Stadio Flaminio, inizia la riqualificazione: il futuro dell'impianto

È iniziata lunedì scorso l'opera di bonifica del secondo impianto sportivo più grande di Roma. L'Assessore Frongia: "Abbiamo avviato un discorso con il Coni e la Federazione di Rugby".

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Una casa dello sport nel cuore di Roma. Un impianto abbandonato per troppo tempo tra il silenzio assordante della istituzioni: un'assenza che ha pesato sia a livello amministrativo che di decoro per la Capitale. Ma il momento più buio dello Stadio Flaminio sembra alle spalle: una fetta di storia pronta a risorgere dalle proprie ceneri. L'obiettivo è quello di riportarlo ai fasti di un tempo, invertendo la rotta rispetto alla brutta piega che si stava prendendo.

Lunedì all'alba gli addetti dell'Ama - società che si occupa dei servizi ambientali a Roma - ha iniziato l'opera di bonifica dello Stadio Flaminio. Si è cominciato dalla rimozione dei rifiuti nelle aree interne e circondanti l’impianto. Ma soprattutto si è intervenuti sul verde infestante: operazioni che hanno riguardato anche il campo da gioco, per anni lasciato all'abbandono e l'incuria.

Così come avvenuto per il Campo Testaccio (bonifica terminata lo scorso 19 ottobre), l'intervento dell'Ama durerà circa un mese: un progetto sottoscritto in sinergia con la società di multiservizi teso al rilancio dell’impiantistica sportiva e del decoro urbano. Un impegno da parte del Dipartimento Sport che va avanti di pari passo con il piano di conservazione della struttura grazie alla Pier Luigi Nervi Project Association e alla facoltà di architettura dell'Università 'La Sapienza'.

Stadio Flaminio, RomaGetty Images
Lo Stadio Flaminio potrebbe tornare a essere la casa del rugby

Stadio Flaminio, al via la riqualificazione. E il futuro?

Camion e miniruspe. Così è iniziata l'opera di bonifica dello stadio realizzato nel 1959 da Pier Luigi e Antonio Nervi, che in passato ospitò entrambe le squadre della Capitale: nella stagione 1989/'90 Lazio e Roma giocarono l'intero campionato allo Stadio Flaminio, per via dei lavori all'Olimpico in vista di Italia '90. Un impianto storico che può tornare a vivere dopo che alla fine degli anni Cinquanta prese il posto dello Stadio Nazionale, dove si svolse la finale dei Mondiali del 1934.

Nato come stadio di calcio, ma che con il calcio ha poco a che spartire. Più volte negli ultimi anni sia Roma che Lazio hanno dimostrato disinteresse nei confronti dello Stadio Flaminio. Due i motivi principali: l'impossibilità di prevedere una copertura (la struttura possiede solo una tribuna coperta) e la scarsa possibilità di uso commerciale. Allora quale futuro si prospetta per il gioiello progettato dal genio di Nervi? La risposta, al quanto cauta, arriva dall'Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Cittadini, Daniele Frongia:

Dopo la pulizia, dovremo studiare un progetto per un utilizzo provvisorio. Si possono prevedere eventi e musei temporanei, inoltre abbiamo avviato un discorso con il Coni e la Federazione di Rugby. Abbiamo già ricevuto comunque delle proposte.

Un binomio, quello tra Flaminio e Fir, che vanta radici profonde. Un utilizzo regolare per circa trent'anni da parte del rugby a partire dal 1975. Ma prima di spingersi così in là, l'obiettivo primario resta il recupero del decoro urbano della zona. L'opera di bonifica, che dovrebbe terminare i primi giorni di dicembre, costerà al Comune di Roma circa 100mila euro. Mentre per l'intervento di restauro e ristrutturazione si parlerà di milioni e di ipotetici investitori privati. L'auspicio è che la Capitale possa ritrovare il prima possibile il maggior impianto sportivo dopo l'Olimpico.

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