Spagna e Germania in crisi: cosa succede alle squadre del decennio?

I tedeschi sono in Lega B della Nations League, mentre gli iberici non parteciperanno alla Final Four. Dopo i disastri Mondiali, continua la crisi delle dominatrici degli ultimi 10 anni.

80 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

I Mondiali del 2010 e del 2014, gli Europei del 2008 e del 2012, la Confederations Cup del 2017. Negli ultimi dieci anni Spagna e Germania sono stato il meglio del calcio per nazionali, vincendo quasi tutto quello che c’era a disposizione. La Spagna ha vissuto la Generacion Dorada, guidata dai campioni del Barcellona, Xavi e Iniesta in primis, e da quelli del Real Madrid, con capitan Sergio Ramos che ancora costituisce un ponte con la nuova generazione. La Germania ha ricostruito dalle macerie di fine anni ’90, ed è ripartita da giocatori atipici ma efficaci come Lahm e Müller. Queste due grandi nazionali hanno iniziato a perdere pezzi per colpa del tempo che passa, ma anche perché spesso erano costruite fin dall’inizio con calciatori poco integrati nel contesto generale, come Piqué per la Spagna.

Cambiando non tanto nel gioco, ma in alcuni uomini fondamentali, le due squadre hanno iniziato a non essere più brillanti come gli anni precedenti. Agli ultimi Europei, la Spagna è uscita agli ottavi contro un’Italia molto modesta, con Pellè-Eder di punta, mentre la Germania ha perso in semifinale contro la Francia, senza mostrare mai di poter impensierire i campioni del mondo di due anni dopo. Ai Mondiali di Russia poi il disastro tedesco è stato tremendo. I campioni del mondo in carica hanno perso contro il Messico nella prima partita del girone, vinto all’ultimo secondo contro la Svezia e poi perso addirittura per 2-0 contro la derelitta Corea del Sud. La Spagna dal canto suo ha vissuto prima un dramma pubblico, con la sostituzione di Lopetegui con Hierro a pochi giorni dall’inizio del torneo e tutto questo si è fatto sentire. Agli ottavi contro una modesta Russia, la Spagna ha tenuto palla in maniera quasi ipnotica per tutta la partita, senza tirare quasi mai in porta. Ai rigori Akinfeev si è ricordato dell’ottimo portiere che è stato, eliminando la Roja.

Dopo i tanti dubbi che i Mondiali hanno creato intorno alle due formazioni, ora anche la Nations League certifica le difficoltà di entrambe. Con l’Olanda vincente contro la Francia a Rotterdam, la Germania è già matematicamente nella Lega B, mentre la Spagna, perdendo contro la Croazia, ha detto addio alla Final Four di giugno. Le due nazionali regine dell’ultimo decennio sono da ripensare, magari modificando alcuni degli uomini o dei principi cardine che le hanno guidate fino ad oggi. Sarà un percorso che non si prospetta breve e che ha come contraltare fondamentale anche l’importanza e le vittorie di club come Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco in ambito internazionale.

Löw deve convincersi che Sanè è fondamentale nella sua nuova Germania Getty Images
Per la Germania in piena crisi, bisogna ripartire da Leroy Sanè, ricostruendo con le idee molto più chiare.

I guai di Löw e Luis Enrique: ripensare Spagna e Germania per uscire dalla crisi

I gol di Wijnaldum e Depay hanno dato un’altra volta credito alle parole del Team Manager della Germania, Oliver Bierhoff, a pochi giorni dai Mondiali di Russia. Bierhoff, parlando della nazionale tedesca disse che quella era una buona squadra, ma il futuro anche a breve termine non era così roseo come sembrava, tante altre stavano iniziando a correre e la paura di restare indietro lo impensieriva.

In quel momento fu dato poco peso a quella considerazione. La Germania era campione del mondo in carica, l’anno precedente aveva vinto la Confederations Cup con una sorta di Under 21 e sempre nello stesso anno con una sorta di Under 21 B aveva vinto anche gli Europei di categoria. Il Bayern Monaco non era arrivato in finale di Champions League solo per alcune evidenti sviste arbitrali e il calcio tedesco in generale sembrava sprizzare energie nuove da tutti i pori. Paragonarlo ad esempio al nostro sembrava a dir poco insensato.

E invece, a pochi mesi di distanza da quelle parole di Bierhoff, quello che il Team Manager aveva previsto si è concretizzato. La Germania non ha passato il primo turno dei Mondiali per la prima volta nella storia e in un girone con Francia e Olanda in Nations League ha terminato all’ultimo posto. Uno smacco, oltre all’evidente constatazione di una crisi seria e profonda per la nazionale tedesca.

