Iaquinta alle Iene: "Sono innocente, la parola ‘ndrangheta mi fa paura"

L'ex azzurro ha parlato alle Iene Show: "Senza il sottoscritto e mio padre questo processo non avrebbe interessato nessuno. Credo nella giustizia e lotterò fino alla fine".

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La direttrice - la stessa che ha condotto alla condanna di Vincenzo Iaquinta - è quella che porta dal Crotonese fino alla via Emilia. Lì, nelle zone dove Guareschi aveva ambientato la saga di don Camillo e Peppone, la ‘ndrangheta ha da tempo messo radici e avviato affari.

Se ne parlava da tempo e ora il processo Aemilia lo ha certificato, mettendolo nero su bianco. Tutto era partito all'inizio degli anni Ottanta, quando Antonio Dragone, boss di Cutro, viene inviato al confino in un paesino del Reggiano. È così che comincia la colonizzazione mafiosa della zona.

La famiglia Iaquinta arriva a Reggello proprio da Crotone pochi anni dopo. Il padre di Vincenzo, Giuseppe, frequenta, e può essere normale, la comunità dei calabresi in Emilia, ma fra questi c'è anche qualcuno che ha pendenze con la giustizia, tanto che la questura segnala diverse frequentazione con alcuni indagati per reati di ‘ndrangheta e sei anni fa gli vieta di detenere armamenti e pallottole.

Iaquinta parla alle Ienetwitter

Iaquinta alle Iene: "Sono innocente"

Ma, secondo il processo Aemilia, Giuseppe aggira il divieto attraverso il figlio, Vincenzo Iaquinta, che gli mette a disposizione due pistole e le relative munizioni senza avvisare le autorità. Per questo i giudici, oltre a condannare Giuseppe a 19 anni di reclusione - in quanto inserito dai pentiti nell'organigramma del sodalizio 'ndranghetistico emiliano - hanno inflitto 2 anni anche all'ex campione del mondo. Una condanna che Iaquinta ha subito rifiutato come ingiusta e lo ha ribadito alle Iene Show di domenica sera:

Siamo innocenti, sia io sia mio padre. È chiaro che lui conosceva tante persone, ma Cutro è piccola, ci si conosce tutti: conoscere è reato forse? La parola ‘ndrangheta mi fa paura. Lui non ha fatto niente, le armi le aveva prese per sicurezza, sono stato io a spiegarlo a quelli della Dda.

"Si parla solo di me e di mio padre"

A far male a Vincenzo Iaquinta, poi, sono state le insinuazioni di alcuni pentiti in base alle quali la sua carriera sarebbe stata facilitata dalla 'ndrangheta. Affermazioni che l'ex azzurro rifiuta con sdegno e con rabbia, ricordando i 90 gol segnati in Serie A e le 40 presenze in Nazionale. Una fama conquistata che ora gli si sta ritorcendo contro:

Si parla solo di me e di mio padre, ma lo sai che ci sono state 119 condanne in questo processo? È la cosa più brutta che ti può capitare. Un giorno mi sono fermato al McDonald’s. La signora alla cassa mi ha riconosciuto: ‘Ah, c’è Iaquinta’. E quello che lavava i piatti ha detto: ‘Ah, quel mafioso!’. E io c’avevo i bambini in macchina, vi rendete conto?

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