Boca Juniors, la parola a Matellán: "Ecco come si vince una finale"

Membro della squadra che tra il 2000 e il 2001 vinse due Coppe Libertadores e la Coppa Intercontinentale contro il Real Madrid, l'ex bandiera degli Xeneizes si racconta in esclusiva a Fox Sports Italia.

Anibal Matellan in azione con la maglia del Boca Juniors Getty Images

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Ancora poche ore e poi tutto il mondo - e se esiste pure Dio, come dicono dalle parti di Buenos Aires - sarà alla Bombonera, dove andrà in scena il SuperClasico tra i padroni di casa del Boca Juniors e gli eterni rivali del River Plate, partita che da sempre vede scendere in campo i club protagonisti della rivalità calcistica più accesa al mondo.

L'appuntamento più atteso da entrambe le tifoserie, e che spesso nella storia ha deciso un'intera stagione, non è però mai stato importante come quello che si verificherà nelle giornate del 10 e del 24 novembre 2018: stavolta trionfare nel SuperClasico non significherà soltanto far mangiare la polvere agli eterni rivali, oppure correre verso la vittoria del campionato. Non significherà neanche, per gli sconfitti, il dover sopportare settimane di sfottò.  No, stavolta trionfare nel SuperClasico Boca-River varrà la storia, varrà la coppa Libertadores, la gloria eterna per i vincitori e l'altrettanto eterna vergogna per gli sconfitti.

Vite, carriere, destini in ballo in soli 180 minuti, una doppia finale che deve essere giocata e soprattutto vinta. E di finali vinte, di emozioni forti, s'intende senz'altro l'ex bandiera del Boca Juniors Anibal Matellan, membro degli Xeneizes capaci di conquistare per due volte la Coppa Libertadores nel 2000 e nel 2001 e che si tolsero la soddisfazione, all'alba del XXI secolo, di soffiare la Coppa Intercontinentale allo strafavorito Real Madrid di Luis Figo, Raul e Roberto Carlos. Lo abbiamo raggiunto per sapere le sue sensazioni in vista del doppio SuperClasico che assegnerà la Coppa Libertadores 2018 e che senza dubbio scriverà la storia del calcio argentino.

Il Boca Juniors vince la Coppa Intercontinentale del 2000Getty Images

SuperClasico, il racconto di Anibal Matellan

Difensore di grande spessore caratteriale, bandiera di uno dei Boca Juniors più forti degli ultimi anni, Matellan definisce sé stesso da calciatore come "un guerriero" e spiega così il segreto di una squadra capace di vincere per due volte consecutive la Coppa Libertadores.

Eravamo una squadra con molti punti di forza, tanti giocatori volevano scrivere la storia del club dopo un lungo periodo in cui il Boca non aveva vinto niente. Avevamo un grande allenatore come Carlos Bianchi, ma soprattutto potevamo contare su molti uomini con una forte personalità, adatti a giocare questo tipo di partite.

Sposato e padre di 5 figli, Matellan ha oggi 41 anni e non è rimasto nel mondo del calcio. Dopo essere cresciuto nel florido settore giovanile del club, fece il suo esordio in prima squadra nel 1996 sotto la guida di un'istituzione del calcio argentino, Carlos Bilardo, ct della Nazionale che con Maradona vinse i Mondiali di Messico 1986. Dopo aver vinto tutto con il Boca Juniors - oltre alle citate 2 Coppe Libertadores e alla Coppa Intercontinentale del 2000 anche 3 campionati nazionali - si trasferì in Europa allo Schalke 04. Sarebbe poi tornato per una stagione prima di chiudere con esperienze in Spagna, Messico e un'ultima stagione all'Argentinos Juniors nel 2013. 

Vincere la Coppa Libertadores due volte consecutive fu una cosa davvero speciale. Come ho detto venivamo da anni senza trionfi, e fu davvero bello perché lavorammo davvero duramente per riuscirci. Furono grandi emozioni, che però penso siano ancora più intense e belle da apprezzare oggi che è passato del tempo.

Uno dei segreti del Boca Juniors è lo stadio, La Bombonera, che con il suo calore spinge i giocatori di casa a dare il meglio e incute timore negli avversari. Come ci si sente a giocare una partita lì?

