NBA, Joel Embiid: "La lega è diventata soft. Gioco per dominare"

Joel Embiid sta giocando da MVP, i suoi Sixers volano in casa e fanno paura.

Sorrisi, social e dominio di Embiid Getty Images

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Non ci sono più squadre imbattute nelle classifiche NBA di questo inizio di stagione, ma c'è chi come i Philadelphia 76ers ha fatto bottino pieno tra le mura amiche con sette vittorie in altrettante partite e anche se nella scorsa notte ha dapprima dominato contro gli Hornets, poi rischiando di perderla nel finale per poi piazzare la zampata nell'overtime, c'è stato chi ha trascinato la squadra in tutti i momenti positivi, compreso quello quando è stato agguantato il prolungamento.

Ovviamente parliamo di Joel Embiid che ha prodotto 42 punti con 18 rimbalzi sostanzialmente dominando qualunque difensore gli si parasse davanti. Il povero Hernangomes è stato sigillato almeno in un paio di situazioni nei pressi del ferro dimostrando come un giocatore leggero sostanzialmente non crei nessun fastidio al centro dei Sixers, ma se poi anche il fisico di Biyombo non basta venendo schernito nei soli quattro minuti di utilizzo, diventa difficile trovare un antidoto.

JoJo ormai ha imparato a usare il fisico a proprio piacimento diventando oltre che la proverbiale triplice minaccia, anche dominando in post basso dove sempre meno squadre e giocatori vogliono andare a collocarsi nell'NBA contemporanea fatta di spacing e tiro da tre punti. Il tiro dal perimetro è tutt'altro che disdegnato, infatti è stata proprio una sua tripla dopo la finta e un piccolo step back a regalare il pareggio nel finale. Se consideriamo la dominanza a rimbalzo, il controllo del pitturato con post basso in attacco e stoppate in difesa, oltre a un certo tasso di leadership, siamo davanti senza ombra di dubbio a un MVP candidate.

Embiid è un candidato MVPGetty Images

NBA: "Non è più una lega di duri, in campo non ci sono amici"

All'inizio della propria carriera, quando ancora era ai box per i classici infortuni che colpiscono da anni le matricole dei Sixers, è venuto alla ribalta per le sue crociate social verso Rihanna e il #TrustTheProcess che poi è diventato lo slogan dei Sixers. Ora che si trova in campo spesso a dominare gli avversari, delizia gli amanti del genere con frasi di scherno sugli avversari, con particolare attenzione ad Andre Drummond, spazzato via dal campo 32-0 in un tempo durante l'ultima sfida contro i Pistons. Questo è il suo modo di competere, il suo modo di dimostrare la sua supremazia:

Io voglio andare in campo e vincere. Non bisogna farsi degli amici, ma competere per l'unico risultato che si vuole raggiungere. Ho la mia famiglia e il mio gruppo di amici stretto su cui conto, gli altri giocatori non fanno parte dei rapporti da cercare. Possiamo andare a bere una birra prima o dopo il match se necessario, ma in campo io voglio dominare.

Questa è una logica molto anni 90, ma che sicuramente ha caratterizzato l'NBA che oggi tutti conosciamo.

È diventata una lega troppo soft. I giocatori si mettono insieme per creare super team, sembrano essere amici sul campo e non hanno più quella necessità di dominare. Io invece voglio prevaricare il mio avversario diretto e portare la mia squadra a competere per il titolo. Questo è l'unico obiettivo.

Embiid e il sorriso del dominioGetty Images

Iniziò di stagione da MVP

Embiid trova anche riscontri positivi dagli altri giocatori, ad esempio Draymond Green gli porta grande rispetto:

È un giocatore che fa trash talking in ogni caso, sia che stia vincendo o perdendo. In molti parlano solo quando sono avanti di venti, mentre lui è coerente con se stesso e dimostra in ogni caso di voler vincere. Per questo ha il mio rispetto.

Il suo inizio di stagione è stato assolutamente dominante, infatti ha già prodotto sette partite con almeno 30 punti e 10 rimbalzi, numero superiore a quello di Giannis Antetokounmpo e Anthony Davis combinati, ovvero due altri potenziali MVP di questo inizio di stagione. Oltre a questo è il leader stagionale per tiri liberi tentati e in un alterco con Dwight Howard si è definito il James Harden dei lunghi per la capacità di indurre in fallo i propri marcatori.

È in grado con le sue parole di entrare sotto pelle ai propri difensori, portarli fuori concentrazione e da lì usare la loro eccessiva aggressività per far commettere loro dei falli, esattamente come fatto contro Dwight Howard che in due partite non è riuscito a imparare la lezione. I punti che riesce a conquistare dalla lunetta arrotondano il suo bottino, mandano in panchina gli avversari migliori e fanno vincere le partite ai propri colori. Al momento è inarrestabile sui due lati del campo e se si decidesse oggi il trofeo di MVP, lui sarebbe uno dei primi nomi da prendere in considerazione e se continuasse così ci sarebbe da aver davvero paura dei Sixers.

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