Dal caso-Lopetegui alla rivoluzione: come deve ripartire la Spagna

Dal canto suo anche la Spagna a pochi giorni dai Mondiali di questa estate sembrava essere in grande forma e con grandi speranze per il futuro. Lopetegui stava tenendo bene insieme le due anime della squadra, la vecchia guardia della Generacion Dorada, Iniesta, Sargio Ramos, Piqué, con i nuovi campioni da iniziare a testare su palcoscenici molto difficili, come Saul Niguez e Isco. Poi all’improvviso è arrivata la burrasca.

Lopetegui si accorda con il Real Madrid, Florentino Perez lo dichiara al mondo, la Federazione spagnola caccia l’allenatore, dà l’incarico a Hierro che fa quello che può ed esce dai Mondiali agli ottavi. Iniesta smette, Piqué finalmente stacca la spina da una nazionale che sembra non aver mai amato come il Barcellona e tutto deve ricominciare con Luis Enrique, ma non è così facile.

La Spagna come uomini sembra essere messa meglio della Germania, per ricostruire una grande formazione molto velocemente. Un centrocampo con Busquets che piano piano fa spazio a Rodri, insieme a Saul e Ceballos è un lusso già oggi, senza perdere troppo tempo nel pensare ad altri incastri. In difesa Sergio Ramos può guidare i meno esperti Inigo Martinez e José Luis Gayà, mentre è l’attacco il tallone d’Achille.

Nessuna squadra al mondo, se non l’Italia di Ventura, da spazio e tempo di gioco a Isco, il quale se non velocizza il ritmo del suo gioco rischia di essere un lusso poco sopportabile. Con Isco a scartamento ridotto, anche Asensio gioca male, come succede anche al Real Madrid e in questo modo qualsiasi punta non riesce ad avere palloni da spingere in rete. Ci vorrebbe un nuovo Iniesta per accelerare la manovra, ma campioni come Don Andrés nascono ogni 20-30 anni.

Löw deve mettere Sané al centro del progetto: come deve ripartire la Germania

Germania e Spagna sono entrambe in crisi ma partono da due punti differenti. La Germania ha sulla sua panchina un allenatore da ben dodici anni, senza contare i due anni da vice di Klinsmann. Una cosa che ha sempre avuto in questi anni Löw sono state le idee chiare, ma oggi sembra essere in piena confusione. Bastano degli esempi. In queste ultime partite Kimmich ha giocato in più ruoli, senza mai capire bene quello che doveva fare nei diversi momenti delle partite.

Timo Werner piace molto a Löw, il quale potrebbe anche avere ragione sul centravanti del Lipsia, ma appena la partita si mette male, dall’area di rigore lo sposta all’ala, per sfruttare il suo spunto nei primi cinque metri. È una mossa che ha senso in alcuni momenti delle partite, ma farla sempre fa perdere fiducia in Werner stesso e non gli fa capire se il suo ruolo in nazionale è quello del centravanti d’area o dell’esterno dal guizzo continuo.

Accanto alla confusione che attanaglia Löw, c’è anche il problema che i calciatori su cui ha costruito la sua grande Germania non ci sono più o comunque non sono ai livelli di qualche anno fa. Lahm, uomo ovunque in campo e negli spogliatoi, ha detto basta, Ozil ha lasciato la nazionale che ha perso il cervello offensivo, che perfettamente si adattava al gioco di Khedira e Kroos. Lo stesso regista del Real Madrid non ha più la brillantezza di un tempo e anche alla Casa Blanca se ne sono accorti, per non parlare di Müller, da “coltellino svizzero” sempre utile in ogni squadra, a calciatore che non si sa cosa fargli fare in campo, sia con il Bayern che in nazionale.

Con o senza Löw in panchina, la Germania i rimedi li avrebbe. Ha due esterni d’attacco giovani e forti come Sané e Gnabry, che sarebbero perfetti da far giocare con un centravanti non di area come Werner, ma con un 10 come Reus, o addirittura Brandt. Con un attacco del genere, diventerebbe necessario avere un centrocampista dagli inserimenti perfetti come Goretzka, insieme ad un regista classico quale può essere ancora Kroos. Kimmich deve tornare ad essere solo il fantastico laterale che entra nel campo e in difesa spazio a Rudiger e anche Kehrer, se Süle si dimostra ancora incostante.

Una possibilità per entrambe le squadre è fare quello che Mancini ha iniziato a fare con l’Italia, ovvero testare giocatori giovanissimi e fuori dal campionato italiano, per immettere anche idee nuove in nazionali che sembrano anchilosate ormai a principi che vanno avanti da più di un decennio. Alcuni nomi di cui prendere nota sarebbero per la Spagna il terzino Sergi Palencia del Bordeaux e Fabian Ruiz del Napoli, che sta dimostrando di essere un architetto della manovra davvero fantastico, mentre la Germania potrebbe dare spazio a Dahoud del Borussia Dortmund e soprattutto a Max Arnold per il centrocampo. Per una volta magari sono le due grandi dell’ultimo decennio a dover guardare all’Italia, cercando di imitarla.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.