Superclasico Boca-River, alla scoperta delle due squadre

I club che si sfideranno nella doppia finale valida per la Coppa Libertadores 2018 presentano come spesso accade un mix tra giovani in rampa di lancio e vecchie conoscenze del calcio europeo.

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Per la prima volta nella storia due squadre argentine si sfideranno nell'atto finale della Coppa Libertadores, la competizione per club più importante del Sud America. E non si tratterà di una gara qualsiasi: sarà Boca-River, sarà Xeneizes contro Milionarios, una sfida che si ripete praticamente dagli albori del calcio in Argentina, dov'è stata spesso e volentieri considerata una questione di vita o di morte. 

Sarà Superclasico, il confronto atteso un'intera stagione e che pur avendo scritto capitoli importantissimi nel corso della sua storia ultrasecolare, mai ha avuto un palcoscenico tanto importante: gli occhi di tutti gli appassionati di calcio saranno rivolti verso l'Argentina il 10 e il 24 novembre, date scelte per l'andata e il ritorno di una doppia finale che passerà alla storia e che metterà di fronte due squadre che pur avendo radici comuni hanno rappresentato fin da subito due filosofie e due identità ben distinte, due filosofie, due vere e proprie religioni.

Boca-River non metterà in palio soltanto la Coppa Libertadores 2018, l'ultima a prevedere una doppia finale con andata e ritorno: nel Superclasico più importante della storia saranno infatti in palio la gloria eterna che spetterà ai vincitori e l'onta incancellabile di essere caduti proprio all'ultimo atto e proprio contro gli odiati rivali, 180 minuti che potrebbero definire un'intera carriera nel bene o nel male. Si tratterà di un vero e proprio appuntamento con il destino, protagonisti giovani in rampa di lancio, vere e proprie bandiere e vecchie conoscenze del calcio europeo.

Boca-River, sarà Schelotto contro GallardoGetty Images
Marcelo Gallardo e Guillermo Barros Schelotto sono i tecnici di River Plate e Boca Juniors, club in cui si sono distinti anche da calciatori conquistando entrambi la Coppa Libertadores.

Boca-River, le finaliste della Copa Libertadores 2018 a confronto

Il tecnico del Boca Juniors è Guillermo Barros Schelotto, El Mellizo, che dopo aver scritto la storia del club da calciatore - conquistò 6 campionati argentini, 4 Coppe Libertadores e 2 Coppe Intercontinentali tra il 1997 e il 2007 - si è seduto sulla panchina degli Xeneizes nel marzo del 2016. 45 anni, Barros Schelotto ha continuato a vincere da allenatore, guidando il Boca a due titoli nazionali consecutivi e fino a questa storica finale.

Molti ricorderanno il suo nome accostato alla nostra Serie A: infatti, poche settimane prima di essere chiamato alla corte degli amati Xeneizes, El Mellizo era stato in Italia, prescelto da Maurizio Zamparini come sostituto di Davide Ballardini alla guida del Palermo. Impossibilitato a svolgere il lavoro a causa del mancato riconoscimento da parte della UEFA del patentino in suo possesso, aveva infine rinunciato all'avventura italiana, una scelta che con il senno di poi si è rivelata vincente.

Il tecnico del River Plate è invece El Muneco, Marcelo Gallardo: 42 anni, praticamente alla prima esperienza in panchina escludendo una stagione in Uruguay alla guida del Nacional di Montevideo con cui ha comunque conquistato il titolo nazionale, da calciatore è stato a più riprese bandiera dei Milionarios, con cui ha vinto 6 campionati argentini e la storica Libertadores del 1996 arrivata grazie a una doppietta dell'allora giovanissimo Hernan Crespo. Con il suo arrivo in panchina il River ha completato la rinascita iniziata dal predecessore Ramon Diaz dopo gli anni bui che nel 2011 avevano portato anche alla clamorosa retrocessione in seconda serie.

Gallardo in realtà non sarà presente nella doppia finale: squalificato in occasione della semifinale contro i brasiliani del Gremio, è stato sorpreso mentre parlava con i suoi assistenti tramite un walkie-talkie e addirittura dopo essersi recato negli spogliatoi all'intervallo, un gesto che gli è costato una nuova squalifica che addirittura gli impedirà di accedere allo stadio in occasione della finale di andata Boca-River che si giocherà alla Bombonera. Tra i tecnici più stimati di tutto il continente sudamericano, preparerà i suoi nei più minimi dettagli, ma la mancanza della sua carismatica presenza in panchina potrebbe avere un peso non indifferente sull'andamento delle due gare.

