Serie A, Montella: "Gattuso, hai sbagliato". E sulla fascia a Bonucci...

L'ex tecnico rossonero si concede a un'intervista per Sky e La Gazzetta dello sPort e dice la sua su Gattuso e sulla fascia di capitano assegnata al difensore prelevato dalla Juventus, sul calciomercato e sugli errori commessi da lui e da altri.

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Poco più di due anni fa, Vincenzo Montella era il nome nuovo del calcio italiano, l'allenatore rampante capace di coniugare bel gioco e risultati e pronto, dopo tre quarti posti consecutivi centrati con la Fiorentina che in un altro tempo avrebbero significato Champions, a restituire al Milan la grandezza perduta. Certo la parentesi tutt'altro che positiva alla Sampdoria, intercorsa tra il periodo in riva all'Arno e lo sbarco a Milanello, aveva fatto pensare un po', ma tutto sommato il tecnico si era trovato a subentrare in corsa, a lavorare con una rosa mediocre che non conosceva alla ricerca di una salvezza comunque centrata.

L'idea comune era quella che al Milan, con una società che si preparava a cambiare da Berlusconi a Yonghong Li per inseguire nuovamente la vittoria nelle competizioni più prestigiose, Montellla avrebbe potuto finalmente esprimere al massimo la sua idea di calcio.

Com'è andata poi lo sanno tutti: quasi un anno per effettuare il cambio di società, un calciomercato pirotecnico ma tutt'altro che azzeccato, Bonucci eletto capitano, Kalinic incapace di trovare il gol, un esonero arrivato con la squadra settima. E poi ancora l'arrivo di Gattuso, le critiche alla gestione precedente, il sesto posto finale e un unico pensiero condiviso da tanti: era tutta colpa di Vincenzo Montella. Che in un'intervista a Sky e La Gazzetta dello Sport decide invece di togliersi qualche sassolino dalle scarpe e raccontare la sua verità.

Milan, l'ex tecnico VIncenzo MontellaGetty Images
Vincenzo Montella ha guidato il Milan per 64 partite ottenendo 32 vittorie (50%), 14 pareggi e 18 sconfitte.

Serie A, la parola a Montella: "Avrei dovuto lasciare il Milan a giugno"

Per giudicare il tecnico Vincenzo Montella bisogna prima di tutto essere oggettivi: la sua avventura al Milan è durata una stagione intera - conclusa con un buon sesto posto e in costante attesa di un cambio societario che ha richiesto molto più tempo del previsto - e meno di metà della stagione successiva, dall'estate con i fuochi d'artificio opera del duo Fassone-Mirabelli alla sostituzione con Gennaro Gattuso. Tornando indietro nel tempo, forse, l'Aeroplanino avrebbe lasciato dopo il primo anno, quando nell'estate del 2017 percepì scarsa fiducia da parte della nuova proprietà.

Avevo sentito dire che c'erano già dubbi su di me e mi dispiaceva, in effetti i messaggi tra le righe erano chiari. Forse sarebbe stato meglio andare via a giugno ma la voglia di guidare il nuovo Milan non mi ha fatto prendere certe scelte con lucidità. Abbiati dice che non mi fidavo di nessuno? Considerando la sua intervista forse facevo bene. La verità è che invitavo tutti i membri dello staff alle riunioni tecniche ma lui non si è mai presentato.

Fu l'estate dei botti sul mercato di un club che stava facendo una grande scommessa con se stesso, arrivarono giocatori su giocatori, eppure diverse cose con il senno di poi non sarebbero andate per il verso giusto. Bonucci eletto capitano, ad esempio, incapace di spostare come promesso gli equilibri e tornato alla Juventus dopo una sola stagione. Oppure Kalinic e André Silva, centravanti incapaci di segnare, il primo addirittura voluto dallo stesso Montella.

La nuova società aveva il diritto di scegliere il nuovo capitano e parlò di questo con Bonucci quando fu intavolata la trattativa per portarlo in rossonero. La società tra virgolette mi costrinse, ma alla fine fu una scelta anche mia e che mi andava bene, valutai anche Biglia ma lui rifiutò forse per esperienze negative in passato. Kalinic era un giocatore che a me piaceva moltissimo, una prima scelta, sarebbe stato il titolare e André Silva la riserva: il portoghese arrivò all'ultimo, prima avevamo trattato anche Morata e Batshuayi, ma alla fine con il budget rimasto era difficile prendere uno più forte di lui.

Montella e Bonucci si stringono la manGetty Images

Dopo averlo esonerato alla fine di novembre, dopo un pari in casa contro il Torino che vale il settimo posto in classifica, il Milan affiderà la panchina a Gennaro Gattuso, che riuscirà a condurre la squadra in finale di Coppa Italia e a un sesto posto in Serie A che qualifica la squadra in Europa League, traguardo minimo neanche preso in considerazione in estate da Montella. Che rimpiange di non aver mantenuto un profilo più basso prima del via ma che resta convinto di aver lavorato seriamente e rimanda al mittente le critiche sollevate dallo stesso Gattuso sullo stato di forma in cui trovò la squadra al suo arrivo.

Oggi si confondono ancora i metri percorsi in campo con l'intensità della distanza coperta, è la potenza metabolica che conta e sfido chiunque a fare un confronto dati alla mano. Ho allenato per sei stagioni in Serie A prima di arrivare al Milan, penso di avere più eperienza di chi ha parlato di forma fisica. Non è mia intenzione fare paragoni anche perché ognuno ha i suoi metodi e le sue convinzioni, Gattuso sta facendo un buon lavoro, ma quando si toccano le mie competenze ci resto male. Con lui non ci siamo mai sentiti, ho solo voluto dirgli che stava sbagliando a insistere sulla preparazione atletica nelle sue interviste, si stava esagerando su un aspetto che mi tocca profondamente. Lui sta facendo bene ma non è giusto toccare le mie competenze. Ho cinque-sei anni di esperienza in più di Serie A.

E adesso cosa farà Vincenzo Montella? Dopo l'esperienza negativa in Spagna al Siviglia - 4 mesi quasi esatti, 28 partite in tutte le competizioni, 11 vittorie e 10 sconfitte - l'ex-tecnico di Roma, Catania, Fiorentina, Sampdoria e Milan ammette di aver voglia di ripartire, di tornare in panchina per dimostrare quello che vale. In Italia o all'estero non ha importanza, l'importante, lo dice lui stesso, sarà non sbagliare la prossima scelta.

Negli ultimi mesi ho staccato parecchio, ma adesso ho voglia di tornare, penso di poter dare ancora tanto al calcio e di aver maturato la giusta esperienza. Ma devo scegliere con cura da dove ripartire, non devo avere fretta.

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