Atletica, Elena Vallortigara e Martina Caironi vincono il Premio Cannavò

Consegnati a Elena Vallortigara e a Martina Caironi il Premio Candido Cannavò, storico Direttore della Gazzetta dello Sport.

Vallortigara Getty Images

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Elena Vallortigara, seconda al mondo nel salto in alto con 2.02m, e Martina Caironi, due medaglie d’oro alle Paralimpiadi e primatista mondiale dei 100 metri nella sua categoria, hanno ricevuto il Premio Candido Cannavò, dedicato alla memoria dell’indimenticato Direttore della Gazzetta dello Sport morto nel 2009. La premiazione è avvenuta presso la sede della Gazzetta dello Sport alla presenza del Direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti, del Presidente della FIDAL Alfio Giomi, di Franca Roberto, moglie di Candido Cannavò, e del figlio Alessandro Cannavò e del vicepresidente vicario della Fidal Vincenzo Parrinello.

Il Premio Cannavò ideato dal Presidente della società di atletica leggera milanese Bracco Atletica Franco Angelotti è un riconoscimento speciale che viene assegnato ogni anno ad un campione dell’atletica, che si è distinto non solo per i risultati sportivi ma anche per i valori più genuini e sani dello sport cari al Direttore Cannavò. Vallortigara e Caironi succedono nell’albo d’oro ad Antonietta Di Martino, Yelena Isinbayeva, Stefano Baldini, Federica Del Buono, Gianmarco Tamberi e Filippo Tortu.

Vallortigara è diventata la seconda saltatrice italiana della storia con il 2.02m realizzato agli Anniversary Games di Londra, tappa della IAAF Diamond League, nella quale è stata battuta soltanto dalla dominatrice del salto in alto Mariya Lasitskene, autrice di un salto da 2.04m in quell’indimenticabile pomeriggio londinese. Soltanto Antonietta Di Martino ha fatto meglio della saltatrice vicentina realizzando il record italiano all’aperto con 2.03m e al coperto con 2.04m.

Elena ha iniziato a praticare sport con nuoto e ginnastica, ma è passata presto all’atletica all’età di otto anni. Elena, figlia di un ex pallavolista, ha ottenuto fin da giovanissima risultati di valore internazionale nelle categorie giovanili diventando capolista mondiale stagionale under 16 nel salto in alto nel 2006 con 1.85m. Nel 2007 la saltatrice vicentina conquistò la medaglia di bronzo ai Mondiali allievi di Ostrava e l’oro all’Eyof (Giornate Olimpiche della Gioventù Europea). Nel 2010 Elena si aggiudicò il bronzo ai Mondiali Under 20 di Moncton e migliorò il record italiano juniores con 1.91m al debutto nella nazionale assoluta al Decanation di Annecy. Negli anni successivi ha subito una serie infinita di infortuni (distorsione alla caviglia con conseguente operazione e problemi alla schiena). Dopo aver cambiato più volte sede di allenamento l’atleta nata a Schio si è stabilita a Siena dove vive attualmente e si allena sotto la guida di Stefano Giardi. Nel 2017 la saltatrice azzurra ha vinto il primo titolo italiano agli Assoluti Indoor di Ancona con 1.87m. Nel 2018 ha portato il record personale a 1.94m e 1.95m tra Aprile e Maggio prima di migliorarsi ancora con 1.96m a Zoetermeer in Olanda e 2.02 a Londra. Lo scorso Settembre ha conquistato il primo titolo italiano outdoor della sua carriera a Pescara.

Elena Vallortigara:

