Superlega, come le big d'Europa hanno cambiato la Champions League

A svelarlo un'inchiesta in edicola domenica su L'Espresso: la UEFA avrebbe avallato il format attuale per evitare la formazione di una lega alternativa creata dalle squadre più potenti d'Europa.

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Farà sicuramente molto parlare l'inchiesta che uscirà domenica in edicola su L'Espresso, di cui lo stesso giornale ha pubblicato un'anteprima sul proprio sito ufficiale, che svela nei dettagli come il calcio è arrivato alle recenti riforme che hanno coinvolto la Champions League, la massima competizione per club d'Europa che ormai per molti assomiglia sempre più a una sorta di Superlega.

Una somiglianza, si evince dalle carte di Football Leaks entrate in possesso del settimanale tedesco Der Spiegel e analizzate anche da L'Espresso, certo non casuale: proprio nel marzo del 2016 sette grandi club del calcio europeo - Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Juventus, Milan, Manchester United e Arsenal - si sarebbero incontrati in un hotel di Zurigo con l'idea di creare una Superlega a inviti, senza retrocessioni e con un sistema economico proprio capace di bypassare la UEFA e aumentare i profitti delle partecipanti in modo considerevole.

Il massimo organismo calcistico continentale, in un momento di crisi - il presidente Platini sospeso, il suo vice Infantino passato a dirigere la FIFA - si sarebbe dunque trovato con le spalle al muro: salutare le squadre più forti e famose, pronte a creare un campionato a parte con regole proprie, oppure cercare di mediare riformando il format della Champions League in modo da favorirle ancora di più di quanto avvenisse nei confronti delle realtà minori. La scelta è stata praticamente obbligata.

Champions League, com'è cambiata per volere dei top clubGetty Images
Andrea Agnelli e Florentino Perez, presidenti di Juventus e Real Madrid, sarebbero tra gli ideatori della Superlega, una competizione alternativa alla UEFA che ha portato alla riforma dell'attuale Champions League.

Progetto Superlega, ecco com'è cambiata la Champions League

Quello che in tanti sospettavano da tempo, e cioè che la UEFA fosse ostaggio delle più grandi squadre d'Europa sempre più affamate di soldi e sempre meno disposte a condividere la torta con le squadre provenienti da realtà meno affermate, è adesso documentato nero su bianco nell'inchiesta che uscirà domenica su L'Espresso, che racconta anche come il progetto coinvolgesse oltre alle sette squadre presenti a Zurigo anche altre grandi società come Inter, Roma, Atletico Madrid, Olympique Marsiglia e Borussia Dortmund.

Non potendosi permettere di rischiare di rinunciare ai club più prestigiosi al mondo, la UEFA - tramite il segretario generale Theodore Theodoridis - non ha potuto fare altro che alzare bandiera bianca, avallando nel 2016 la riforma del format della Champions League utilizzata a partire da questa stagione: la presenza delle squadre qualificate provenienti dai maggiori campionati d'Europa direttamente nella fase a gironi senza rischiosi e faticosi playoff, l'aumento dei posti riservati agli stessi "campionati top" e soprattutto la ridistribuzione dei soldi derivanti dalla vendita dei diritti TV, che hanno portato a un aumento medio per top club di circa 150 milioni di euro a stagione. A sfavore, naturalmente, di chi è escluso da quella che più che una competizione calcistica ha ormai le stimmate appunto di una vera e propria Superlega esclusiva.

È facile intuire come questa riforma, che si basa anche sui risultati conseguiti in passato dalle società e che quindi in pratica lascia a chi si affaccia adesso nel grande calcio europeo una possibilità di manovra pressoché nulla, aumenterà di stagione in stagione la forbice già grandissima tra i cosiddetti top club e le restanti squadre, ormai ridotte al ruolo di comparse più o meno sporadiche e per cui sarà ancora più difficile avvicinare le grandi.

È una storia, quella della Superlega, che avvenne nel calcio già ai tempi dei pionieri, da quando cioè le squadre più forti e ricche d'Inghilterra si riunirono per creare un campionato esclusivamente a loro uso e consumo che non rendesse conto alla Football Association, allora massimo organismo calcistico al mondo. Nacque così nel 1888 la Football League, il primo campionato inglese, che provocò la scomparsa di numerosi piccoli club e a cui il resto del mondo finì per adeguarsi.

Per evitare che tutto si ripeta la UEFA è venuta incontro alle grandi, ma sembra evidente che ormai la strada tracciata sia quella e che sarà soltanto una questione di tempo prima che i top club, diventati nel frattempo ancora più ricchi e potenti, tornino a bussare al massimo organismo calcistico continentale minacciando una fuga che un giorno, se non cambiano le cose, potrebbe essere inevitabile.

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