Boca Juniors

Nel Boca Juniors il nome che spicca immediatamente agli occhi di tutti gli appassionati è quello di Carlos Tevez, che dopo aver fatto faville in Italia con la Juventus e aver deluso ogni aspettativa nella Super League cinese ha deciso a 34 anni di tornare a indossare per la terza volta in carriera la maglia degli Xeneizes con cui si è affermato nel panorama calcistico mondiale: carismatico, grintoso, dotato di uno spessore tecnico che gli permette ancora di fare la differenza, il suo rendimento altalenante non lo rende però sicuro di un posto nell'undici di partenza.

Carlos TevezGetty Images
Dopo aver dimostrato tutto il suo valore alla Juventus, Tevez si è trasferito a peso d'oro in Cina senza però riuscire a lasciare il segno ma anzi segnalandosi come uno dei peggiori stranieri di sempre nella Chinese Super League.

Al suo posto potrebbe giocare un'altra vecchia conoscenza del calcio italiano, quel Mauro Zarate che esploso fragorosamente nella Lazio non ha poi saputo confermarsi con la maglia dell'Inter né rinascere con quelle di Fiorentina, West Ham e Watford. Rinato nel club che lo aveva lanciato nel grande calcio, il Velez Sarsfield, lo ha poi tradito la scorsa estate per trasferirsi ai rivali del Boca, un gesto che i vecchi tifosi non hanno affatto digerito e che ha portato anche a minacce di morte nei confronti del calciatore e della sua famiglia, che in parte lo ha persino rinnegato.

Mauro ZarateGetty Images
Esploso nella Lazio, Mauro Zarate ha poi deluso le grandi aspettative che lo circondavano nelle successive esperienze tra Italia e Inghilterra.

Zarate dovrebbe agire di fianco a uno tra Ramon Abila e Dario Benedetto: entrambi prossimi ai trent'anni, entrambi senza esperienze europee, sono attaccanti che negli Xeneizes ricoprono una grande importanza. Benedetto ha deciso la semifinale contro il Palmeiras, subentrando dalla panchina all'andata e segnando le due reti del 2-0 finale e ripetendosi al ritorno con il gol del definitivo 2-2, tuttavia Barros Schelotto deciderà soltanto all'ultimo momento: il tecnico ha grande fiducia anche in Abila, e inoltre potrebbe decidere di tenersi Benedetto come arma segreta da utilizzare nel finale.

Ramon Abila e Dario BenedettoGetty Images
Ramon Abila e Dario Benedetto: entrambi centravanti, possono essere uno l'alternativa dell'altro ma anche agire insieme grazie alla buona versatilità di entrambi.

Un altro nome che in Italia qualcuno ricorderà è Gino Peruzzi, intuizione del Catania "argentino" nel 2013 e che al suo arrivo in Serie A fu definito forse con troppo entusiasmo "il nuovo Zanetti": in realtà la carriera di questo terzino destro di 26 anni si è rivelata ben più modesta di quella della leggenda dell'Inter e del calcio argentino, con appena 5 presenze in Nazionale - l'ultima nel 2015 - ma pur sempre un posto da titolare nella squadra che andrà a giocarsi la vittoria della Coppa Libertadores 2018.

Nella doppia sfida contro il River Barros Schelotto potrà contare sul carisma e l'esperienza di Pablo Perez e soprattutto di Fernando Gago, El Pintita, esploso negli Xeneizes e tornato nel 2013 dopo un'esperienza poco fortunata in Europa con le maglie di Real Madrid, Roma e Valencia. Esperienza che potrebbe presto toccare a Cristian Pavon e a Agustin Almendra: il primo guizzante attaccante esterno classe 1996 e tra i pochi a distinguersi nel deludente Mondiale dell'Argentina, il secondo appena 18enne ma già definito da qualcuno come l'erede del leggendario Riquelme.

Fernando GagoGetty Images
Fernando Gago in azione: cresciuto nel Boca, dov'è tornato dopo le deludenti esperienze a Real Madrid, Roma e Valencia, con l'Argentina vanta 66 presenze e ha centrato il secondo posto ai Mondiali del 2014 e alla Copa America del 2007 e del 2015, centrando invece l'oro olimpico a Pechino 2008.

Degni di attenzione anche i centrocampisti colombiani Wilmar Barrios e Edwin Cardona, entrambi arrivati nel calcio che conta dopo essere partiti da una condizione di estrema povertà: il primo, oggi definito "il nuovo Casemiro" e seguito dal Real Madrid, vendeva ghiaccio per strada, il secondo si recava agli allenamenti ogni giorno macinando chilometri in bicicletta perché non poteva permettersi i mezzi pubblici. Sono entrambi parte della colonia colombiana che vede la presenza anche del terzino sinistro Frank Fabra, che però nel SuperClasico non ci sarà in quanto infortunato, e del giovane talento offensivo Sebastian Villa, uno dei tanti giovani da cui sta ripartendo la selezione dei Los Cafeteros.

