Libertadores, la finale sarà Boca-River: storia di una rivalità infinita

Il nuovo capitolo della lunghissima storia del Superclasico, il derby tra le due squadre storiche di Buenos Aires, sarà scritto in occasione della doppia finale del più importante torneo sudamericano.

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Adesso è ufficiale: la doppia finale valida per l'assegnazione della Coppa Libertadores 2018 sarà Boca-River, il Superclasico del calcio argentino che da oltre un secolo infiamma Buenos Aires e che stavolta, come mai è successo precedentemente, metterà in palio la più importante competizione calcistica per club di tutto il Sud America.

Per arrivare fino a questa finale con andata e ritorno - l'ultima nella storia del torneo, che dalla prossima edizione si omologherà agli altri maggiori tornei mondiali con un unico atto finale in campo neutro - Boca Juniors e River Plate hanno superato in semifinale due rappresentanti del calcio brasiliano: i primi hanno avuto la meglio sul Palmeiras, steso 2-0 in casa prima del pareggio per 2-2 al ritorno, i secondi hanno invece superato il Gremio rimontando in trasferta la sconfitta dell'andata in casa (0-1) con un 2-1 arrivato negli ultimi istanti di gioco grazie al rigore realizzato da Gonzalo Martinez.

In campionato le cose non vanno benissimo per entrambe: dopo 10 giornate il Boca si trova al 9° posto in classifica mentre il River - che ha vinto l'ultimo scontro andato in scena lo scorso 23 settembre - ha appena un punto in più ed è 7°, distante 6 punti dal Racing Avellaneda primo. Ma se è evidente che le due storiche squadre di Buenos Aires non si trovano nel loro momento di massimo splendore, è indiscutibile che tutto cambierà il 10 e il 24 novembre (alle ore 20 italiane, diretta esclusiva su DAZN), quando il Superclasico varrà la Coppa Libertadores oltre alla gloria eterna per chi andrà ad alzare il trofeo proprio davanti agli acerrimi rivali. Perché Boca-River non sarà mai una partita come tutte le altre.

Fase di gioco di uno dei tanti Boca-RiverGetty Images

Boca-River, storia del Superclasico: come nasce la rivalità

Boca Juniors e River Plate vedono la luce nei primissimi anni del calcio argentino, un periodo dominato dall'Alumni dei fratelli Brown: nipoti di un latifondista scozzese arrivato in Argentina a metà del XIX secolo, sono i primi ad avvicinare i marinai britannici che tra un turno di lavoro e l'altro, nei pressi delle proprie imbarcazioni ancorate al Rio de la Plata, praticano l'amato football. La leggenda racconta che non ci vorrà molto prima che gli argentini apprendano regole e tecnica e che le vittorie sui cosiddetti "maestri" diventino la regola, entusiasmando la città e aiutando in modo determinante la diffusione di un gioco che mescola grazia e furore agonistico e del quale gli argentini si innamorano praticamente da subito.

Nella moltitudine di club che nascono e scompaiono a Buenos Aires in quei primi e movimentati anni - tra cui l'Alumni stesso, fondatore del campionato argentino e capace di vincerlo 10 volte nelle prime 12 edizioni prima di sciogliersi improvvisamente a pochi mesi dall'ultimo trionfo - River Plate e Boca Juniors sono tra i più antichi ancora esistenti, vantando come anno di nascita rispettivamente il 1901 e il 1905: nascono entrambi nel pittoresco quartiere della capitale argentina La Boca grazie all'entusiasmo di alcuni giovani di origine genovese, ma presto le loro strade prenderanno due direzioni totalmente opposte.

Il River Plate, che trae banalmente il proprio nome dalla scritta presente su una cassa dei marinai britannici che mette d'accordo tutti i fondatori, si trasferisce quasi immediatamente nel barrio Palermo, dove vivono gli immigrati italiani, e poi nei primi anni '20 nel più ricco quartiere di Nunez, a nord della città. È uno sgarro che i detrattori non perdoneranno mai al club, accusato di aver rinnegato le proprie origini e considerato per questo superbo e arrogante: nascerà così il soprannome dispregiativo di Los Milionarios, che sarà ben presto onorato con l'acquisto a peso d'oro nel 1932 de "La Fiera" Bernabé Ferreyra, che per ben 17 anni resterà il calciatore più pagato al mondo e che ripagherà lo sforzo con la bellezza di 187 reti in 185 partite.

Bernabé Ferreyra-
Il grande Bernabé Ferreyra, "La Fiera": per prelevarlo dal Tigre il River sborsò l'equivalente di 23mila sterline inglesi, il doppio del precedente trasferimento record, primo club non-britannico a entrare in questa particolare classifica. Fino al 1949 nessun calciatore sarebbe stato pagato tanto in ogni angolo del pianeta.

Il Boca Juniors invece rappresenterà sempre la parte operaia della città, e pur ricorrendo negli anni a seguire al denaro - com'è inevitabile in un calcio che abbraccia il professionismo soltanto nel 1931 ma che da ben prima utilizza incentivi e rimborsi spese gonfiati - resterà sempre nel cuore della parte più proletaria di Buenos Aires e poi dell'intera Argentina, esatta controparte dei ricchi e odiati rivali: così se Los Milionarios amano il bel gioco, i tifosi Xeneizes ("Genovesi") si esaltano per grinta e sudore, e anche se lo scorrere del tempo ha inevitabilmente assottigliato certe differenze stilistiche queste resistono ancora oggi, in una realtà calcistica come quella argentina che continua a viaggiare con tempistiche tutte sue.