Avendo giocato molte volte all'interno della Bombonera posso dire che è uno stadio speciale, che regala le più forti sensazioni che un calciatore possa provare a causa della sua storia e di tutto quel misticismo che lo avvolge.

Cosa significa giocare un SuperClasico per un calciatore argentino, specialmente se è nato come te a Buenos Aires?

I giorni che precedono il SuperClasico sono davvero intensi, giocare quel particolare match significa moltissimo per un calciatore argentino. Perché le persone, i tifosi, hanno una passione enorme e la trasmettono costantemente ai calciatori. Dei tanti che ho giocato ne ricordo uno in cui ero seduto in panchina - avevamo una difesa molto forte ai tempi, con giocatori del calibro di Bermudez e Samuel - e il nostro terzino destro si stirò un muscolo. Fui costretto a entrare per sostituirlo, non era il mio ruolo naturale ma andò bene, vincemmo 3-1.

Anibal Matellan in contrasto su un avversarioGetty Images

Nel 2000 il fortissimo Real Madrid affronta il Boca Juniors a Tokyo nella gara valida per l'assegnazione della prima Coppa Intercontinentale del XXI secolo: sorprendentemente gli Xeneizes si impongono 2-1 grazie a due gol nei primi 5 minuti segnati da Martin Palermo, il primo dei quali nato proprio da un lancio di Matellan. Nonostante il quasi immediato gol di Roberto Carlos, le merengues non riescono a completare la rimonta, sbattendo contro una difesa fortissima e determinata: sarà l'ultima finale persa dagli spagnoli fino a oggi.

Ricordo tutto di quella gara. Il Real Madrid era sicuramente più forte, ma noi eravamo convinti che avremmo potuto vincere. La nostra idea tattica era quella di non lasciar loro spazi perché avevano moltissimi calciatori dalle grandi qualità tecniche: Figo, McManaman, Guti, Raul. Penso che disputammo davvero una bella gara, mettendo in campo tutto quello che serve per una finale: segnare, giocare bene e sapere come amministrare il tempo che passa.

Anibal Matellan ha avuto una carriera lunga e ricca di soddisfazioni, che lo ha portato a dividere il campo da compagno e avversario con tanti grandi calciatori. Il migliore tra questi per lui è stato Samuel Eto'o, affrontato nell'esperienza spagnola con le maglie di Getafe e Gimnastic. Spagna e Germania sono state le due tappe della sua esperienza europea, ma ci confessa che un rimpianto è quello di non aver provato la Serie A italiana.

Il tempo trascorso nel calcio europeo mi ha insegnato molte cose come calciatore ed è stato felice, ma è stata per me una grande delusione non riuscire a giocare in Italia, anche perché i miei amici Burdisso, Samuel e Papu Gomez mi hanno sempre detto che avrei dovuto venire in Serie A, un campionato adatto alle mie caratteristiche.

Su chi sia stato il calciatore più forte della storia, così come su chi lo sia al momento attuale, Matellan ha pochi dubbi.

Se devo dire il più forte di sempre dico Maradona, mentre se devo fare un nome oggi dico Leo Messi. Entrambi campioni assoluti, con qualità eccezionali e differenti da tutti gli altri in quanto capaci di fare sul campo cose che nessuno può prevedere o immaginarsi.

I campioni non mancheranno neanche nel doppio SuperClasico che assegnerà la Coppa Libertadores 2018, ma ovviamente le qualità tecniche in una gara del genere conteranno tanto quanto quelle caratteriali, la grinta, la freddezza, la capacità di restare in partita fino all'ultimo istante. Anibal Matellan di finali ne ha giocate e vinte tante e sa che ognuna fa storia a sé, tuttavia il suo cuore lo porta a credere che il Boca possa infine spuntarla in quella che sarà una vera e propria battaglia.

Il mio pronostico? Saranno due sfide molto combattute ed equilibrate, mille particolari faranno la differenza e in questo momento nessuno può dire chi la spunterà. Ma io penso che il Boca abbia quello che serve per vincere e scrivere la storia della Coppa Libertadores e del SuperClasico.

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