Premier League, la carica di Mourinho: "Chi non dà il massimo è disonesto"

Il portoghese provoca la squadra e la stampa alla vigilia della sfida con l'Arsenal sottolineando che chi non dà il massimo per il proprio club e allenatore non può essere definito un professionista.

107 condivisioni 0 commenti

di

Share

A poche ore dalla sfida che metterà di fronte una davanti all'altra due grandi storiche della Premier League, Manchester United e Arsenal, il tecnico dei Red Devils José Mourinho si dimostra pronto a giocarsi il tutto per tutto in una sfida che può valere la sua permanenza in panchina e provoca i suoi stessi giocatori invitandoli a dimostrare a tutti la loro professionalità.

Un'accusa, quella che riguarderebbe alcuni giocatori in rosa che non possono essere definiti professionisti, che Mourinho non fa direttamente ai suoi uomini ma che riporta loro dopo le speculazioni della stampa, che da tempo sembra sostenere come all'interno dello spogliatoio del Manchester United esista un gruppo che non dà il massimo in campo perché in disaccordo con il tecnico portoghese. 

La Premier League è il campionato più ricco, spettacolare e seguito al mondo, ma questo non toglie che i suoi protagonisti siano prima di tutto esseri umani. Mourinho lo sa bene, e così esce allo scoperto cavalcando le illazioni della stampa e chiedendo ai suoi uomini di dimostrare il contrario: altrimenti, la conclusione è naturale, avrebbero ragione i media, alcuni calciatori non starebbero dando il massimo al proprio allenatore. Un comportamento non solo poco professionale, ma per lo Special One addirittura disonesto.

Premier League, ennesima ultima spiaggia per MourinhoGetty Images

Premier League, Mourinho: "I giocatori che non danno il massimo sono disonesti"

Stasera alle 21 il Manchester United, ottavo in classifica in Premier League, ospiterà all'Old Trafford un Arsenal che si trova avanti di 8 punti, al quarto posto, e che con Unai Emery ha trovato ritmo e compattezza. Avversario insomma tutt'altro che abbordabile per i Red Devils, bloccati sul pari nell'ultimo turno anche dal fragile Southampton e capace soltanto all'ultimo di stendere gli svizzeri dello Young Boys in Champions League.

Consapevole del momento negativo vissuto dalla squadra, che si protrae del resto da inizio stagione a parte pochi "strappi" che per ora lo hanno tenuto in linea di galleggiamento - oltre a un ricco contratto che al club costerebbe moltissimo rescindere - José Mourinho ha deciso di sfidare pubblicamente i suoi stessi giocatori, da più parte accusati di remare contro il tecnico sperando in un suo esonero.

Se pensi che un giocatore giochi solamente, quando - stando alle tue parole- va d'accordo con il manager, come devo chiamarli i giocatori che fanno così? O, in questo caso, come li chiami tu? Disonesti. Un calciatore viene pagato, e viene pagato molto bene, per essere un professionista.

Premier League, l'allenatore del Manchester United José MourinhoGetty Images

Cosa significa essere professionisti? Significa allenarsi ogni giorno al massimo, giocare ogni gara al massimo, avere un comportamento consono alla natura del proprio lavoro, rispettare i milioni di tifosi sparsi in tutto il mondo e rispettare le gerarchie all'interno di un club. Se un calciatore non fa queste cose non è questione di giocare bene o meno bene, è questione di essere un vero professionista o meno. 

Ed ecco infine che Mourinho alza i toni, sfidando la stampa a dimostrare che alcuni dei suoi giocatori gli remino contro e allo stesso tempo invitando i suoi a smentire e rispondere a quelle che lui definisce vere e proprie accuse di mancanza di professionalità, di disonestà.

Se dite che un calciatore gioca bene o male in base al suo rapporto con l'allenatore state definendo questo giocare come un disonesto. Quando gli esperti, che sono stati calciatori professionisti, dicono "questo giocatore non sta giocando per il proprio tecnico" facevano lo stesso quando erano calciatori? Erano disonesti? Se è così, non dovrebbero essere oggi davanti a una videocamera a parlare a milioni di persone.

Fellaini abbraccia MourinhoGetty Images

La stoccata di Mourinho è in questo caso riferita agli ex-calciatori come Paul Scholes, che nelle scorse settimane avevano sottolineato più volte come il rapporto conflittuale che il tecnico portoghese aveva creato nello spogliatoio del Manchester United gli si fosse rivoltato contro, con calciatori non disposti a sacrificarsi come in passato. Un'accusa difficile da digerire per un allenatore che ha sempre fatto dell'unità del gruppo la sua forza, puntando su giocatori che in campo si sarebbero quasi fatti sparare per lui.

Un esperto dovrebbe analizzare un calciatore in base alla sua performance, si o no? Non dovrebbe andare in altre direzioni, perché così facendo finisce per definire i giocatori come disonesti. Credete che un calciatore segni nella propria porta e poi corra a festeggiare gridando "ho segnato un autogol perché non mi piace il mio allenatore"? Voi credete in questo? Io no.

E se è vero che un rapporto non eccezionale può sicuramente avere ripercussioni sulla prestazione, ancora una volta Mourinho - che deve inseguire i tre punti contro l'Arsenal per non finire a -11 dal quarto posto occupato proprio dai Gunners - si appella al fatto che per essere chiamato tale un professionista deve sempre dare il 100% su qualsiasi luogo di lavoro e in qualsiasi occasione. Oppure cambiare aria. E lo dice senza mezzi termini ai giornalisti presenti.

Se non vi piace il capo del vostro giornale avete una soluzione, lasciare il giornale. Altrimenti siete disonesti. Così siate onesti e andatevene in un altro giornale.

José Mourinho è infine tornato sulla querelle che secondo la stampa è ormai infinita tra lui e Paul Pogba: secondo le ricostruzioni di alcuni tabloid al termine della sfida pareggiata contro il Southampton il tecnico si sarebbe rivolto al francese accusandolo di essere un virus, un virus che avrebbe contagiato anche altri suoi compagni. 

Un conto è parlare di un'intervista che ho rilasciato e che può essere visionata, un altro parlare di qualcosa che qualcuno sostiene avrei potuto aver detto. Su questa stria non rispondo, non intendo stare a questo gioco.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.