio.

Una prima vittoria importante fu contro il Napoli di Savoldi, ancora imbattutto, sconfitto per 3-1 con solita doppietta di Pulici e già due giornate dopo era la volta del derby contro una Juve che era partita forte come i partenopei. In questa partita, in una nebbia molto torinese, Radice riuscì a bloccare tutte le fonti di gioco bianconere, con gli attaccanti che pressavano come mai si era visto in Italia. Il Torino vinse 2-0 con gol di quelli che iniziarono a diventare i Gemelli del gol, Pulici e Graziani.

Da quell’incontro il Torino prese linfa per una serie di vittorie su campi difficili come quello di Milano contro i rossoneri e Firenze. Termina il girone d’andata con il Torino in grande forma ma la squadra campione d’inverno è la Juventus. Si riparte per il ritorno come si era finito, ovvero con un tripletta di Pulici nel 3-1 al Bologna. Ma dopo aver dato tutto nella prima parte di stagione, la squadra di Radice ha una netta flessione, perde contro il Perugia e l’Inter, nel momento peggiore della cavalcata granata.

Questa sconfitta e la concomitante vittoria juventina per 1-0 sul Cagliari metteva la Juve a +5, una distanza di sicurezza nella Serie A a 16 squadre. La domenica prima del derby però la Juve perse contro la squadra sorpresa di quell’anno, il Cesena , giocandosi la stracittadina con 3 punti di vantaggio. Per il Torino era l’ultima occasione e la prese al volo, vincendo per 2-1 con due autoreti bianconere di Cuccureddu e Damiani. Un petardo colpisce all’occhio Castellini tra primo e secondo tempo e il giudice sportivo corresse la sconfitta in 0-2. Non cambiava la sostanza, il Torino adesso era solo a -1.

Già la settimana successiva il Torino passò primo in classifica, grazie alla sconfitta della Juve con l’Inter. Da lì in poi è una battaglia testa a testa e punto a punto. La Juve pareggia a Napoli e il Torino si avvantaggia di un altro punto, ma poi i granata alla penultima pareggiano  0-0 a Verona con la Juve che vince 2-0 contro la Sampdoria e si mette ad un solo punto. L’ultima giornata è al cardiopalma.

Il Torino va in vantaggio contro il Cesena con gol del solito Pulici, ma un autorete di Mozzini pareggia il conto. La Juve potrebbe arrivare allo spareggio, ma perde a Perugia con gol di Curi. Il Torino vince lo scudetto in Serie A dopo 27 anni dall’ultima vittoria, l’ultima del Grande Torino. Radice a fine partita è più insoddisfatto del pareggio che felice per lo scudetto. Anche questo era Luigi Radice da Cesano Maderno.

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