Premier League, Ki Sung-yueng: "Se arriverà la guerra sono pronto a combattere"

Il centrocampista del Newcastle e della Corea del Sud, di cui è capitano, racconta l'addestramento militare a cui è stato sottoposto e si dichiara pronto in caso di conflitto militare con i vicini del nord.

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L'attenzione di molti fan della Premier League è stata rivolta quest'estate al torneo calcistico dei Giochi Asiatici, che rappresentava l'ultima occasione per l'ala del Tottenham Son Heung-Min di essere dispensato dal servizio militare obbligatorio previsto in Corea del Sud grazie a raggiunti meriti sportivi.

Dopo aver deluso ai Mondiali di Russia 2018, i "guerrieri Taegeuk" sono riusciti a conquistare l'oro superando il Giappone in una tesissima finale arrivata fino ai tempi supplementari e permettendo così a Son Heung-Min di tirare un sospiro di sollievo e, soprattutto, di non interrompere bruscamente la carriera di calciatore per assolvere una leva durissima e della durata di quasi due anni. Una necessità, la leva militare obbligatoria, per un Paese come la Corea del Sud che da tempo immemore vive una forte tensione con la confinante Corea del Nord, un attrito che in ogni momento potrebbe trasformarsi, nonostante i recenti segnali di distensione, in un vero e proprio conflitto.

Se questo dovesse avvenire non è difficile immaginare, dato il forte nazionalismo che li contraddistingue, che tanti atleti sudcoreani tornerebbero in patria per difenderne i confini: tra questi sicuramente ci sarebbe Ki Sung-yueng, centrocampista del Newcastle di Rafa Benitez e della Nazionale, di cui è capitano, e che pur frequentando con successo la Premier League dal 2012 racconta a Sportsmail che non esiterebbe un momento a lasciarla per tornare a difendere la propria famiglia dall'invasore.

Premier League, Ki Sung-yueng racconta il militare in patriaGetty Images

Premier League, Ki Sung-yueng si confessa: "In caso di guerra sarò pronto"

Ki Sung-yueng, come Son Heung-Min, ha ottenuto l'esenzione per meriti sportivi - in pratica la possibilità di svolgere una leva ridotta, della durata di appena 4 settimane - grazie al bronzo conquistato al torneo calcistico delle Olimpiadi di Londra del 2012: fu proprio lui a realizzare il calcio di rigore decisivo che eliminò la Gran Bretagna e permise alla Corea del Sud di conquistare la semifinale, e dopo la sconfitta rimediata contro il Brasile di Thiago Silva, Marcelo, Neymar e Alex Sandro a trascinare i "guerrieri Taegeuk" alla vittoria nella finale per il terzo/quarto posto contro il Giappone, steso 2-0.

Il 2012 fu anche l'anno dell'arrivo di Ki Sung-yueng in Premier League, prelevato dallo Swansea dopo un biennio a ottimi livelli giocato con il Celtic Glasgow. Da lì sei stagioni - compresa una in prestito al Sunderland - e oltre 200 partite nel massimo campionato inglese e quest'estate il trasferimento al Newcastle United di Rafa Benitez, con cui sta inseguendo una salvezza tutt'altro che scontata risultando spesso tra i migliori.

Ki Sung-yueng è lontano dal suo Paese da ormai quasi 9 anni, ma le sole quattro settimane trascorse ad addestrarsi con i soldati "veri" lo hanno convinto dell'importanza di un esercito pronto a difendere la Corea del Sud dalla minaccia dei vicini che si trovano più a nord, e nell'intervista concessa a Sportsmail non esita a confessarsi, raccontando l'addestramento e il forte spirito patriottico che sente dentro al cuore.

Premier League, Ki Sung-yueng del NewcastleGetty Images

La guerra? Sarei pronto, voglio essere pronto. Se arrivasse andrei dal mio allenatore, Rafa Benitez, e gli direi "parto domani per proteggere la mia famiglia e il mio Paese". L'addestramento è stato duro, ci svegliavamo tutti i giorni alle 6,30, ci radunavamo e cantavamo l'inno nazionale. Ogni giorno ci esercitavamo in un'abilità diversa: con la pistola non ero bravo, ho sparato 20 colpi e colpito solo 7 volte, invece a lanciare la granata in una buca a 30 metri di distanza me la sono cavata meglio.

Il servizio militare colpisce tutti allo stesso modo in Corea del Sud, e se è vero che Ki Sung-yueng ha dovuto svolgere soltanto quattro settimane l'intensità è stata la stessa riservata al più comune dei cittadini: la sua celebrità - in patria è un idolo, tutti i tabloid parlano di lui e di sua moglie, l'attrice Han Hye-jin - insomma non lo ha aiutato in un contesto dove tutti dovevano semplicemente ubbidire agli ordini.

Un giorno senza preavviso abbiamo dovuto mettere in valigia tutte le nostre cose e marciare per una camminata di 20 chilometri. Un altro siamo stati messi nella stanza del gas, dovevamo trattenere il fiato per oltre un minuto e poi cambiarci la maschera con il nostro partner. In tanti piangevano, era pazzesco, spaventoso.

"Vorrei che le due Coree fossero unite"

Il capitano della Corea del Sud si è reso conto proprio in quei giorni degli enormi sacrifici a cui sono sottoposti i militari per la sicurezza di tutti, ed è per questo che anche se la sua leva è durata appena quattro settimane è convinto che sarebbe un dovere e un onore tornare in patria e servire accanto a uomini così valorosi.

Ho un enorme apprezzamento per ogni singolo uomo che fa parte dell'esercito, li rispetto così tanto. Sacrificano la loro vita per proteggere il nostro Paese, e nel periodo in cui sono stato con loro ho imparato cose che diversamente non avrei mai appreso. Questo significa che sono pronto a combattere, perché non possiamo sapere cosa succederà in futuro.

La guerra, naturalmente, è l'ultima cosa che ogni uomo si augura di vivere. Ki Sung-yueng ha un motivo in più, dato che in Corea del Nord vivono ancora alcuni suoi parenti, che a causa dell'isolamento in cui vive il Paese non sanno chi sia né ha mai potuto vedere: i suoi nonni scapparono a sud negli anni '50, e lui ha studiato fin da ragazzo in Australia prima di iniziare la fortunata carriera di calciatore che lo ha portato a vestire ben 108 volte la maglia della Corea del Sud.

Ki Sung-yuengGetty Images

Gran parte della famiglia dei miei nonni vive ancora lì. Io non ci sono mai stato, loro non sanno chi io sia e questo mi rende davvero triste. Vorrei che la Corea del Nord e del Sud tornassero insieme, in fondo siamo lo stesso popolo.

Difficile che le parole del centrocampista del Newcastle saranno ascoltate in tempi brevi. Per il momento una tregua, una situazione di pace incerta, sembra già un successo. Cosa succederà domani nessuno può saperlo, ma se il suo desiderio non dovesse essere esaudito, se anzi la situazione peggiorasse fino alle più estreme conseguenze, Ki Sung-yueng è pronto a lottare per il suo Paese.

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