Serie A: cinque campioni che hanno deciso Juventus-Inter

Il Derby d’Italia è anche una sfida fra grandi calciatori, a volte il meglio che si poteva schierare in un campo di calcio. Molte di queste partite sono state decise da campioni che i tifosi non dimenticheranno mai.

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Juve-Inter nella storia della Serie A è sempre stata una partita importante se non decisiva per l’assegnazione dello scudetto. Fin dagli anni ’30 nerazzurri e bianconeri si sfidano e spesso la squadra che esce vincitrice da questi confronti riesce anche ad imporsi in campionato. Juve e Inter sono ai primi due posti per numeri di scudetti vinti, insieme al Milan che ne ha 18 come i nerazzurri. 

I due club hanno storicamente avuto due grandi dinastie alle spalle, quella degli Agnelli che ancora oggi hanno la presidenza della Juventus e la stanno conducendo a grandi traguardi in uno scenario globale molto più competitivo, mentre per l’Inter sono i Moratti ad aver costruito due grandi momenti della storia nerazzurra, che il prima possibile vuole riportare in auge anche la nuova presidenza di Steven Zhang.

Ma al di là dei padroni del vapore, quelli che sono rimasti nel cuore dei tifosi delle due squadre sono i grandi campioni che in ogni fase della storia hanno vestito le due casacche. La Juve degli Agnelli ha avuto sempre qualche grande calciatore su cui puntare tutto: da Monti negli anni ’30, a Sivori nei ’50, arrivando poi a Platini, Baggio, Zidane e tanti altri. L’Inter non sempre ha avuto il campionissimo a cui affidarsi, ma il solo pensiero che quella maglietta è stata indossata da calciatori come Facchetti, Suarez, Matthaus e Ronaldo fa esaltare tutti tifosi. Un altro modo di raccontare il derby d’Italia è proprio andare a ripercorrerne la storia, cercando quali grandi calciatori l’hanno deciso nel corso degli anni.

Getty Images

Serie A, da Sivori a Milito: 5 grandi calciatori che hanno deciso Juventus-Inter 

La partita delle polemiche incorona Sivori e Mazzola

La prima partita da ricordare è anche una delle prime che hanno rinfocolato la discordia fra bianconeri e nerazzurri. Campionato 1960-61, il primo di Helenio sulla panchina dell’Inter, per la sfida di ritorno del 16 aprile al Comunale di Torino c’è così tanta gente che molti si assiepano lungo il campo, si narra che un paio si siedono addirittura sulla panchina di Herrera. Inizia la partita ma l’arbitro Gambarotta al 31’ decide che la situazione non è gestibile e interrompe la gara.

Secondo il regolamento la partita va all’Inter per 0-2, ma la Lega prima convalida la sconfitta juventina e poi ci ripensa, decidendo di far rigiocare la partita. Moratti non ci sta e manda la squadra primavera. Si gioca una partita senza storia, ma due campioni riescono a mettersi in evidenza anche in quel contesto. Il primo è Sivori, che segna sei gol nel 9-1 finale, l’altro è Sandro Mazzola, di anni 18, che segna il gol interista e inizia lì la sua grande carriera.

La stoccata di Suarez nel mese più bello della storia dell’Inter

Nel 1965 quel Sandro Mazzola che ha esordito quattro anni prima ha già vinto uno scudetto e una Coppa dei Campioni, sconfiggendo con due suoi gol al Prater di Vienna il grande Real Madrid di Di Stefano, Gento e Puskas. In un mese di maggio a dir poco caotico, l’Inter si gioca tutto, con le semifinali e la finale di Coppa dei Campioni e la partita decisiva a Torino contro la Juventus. La prima sfida si gioca a Liverpool, con l’Inter che perde 3-1. Il ritorno è epocale, in quanto l’Inter ribalta completamente la situazione, vincendo 3-0 con gol di Corso, Peirò e Facchetti e quattro giorni dopo c’è la sfida di Torino.

