NBA: la maledizione di Markelle Fultz, ma il punto da dove ripartire

L'NBA ha un'altra storia triste e curiosa da raccontare. Markelle Fultz dovrà stare fermo altre sei settimane per una patologia particolare.

Gli infortuni di Fultz Getty Images

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In questa stagione tutti gli appassionati NBA stanno vivendo rinnovate speranze, ma soprattutto nutrono più positività (ovviamente assieme ai giocatori che sono protagonisti) rispetto agli infortuni e ai loro recuperi. Nonostante la gravità di alcuni che o hanno fatto impressione per dinamica e risultato, vedi Gordon Hayward, oppure rompono alcune delle parti importanti per un giocatore, il tanto vituperato ACL ma non solo, oggi c’è la possibilità di vedere i giocatori tornare al proprio livello anche dopo gravi problemi. Ormai sono tantissimi i giocatori che recuperano da infortuni alle ginocchia e lo fanno con notevoli risultati, infatti anche Derrick Rose, che di contrattempi ne ha avuti parecchi di varia natura e gravità, ora sta dimostrando al mondo NBA che tutto si può fare con un pizzico di buona sorte e tanta volontà.

Ai Sixers stanno assaporando ora i dividendi dei loro investimenti passati e anche della pazienza mostrata sino a oggi, infatti è ormai nota a tutti la maledizione delle prime scelte che ha avuto inizio con Joel Embiid preso con problemi, ma che di sicuro ha attraversato un lungo calvario. Si è poi proseguito con Ben Simmons che ha guardato da spettatore non pagante la prima stagione NBA, tanto da suscitare qualche polemica nella scorsa assegnazione del rookie of the year, mentre ora è arrivato il turno di Markelle Fultz, che ha una storia ai limiti della comprensibilità umana e medica.

La prima scelta assoluta della scorsa stagione, dopo aver mostrato tutto il suo inestimabile valore nell’unica annata giocata all’università di Washington, è arrivato ai Sixers e non solo non ha mai potuto mettere in mostra tutto il grande giocatore che sarebbe potuto diventare, ma non è nemmeno mai stato messo in grado dal suo fisico di giocare sano. E ora, dopo tanto tempo e mille vicissitudini, arriva una nuova stoccata al futuro, ma che forse può essere anche un punto di partenza.

NBA: Thoracic Outlet Syndrome

Questo è il nome tecnico del problema di Markelle Fultz. Dopo aver mostrato a tutta la NBA la sua quasi inabilità ad avere una meccanica di tiro consona a un giocatore della sua levatura, fino ad arrivare a un quasi ridicolo rituale che faceva passare da una mano all’altra la palla prima di tirare, si è arrivati al più classico dei punti di non ritorno. Sono stati ben dieci, secondo alcuni columnist ben informati nell’ambiente Sixers, gli specialisti consultati dal giocatore per capire dove stesse il problema, ma nessuno sino a due giorni fa era mai riuscito a portare qualcosa di concreto e clinicamente valido per un recupero.

Uno di loro ha dato come diagnosi questo stringimento della cassa toracica che coinvolge i nervi e i muscoli, ma che può avere varie nature e origini. Si è parlato di un incidente che Fultz avrebbe avuto in motorino, ma sempre negato dal suo entourage e che sarebbe una delle cause scatenanti, ci potrebbe essere la presenza di una piccola vertebra in più ma sembra perlomeno improbabile visto il tipo di controllo a cui sono sottoposti i professionisti, quindi rimane una causa congenita o comunque preesistente che però può (e inizialmente deve) essere curata con fisioterapia ed esercizi mirati.

Quattro o sei settimane per la redenzione

Il primo a dare la notizia di questi sintomi è stato ovviamente Adrian Wojnarowski e sebbene la natura del problema fosse ancora ignota, c’è stato abbastanza sbigottimento. Il pensare che servano ancora sei settimane di esercizi, completo riposo dal basket e alcune terapie particolari, inizialmente ha fatto pensare a una vera e propria disdetta, ma invece è il caso di vedere questa diagnosi come un toccasana, ovvero qualcosa di reale su cui lavorare e per cui provare un definito e chiaro corso riabilitativo. Molti esperti del settore dicono che l’operazione è da considerare intraprendibile solo dopo che un medio periodo di terapia non abbia sortito effetti, ma specificando anche che è un rimedio dalle possibilità per ora remote.

Questo tipo di problema è molto più ricorrente nel baseball dove soprattutto i pitcher a causa dello sforzo concentrato perdono man mano la forza, la presa e la potenza nel braccio, ma c’è un precedente anche nel basket ed è quello di Landry Fields, che dopo aver impressionato tutti a New York, ha contratto una malattia comparabile che gli ha fatto perdere tutta la sensibilità e la forza nel braccio, sostanzialmente ponendo fine anzitempo alla sua carriera. Il fatto per Fultz di non poter compiere dei movimenti normalmente fluidi all’altezza del collo e della spalla, ha ovviamente minato la sua meccanica di tiro e ogni movimento legato al basket, ma nonostante la notizia non sia delle più positive, ora possiamo sperare che come per Derrick Rose e tanti altri, la NBA attenda un altro completo recupero e una nuova carriera ridente anche per lui, perché a prescindere dalle bandiere, la sua sfortuna merita di finire. E speriamo lo faccia in al massimo sei settimane.

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