Elencare i nomi dei campioni che nel corso della storia hanno vestito le gloriose casacche di queste due grandi squadre è impossibile, non altrettanto però citare i primi due, leader delle rispettive compagini in occasione del primo Superclasico che la storia ricordi andato in scena nella Copa Campeonato (uno dei due allora esistenti campionati nazionali) del 1913: Candido Garcia, elegantissimo centromediano con un piede sinistro talmente educato che si dice possa persino suonarci il violino, guida il River Plate alla vittoria per 2-1 realizzando il primo gol nella storia del Superclasico e poi tenendo a bada la stella del Boca Pedro Calomino, centravanti a cui gli argentini attribuiscono l'invenzione della rovesciata.

Negli anni successivi Boca e River si spartiranno a lungo il dominio del calcio in Argentina, mantenendosi costantemente al vertice e conquistando la bellezza rispettivamente di 27 e 36 campionati, trionfi spesso decisi in derby che fin da subito non sono semplici partite di calcio, per quanto sentite, ma veri e propri scontri ideologici che infiammano ed esasperano gli animi dei tifosi. E se già nel primo confronto tra i due club non mancano risse e disordini sugli spalti, negli anni successivi questa tensione - per molti la più intensa che sia possibile vivere nel mondo del calcio - finisce per trasmettersi anche ai protagonisti in campo: vincere è una questione d'onore e spesso può determinare il successo o meno di una stagione, perdere un'onta inaccettabile che può persino segnare una carriera per sempre.

Martin Palermo e Juan Roman Riquelme, idoli dei tifosi del Boca JuniorsGetty Images

Nonostante nel calcio non manchino certo in ogni parte del mondo esempi di tifo portato all'estremo, la rivalità tra Boca Juniors e River Plate, tra chi è rimasto fiero delle proprie radici e chi invece ha lasciato il quartiere di origine inseguendo soldi e fama, è qualcosa che va oltre e che sconfina ampiamente nella fede, che porta a eccessi impossibili da comprendere per chi è estraneo al mondo del calcio argentino: qualcosa che ha portato alla nascita della celebre affermazione che se Dio esiste, quando queste due squadre giocano una contro l'altra, sicuramente è da qualche parte negli spalti oppure a casa, davanti alla televisione.

Una storia, quella del Superclasico, lunga e incredibilmente equilibrata: nelle 246 edizioni disputate fino a oggi sono 88 le vittorie del Boca, 82 quelle del River, 77 i pareggi e decine e decine le gare passate alla storia: dalla già citata prima sfida del 1913, vinta dal River per 2-1, al clamoroso 6-0 con cui il Boca guidato dal grande bomber Domingo Tarasconi si impose nel 1928, vittorie clamorose bissate nel 1973 e nel 1974 con un doppio 5-2 arrivate dopo gli anni de La Maquina del River, capace di trionfare nel 1941 e nel 1942 con un 5-1 e un 4-0 per poi essere steso l'anno successivo dall'epico gol di Severino Varela, bomber uruguaiano sbucato dal nulla in area di rigore e per questo passato alla storia come Boina - il basco che indossava immancabilmente - Fantasma.

E come dimenticare Boca-River 4-5 del 1972, "il Superclasico più bello di sempre"? Come non citare la semifinale di Coppa Libertadores del 2004 in cui Tevez, idolo del Boca, dopo aver segnato in casa del River imitò il verso della gallina - animale a cui vengono accostati calciatori e tifosi del River - finendo per essere espulso? Come dimenticare la sfida del 1931, in cui l'arbitro fischiò un rigore per il Boca causando proteste talmente animate in campo da spingerlo a espellere in un solo momento ben tre giocatori del River?

L'ultima volta quella che può essere definita senza ombra di dubbio la rivalità più accesa nel mondo del calcio - tanto da essere inserita al primo posto nella lista delle "50 cose da fare prima di morire" stilata anni fa dal The Observer - è andata in scena in campo internazionale è durata appena un tempo: ottavi di Libertadores del 2015, i giocatori Milionarios vengono colpiti agli occhi dallo spray al peperoncino spruzzato dai tifosi avversari e la gara viene sospesa.

La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la rivalità tra quelle squadre un tempo così vicine e presto diventate nemiche giurate non si è mai sopita. Boca-River, il Superclasico, sarà sempre una battaglia, uno scontro tra fedi e ideologie, qualcosa di diverso, impossibile da capire per i profani, che però non possono che restarne irrimediabilmente affascinati. I prossimi 10 e 24 novembre, nei catini infuocati de La Bombonera prima e del Monumental poi, il palcoscenico sarà il più importante al mondo, vero, ma c'è da scommettere che la storia si ripeterà come sempre uguale a sé stessa, uno spettacolo capace di andare ben al di là delle gesta dei protagonisti sul campo, ultima e eterna ribellione al calcio moderno.

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