Serve a tutti i costi battere la Juve nella corsa folle per lo scudetto contro il Milan e l’Inter scende in campo nella sua forma europea. A dominare l’incontro e segnare il primo gol con una punizione all’incrocio dei pali è Luis Suarez, quell’anno davvero strabiliante. Raddoppia nel secondo tempo Gori, chiudendo il match. Il 26 maggio 1965 a San Siro, l’Inter vince anche la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, battendo 1-0 il Benfica di Eusebio.

Anche Bonisnegna è un "core ‘ngrato"

Passano tredici anni e il campo di forze si è completamente ribaltato. L’Inter del post-Moratti non è più a grandi livelli, Mazzola è al suo ultimo anno e non ci sono grandi campioni in rosa. La Juve invece, grazie alla ristrutturazione voluta da Boniperti, con Trapattoni in panchina e l’arrivo dei migliori giovani d’Italia, ha costruito di nuovo una grande squadra che lotta su vari fronti, in Serie A e in Europa. A fine stagione la Juve vincerà il suo primo trofeo internazionale, sconfiggendo l’Athletic Bilbao in Coppa UEFA e in campionato supera l’avversario di allora, il Torino, per un solo punto.

La partita di Torino contro l’Inter è un crocevia importante anche per l’attore principale, il grande protagonista di quella gara. Roberto Boninsegna era stato l’idolo di tutti i tifosi interisti, aveva accompagnato e tenuto in alto la squadra dopo l’addio di Herrera e dei grandi calciatori campioni di tutto negli anni ’60 e aveva siglato ben 113 gol in maglia nerazzurra. Nel calciomercato di quella estate passa alla Juve e proprio contro i nerazzurri segna una doppietta, che risulterà fondamentale per la vittoria in Serie A della Juve.

Con un tiro al volo da 30 metri, Zidane si prende la Juventus

La Juve campione d’Europa dopo la vittoria di Roma contro l’Ajax cambia molto, lasciando andare Vialli al Chelsea e prendendo la mezzapunta Zinedine Zidane dal Bordeaux. Dopo un Europeo in Inghilterra giocato male e le prime partite con la nuova maglia bianconera senza un impatto forte, l’investimento fatto sul francese sembra non ripagare.

Il 20 ottobre 1996 arriva a Torino l’Inter e Zidane si illumina. Gioca benissimo, serve palloni su palloni a Boksic e Padovano che sprecano e poi va in gol con una botta al volo di sinistro da 30 metri, beffando Pagliuca. Quella partita e quel gol sbloccano definitivamente il ragazzo di Marsiglia che da quel momento inizia a giocare al meglio il suo calcio, prendendosi il cuore dei tifosi juventini.

L’ultima grande recita del Principe Milito

Dal 2006 in poi le strade di Juve e Inter iniziano a separarsi. Con Calciopoli la Juventus per la prima volta nella storia non gioca in Serie A e subisce una brutta botta, non riuscendo a risollevarsi subito, mentre l’Inter di Massimo Moratti vince in Italia e nel 2010 fra triplete con la Champions League. Con l’arrivo di Conte nel 2011 la Juve torna padrona in Italia e l’Inter, con l’addio Mourinho prima e Moratti stesso dopo inizia a scivolare nelle gerarchie nazionali. 

C’è una sfida però in cui le due squadre sono ancora al top, decisa dall’ultimo grande centravanti dell’Inter prima di Mauro Icardi. È il 3 novembre 2012, la Juve di Conte parte come al solito fortissimo e va in gol con Vidal al primo minuto di gioco. Il primo tempo si chiude sull’1-0, ma nel secondo si scatena Diego Milito, che prima si prende e segna un rigore, poi raddoppia dopo una grande azione di Guarin. Poi l’Inter segna anche l’1-3 con Palacio. L’ultima grande recita del Principe Milito in maglia nerazzurra non poteva avere palcoscenico migliore.

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