Real Madrid, vent'anni fa Raul segnava "il gol che fermò il mondo"

La rete che consegnò alle merengues la Coppa Intercontinentale del 1998, segnata a Tokyo contro il Vasco da Gama, compie vent'anni ed è considerata ancora oggi una delle più belle di sempre.

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Compie vent'anni una delle più belle reti segnate nella storia recente del calcio, quella realizzata da Raul Gonzalez Blanco il 3 dicembre del 1998 a Tokyo e che permise al Real Madrid di conquistare la sua seconda Coppa Intercontinentale superando il Vasco da Gama 2-1.

Una rete che in Spagna ricordano come "la rete che fermò il mondo" e che il fenomenale campione e icona del Real Madrid rinominò "aguanís", eleggendolo una volta appesi gli scarpini al chiodo come il più bello mai realizzato tra gli oltre 400 segnati in una carriera ventennale che lo ha visto onorare oltre alla maglia delle merengues - indossata dai 15 ai 33 anni - anche quelle di Schalke 04, Al Sadd e New York Cosmos.

Considerato uno dei più forti calciatori della sua generazione e uno dei più forti mai prodotti dalla Spagna, Raul - 16 trofei con il Real Madrid tra cui 6 campionati e 3 Champions League - aveva qualità tecniche talmente elevate da poter lasciare il mondo intero con il respiro sospeso, e fu quello che accadde a Tokyo il 3 dicembre del 1998 quando a 8 minuti dalla fine, ricevuto un lungo lancio di Clarence Seedorf, mise a sedere due difensori brasiliani con un controllo da extraterrestre per poi infilare facilmente il pallone in fondo al sacco.

Real Madrid, l'iconico Raul Gonzalez BlancoGetty Images
Raul Gonzalez Blanco ha vestito 741 volte la maglia del Real Madrid, un record per il club: dal 1994 al 2010 ha conquistato inoltre 16 trofei tra cui 6 campionati, 3 Champions League e 2 Coppe Intercontinentali.

Real Madrid, compie vent'anni il gol di Raul che "fermò il mondo"

Quello che scese in campo contro i brasiliani del Vasco da Gama, vincitori della Copa Libertadores, era un Real Madrid in un forte momento di crisi: dopo aver conquistato la Champions League 1997/1998 superando in finale la Juventus con un gol sospetto di Mijatovic, le merengues avevano dato il benservito al tecnico Jupp Heynckes sostiutendolo con l'olandese Guus Hiddink, che però era sembrato incapace di prendere il controllo di uno spogliatoio che i primi risultati negativi avevano presto reso una polveriera.

A Tokyo Raul e compagni erano arrivati dopo aver incassato 3 sconfitte in campionato e 2 in Champions League, tra cui un pesante 3-1 rimediato a San Siro contro l'Inter, e la partita contro il Vasco da Gama presentava quindi un pronostico aperto: il Real Madrid non vinceva la Coppa Intercontinentale dal 1960, dai tempi dunque di Puskas, Gento e Di Stefano, e il Vasco guidato da Antonio Lopes non intendeva fare sconti.

I brasiliani dimostrarono le proprie intenzioni battagliere in campo: dopo essere passati in svantaggio al 25esimo con uno sfortunato autogol di Nasa, che di testa aveva deviato in modo maldestro un cross di Roberto Carlos piazzando il pallone alle spalle del proprio portiere Carlos Germano, i campioni del Sud America presero man mano confidenza contro un Real nervoso e contratto e trovarono infine il pareggio al termine di un'azione insistita con Juninho Pernambucano, allora giovane di belle speranze che poi sarebbe venuto in Europa a deliziare i tifosi del Lione trasformandosi in uno dei più sopraffini specialisti dei calci di punizione mai visti.

Il gol cambiò completamente l'inerzia di una gara che il Real Madrid fu più volte sul punto di perdere: soltanto la mira imprecisa degli attaccanti brasiliani e i riflessi del portiere, il tedesco Illgner, tennero in partita le merengues fino all'ultimo, fino a quando cioè un lungo lancio di Clarence Seedorf pescò Raul sul vertice dell'area sinistra del Vasco. E fu in quel momento che "il mondo si fermò", il fiato sospeso a vedere il perfetto controllo con cui il campione spagnolo eluse l'intervento di Vitor, la finta con cui mise a sedere Odvan e il secco tiro con cui infilò il pallone alle spalle di Carlos Germano.

Poteva essere la fine delle merengues, fu invece l'inizio dei Galacticos, che nel giro di pochi anni avrebbero riunito a Madrid i migliori campioni del globo costruendo una squadra stellare dove alla fine Raul, l'eroe di quella notte di Tokyo, sarebbe risultato quasi di troppo, costretto a chiudere lontano dalla squadra di cui era stato simbolo come accaduto al suo grande rivale e contemporaneo Del Piero alla Juventus.

Un finale ingrato che però non cancellerà mai i lunghi servigi resi alla squadra, i trofei vinti, le emozioni regalate al pubblico e i gol segnati, tra cui quello - considerato il quinto più bello nella storia del club - che regalò al Real Madrid la Coppa Intercontinentale del 1998. Un gol che fermò il mondo.

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