Wilmar Barrios e Edwin CardonaGetty Images
Da sinistra a destra Wilmar Barrios e Edwin Cardona, 2 dei 4 colombiani presenti nella rosa del Boca Juniors.

River Plate

Sono tanti i volti noti anche tra le file del River Plate, a cominciare dagli ex "italiani" Juan Quintero e Lucas Pratto su cui Gallardo fa molto affidamento: il primo è un regista offensivo che stupì in positivo al Pescara nel 2012 e che solo adesso sta mantenendo le grandi aspettative che lo circondavano dopo un deludente passaggio al Porto, il secondo un attaccante cresciuto proprio nel Boca Juniors prima di iniziare una carriera che lo ha portato attraverso tutto il Sud America con una comparsata anche in Serie A nelle file del Genoa.

Juan Quintero e Lucas PrattoGetty Images
Juan Quintero e Lucas Pratto: entrambi hanno avuto una breve esperienza in Italia, il primo al Pescara e il secondo al Genoa.

L'esperienza in mediana degli Xeneizes Gago e Pablo Perez sarà compensata da quella di due centrocampisti Milionarios, il jolly 32enne Enzo Perez - esperienze in Europa con Benfica e Valencia - e il tenace mediano Leonardo Ponzio, 37 anni il prossimo gennaio e tornato per la terza volta al River Plate nel 2012 dopo essersi distinto con profitto in Spagna con la maglia del Real Saragozza.

Leonardo PonzioGetty Images
La grinta di Leonardo Ponzio, 36 anni, nella semifinale contro il Gremio

Nello stesso reparto Gallardo può contare anche sulla vitalità di due giovani talenti, Ezequiel Palacios - 20enne prodotto della proverbiale fucina giovanile del club - e Bruno Zuculini: 25 anni, da giovanissimo passato senza fortuna dal Manchester City e reduce da un fallimentare tentativo di rilancio nella scorsa stagione con la maglia del Verona, è un punto fermo dello scacchiere di questo River Plate.

Bruno ZuculiniGetty Images
Da giovanissimo indicato come un sicuro campione, Bruno Zuculini sta tornando sui suoi livelli dopo le deludenti esperienze europee.

Spicca tra i pali dei Milionarios anche la presenza di Franco Armani, che per avere l'occasione giusta nel calcio che conta ha dovuto attendere di aver compiuto 32 anni dopo essersi distinto a lungo in Colombia tra le file dell'Atletico Nacional: i più attenti ricorderanno come nell'ultimo Mondiale, in seguito agli errori di Caballero, sia stato promosso titolare praticamente a furor di popolo. Alle sue spalle la promessa mai mantenuta German Lux rappresenta comunque un cambio affidabile.

Franco ArmaniGetty Images
Franco Armani ha raggiunto il grande calcio quest'anno dopo una lunga esperienza in Colombia, dove ha vinto 5 volte il titolo nazionale con l'Atletico Nacional.

Ricca anche la batteria offensiva, che oltre a Pratto può contare anche su Gonzalo Martinez, fantasista emerso nell'Huracan e adesso nel giro dell'Albiceleste, gli esperti Rodrigo Mora e Ignacio Scocco, quest'ultimo dotato di un tiro talmente secco e potente da essergli valso in passato l'accostamento a uno dei più grandi calciatori nella storia del calcio argentino, quel Bernabé Ferreyra che per ben 17 anni tra il 1932 e il 1949 fu il calciatore più pagato al mondo.

Ignacio ScoccoGetty Images
Ignacio Scocco, esperto attaccante dei Milionarios, ha già segnato al Boca nella finale di Supercoppa a marzo vinta dal River 2-0.

Scocco non ha ripetuto le gesta dell'illustre predecessore, ma ha qualità sufficienti da poter essere determinante in una finale dove il risultato dipenderà tanto dalle qualità tecniche quanto dalla tenuta mentale e un'ottima intesa con il colombiano Rafael Borré, versatile attaccante colombiano di 23 anni che dopo un deludente assaggio di calcio europeo al Villarreal si è rimesso in gioco nei Milionarios: in attesa di una nuova occasione proverà a scrivere la storia di una finale di Coppa Libertadores di cui ormai tutto il mondo attende l'esito, consapevole che al termine dei 180 minuti non esisteranno soltanto vincitori e vinti, ma eroi e dannati.

Perché nonostante gli appelli di questi giorni il calcio in Argentina rimane una questione di vita o di morte, a maggior ragione Boca-River, un Superclasico che mai come stavolta entrerà nella leggenda.

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