Questo riconoscimento mi riempie di gioia ed è un grande onore ricevere il prestigioso premio “Candido Cannavò”. Il Premio corona una grande stagione. Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere il Signor Cannavò, ma so che è stato uno di più grandi direttori della Gazzetta dello Sport, che ha fatto crescere il quotidiano, che ha portato in alto molti nomi dello sport italiano. Leggere il proprio nome tra le pagine rosa è un obiettivo per tutti gli sportivi e per me ricevere questo premio è di grande stimolo ad essere presente in futuro come lo sono stata durante questa stagione. So che il Direttore era anche impegnato nel sociale: questo è per me un' ulteriore motivazione a proseguire con le attività che ho intrapreso nell'ultimo periodo. Approfitto di questo momento di felicità per invitarvi a un'intima riflessione riguardo i valori dello sport. Per me sono importanti l’uguaglianza e l’inclusione. Nell’atletica in particolare, secondo me, c’è un posto per tutti: ognuno con le proprie caratteristiche può trovare il modo di esprimersi al meglio. Non esistono differenze perché ciò che importa è il risultato che è soprattutto frutto del miglioramento personale, prima che confronto con gli altri. Desidero dedicare questo premio a me e alle persone che mi sono vicine. E' stato un anno tosto, non meno di quelli precedenti e di quelli che mi aspettano, ma sono anche momenti come questi che mi fanno stare molto bene! Grazie. L’obiettivo all’inizio era il Minimo per gli Europei di Berlino e sono andata oltre di 10 centimetri. E’ stato un traguardo sudato e nello stesso tempo meritato. Quando ho superato i 2 metri mi è sembrato di essere salita su una montagna e di vedere il panorama. Il 2.02m è stato un momento bellissimo, ho provato un senso di incredibilità pura. Non sapevo come reagire. Ho iniziato la preparazione in ritardo per qualche piccolo problema fisico ma ora sto bene e sento di non aver perso la forma di questa stagione. L’anno prossimo punto agli Europei Indoor di Glasgow ma il vero obiettivo è rappresentato dai Mondiali di Doha

Martina Caironi, campionessa paralimpica ai Giochi di Londra 2012 sui 100 metri e due volte sul podio alle Paralimpiadi di Rio 2016 con l’oro sui 100m e l’argento nel lungo, si è confermata ai vertici internazionali dello sport paralimpico con le due medaglie d’oro nei 100 metri e nel salto in lungo nella categoria T42. L’atleta bergamasca, rimasta amputata dopo un incidente in moto avvenuto nel 2007, ha conquistato l’oro ai Mondiali paralimpici di Lione nel salto in lungo T42 con la misura di 4.25m nel 2013. E’ stata la prima atleta della sezione paralimpica delle Fiamme Gialle nel 2012.

Caironi ha sottolineato la vicinanza di Cannavò al mondo dei disabili testimoniato dal libro “E li chiamano disabili” scritto dallo storico Direttore della Gazzetta, che avrebbe compiuto 88 anni proprio nel giorno della premiazione.

Martina Caironi:

Onorata di essere la prima atleta paralimpica a ricevere questo premio prestigioso in memoria di Candido Cannavò, una persona che non ho mai avuto il piacere di conoscere ma di cui ne ho percepito l'eco in Gazzetta e nell'ambito sportivo, dove era amato da tutti. Nel 2009, quando ci lasciava, io ero ancora in riabilitazione dopo il mio incidente che mi ha portato via mezza gamba. Non sapevo in quel momento che sarei diventata un'atleta di punta della nazionale paralimpica di atletica leggera. Nel 2007 racconta la sua attenzione al paralimpico nel libro " e li chiamano disabili" con in copertina la ballerina Simona Atzori, nata senza braccia e autrice di una vita al di sopra dell'immaginabile ( e come me amica di Fondazione Fontana Onlus). Prima di me l'unico atleta paralimpico a ricevere il premio fu Oscar Pistorius, colui che divenne idolo indiscusso di moltissime persone, e pure il mio. È anche grazie a lui se son qui ora. Felice di questo riconoscimento insieme a Elena, un'altra guerriera dell'atletica; darà una spinta ad entrambe a continuare a divulgare i valori di lealtà e gioco pulito, una spinta a non mollare nei momenti di difficoltà. Grazie”

Franco Angelotti, che Sabato pomeriggio festeggerà un anno ricco di successi della sua società di atletica in occasione dell’annuale festa della Bracco Atletica vice campionessa d’Italia ai Societari di Modena, ha sottolineato la passione di Cannavò per l’atletica.

Franco Angelotti:

Cannavò ci è sempre stato molto vicino anche nei momenti di difficoltà e ci ha aiutato a riportare la grande atletica a Milano con l’organizzazione della Notturna all’Arena Civica

Andrea Monti, Direttore della Gazzetta dello Sport:

Il Premio a due grandi donne di sport apre le celebrazioni per il decennale della scomparsa di Candido Cannavò. Al nostro Direttore le due atlete premiate sarebbero piaciute molto. Abbiamo in cantiere molte iniziative compreso un libro

Alessandro Cannavò, figlio di Candido Cannavò:

Sono certo che mio papà sarebbe stato rapito dalle qualità di Elena e Martina. La prima gli avrebbe ricordato Sara Simeoni, della quale ha raccontato l’epopea. Della seconda avrebbe ammirato il suo esempio concreto del mondo paralimpico, che a modo suo ha contribuito a far crescere

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