Serie A, cosa deve fare Romagnoli per prendersi il Milan?

La fascia di capitano voluta da Gattuso e il gol al 91’ contro il Genoa potrebbero essere momenti importanti nel percorso di crescita del miglior giovane difensore italiano. La sua carriera è a una svolta.

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Il goal al 91’ che ha dato la vittoria al Milan contro il Genoa, nel recupero del primo turno di Serie A, ha riportato in auge un calciatore di cui si parla ormai poco, Alessio Romagnoli, considerato quasi un veterano, anche se è un classe 1995 e molti suoi coetanei sono ancora sospesi fra titolarità e panchina formativa. Romagnoli ha esordito con la Roma prima in Coppa Italia, da titolare con Zeman, a 17 anni, nella partita vinta 3-0 dalla Roma contro l’Atalanta, per poi esordire pochi giorni dopo anche in Serie A in Roma-Milan 4-2. I fari su Romagnoli però si accendono quando Mihajlovic lo vuole a tutti i costi per la sua Sampdoria in prestito, affermando che si tratta del nuovo Nesta.

Da lì iniziano grandi prove che ne fanno uno dei giovani più interessanti del panorama italiano, ma anche partite giocate con il freno a mano tirato e distrazioni fatali per la propria squadra, scusate anche dalla giovane età del difensore. Per fortuna l’allenatore serbo scioglie il primo dubbio, spostandolo definitivamente al centro, rispetto alla fascia laterale dove aveva spesso giocato con la Roma e poi, sottolineando ancora una volta il suo potenziale straordinario, riesce a strapparlo alla Roma e portarlo al Milan in maniera definitiva per 25 milioni di euro. Come per l’esordio boom con la Roma, anche in Nazionale parte subito forte, tenendo a freno i terribili attaccanti spagnoli nella sua partita di esordio, giocata a Torino contro la Spagna e pareggiata per 1-1 il 6 ottobre 2016.

Intorno a Romagnoli tutto sembra preparato per un percorso di crescita di altissimo livello: i suoi allenatori di club e Nazionale stravedono per lui, tante squadre di livello mondiale lo cercano per fargli fare un ulteriore step in avanti, i compagni lo riconoscono come riferimento non solo difensivo e ne esaltano la personalità. Eppure negli ultimi due anni, nei momenti in cui Romagnoli doveva esserci, non c’è stato. Ha perso per infortunio gli Europei Under 21, con l’Italia piena di speranze sconfitta in semifinale, non c’era nemmeno nelle due partite contro la Svezia, che ci hanno negato i Mondiali, mentre con il Milan ha sempre galleggiato insieme alla squadra nella mediocrità. Ora che il Milan sembra ripartire davvero grazie ad una società ben strutturata, un tecnico come Gattuso gli ha affidato la fascia di capitano e confida in lui, Alessio Romagnoli è arrivato al punto di doversi affermare in maniera definitiva nel calcio italiano e diventare quello che prometteva ad inizio carriera. Il gol contro il Genoa potrebbe essere un momento di passaggio importante.

Alessio Romagnoli ha tutto per prendersi in maniera definitiva la maglia della NazionaleGetty Images
Alessio Romagnoli, oltre ad affermarsi in Serie A, deve diventare titolare in Nazionale

Serie A, Alessio Romagnoli è a un momento di svolta: deve diventare il centro del Milan 

Spesso sono eventi clamorosi a ridare fiducia ad un giocatore e rimetterlo sulla mappa del calcio e delle riflessioni sul suo futuro. Alessio Romagnoli che al 91’ riesce ad arpionare al volo una respinta di Radu, il portiere del Genoa, nel recupero della prima giornata di Serie A, e a spedire il pallone in porta, grazie ad un gesto tecnico che dimostra una sensibilità nel piede sinistro da centrocampista, può essere uno di quegli eventi che danno finalmente la scossa ad una carriera che vegeta nella mediocrità.

Romagnoli è forse l’unico difensore giovane italiano che ha tutto per affermarsi ad altissimo livello, seguendo la grande tradizione difensiva italiana. Ha prima di tutto senso della posizione, l’elemento più importante per poter difendere bene a zona, ha una buona velocità di base, un ottimo piede, che gli permette di fare regia dal basso, aiutando il metodista, pecca nella marcatura a uomo e alcune volte ha problemi con i cross dalle fasce, ma è un difensore che ha ancora molti margini di miglioramento avendo solo 22 anni.

Quello che serve adesso è anche un atto di sfrontatezza da parte sua, che prima di tutto deve puntare a non restare nella mediocrità di un Milan senza obiettivi, ma anzi puntare prima di tutto alla Champions League e poi a giocarla ad alti livelli per potersi testare ad un livello superiore. E poi serve in lui anche la presa di coscienza che la maglia della Nazionale deve essere sua. Riuscire ad avere la titolarità in Nazionale vorrebbe dire affermarsi in maniera definitiva in ambito italiano e mostrare davvero, nei contesti internazionali più alti, il proprio valore.

La fascia di capitano che squadra e soprattutto Gattuso hanno voluto concedergli va proprio in questa direzione: Romagnoli non deve più accontentarsi di fare bene piccole cose, magari importanti per la propria squadra, ma che non la fanno crescere in ottica generale. Deve prendere in prima persona la responsabilità di far crescere il Milan, mettendoci la faccia e soprattutto iniziando a guidare gli altri, altro elemento che sembra mancargli in questa fase della sua carriera.

Il progetto di campione che accompagna da sempre Alessio Romagnoli è adesso ad un punto di svolta decisivo: o il difensore rossonero diventa una faccia e una voce del Milan prima e del calcio italiano poi, acquisendo personalità che va anche oltre il suo piccolo orto della difesa milanista, oppure resterà un abbozzo di campione che i tempi e le modalità di gestione, oltre alla sua poca personalità, non ne hanno fatto un grande calciatore.

Donnarumma, Calabria, Romagnoli, Cutrone, il Milan è pieno di calciatori che sono di fronte ad una svolta nella propria carriera. Se tutti insieme fanno il grande salto, i rossoneri possono diventare di nuovo una grande squadra, con un forte blocco italiano che sa creare un’identità fondamentale anche nel calcio globale contemporaneo. Se tutti questi restano “giovani” fino a 30 anni e più, così com’è l’andazzo attuale del calcio italiano, allora il Milan dovrà iniziare a pensare anche di poterli lasciar andare, per ridiventare con altri calciatori una squadra che oltre alla Serie A possa mettere nel mirino anche i grandi tornei internazionali.  

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