Nuovo stadio Roma, inchiesta chiusa: in 20 a rischio processo

Chiuso il primo filone dell'indagine sull'impianto in zona Tor di Valle: confermato il non coinvolgimento diretto della Roma, mentre il Codacons deposita un altro ricorso.

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Presunto taglio di cubature rispetto al progetto iniziale e operazioni di intermediazione illecita attraverso promesse economiche. Sono gli orizzonti delineati dalla Procura di Roma al termine dell'Operazione Rinascimento, primo filone dell'indagine sul nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Le indagini sono state avviate con l'obiettivo di fare chiarezza sulla rete di amicizie e consulenze messa in piedi dall'immobiliarista Luca Parnasi per avere il via libera alla costruzione dell'impianto.

A più di quattro mesi dall'arresto di Parnasi, accusato di corruzione, le indagini hanno presentato il primo conto. Sono 20 le persone che rischiano di andare a processo, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito. Definita anche la posizione della Roma: i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin hanno confermato il non coinvolgimento diretto del club e dei suoi dirigenti.

Le indagini riguardanti Parnasi hanno coinvolto anche cinque collaboratori del costruttore: Gianluca Talone, Simone Contasta, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, Luca Caporilli. Rischiano tutti il rinvio a giudizio, alla pari - tra gli altri - di Luca Lanzalone, ex presidente di Acea, Adriano Palozzi, ex vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio ed esponente di Forza Italia, Michele Civita (Pd), all'epoca assessore regionale all'Urbanistica, Davide Bordoni, consigliere comunale di Forza Italia, Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, e Francesco Prosperetti, soprintendente ai beni culturali di Roma.

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Nuovo stadio della Roma, chiusa l'Operazione Rinascimento: in 20 a rischio processo

Nuovo stadio della Roma, in 20 a rischio processo: il Codacons presenta un altro ricorso

La data del 5 dicembre 2017, quando la Conferenza dei Servizi aveva dato il via libero al nuovo Stadio della Roma, sembra lontana una vita. Il panorama tracciato dall'avviso di conclusione delle indagini è ricco di ombre e punti da chiarire, in particolare per quanto riguarda l'operato di Parnasi e dei suoi collaboratori:

Avevano l'obiettivo di commettere una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione al fine di ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla realizzazione del nuovo stadio della Roma e di altri progetti imprenditoriali riconducibili all'operatività del sodalizio.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso, al primo esito dell'Operazione Rinascimento va sommato anche il secondo ricorso - dopo quello risalente al momento dell'arresto di Parnasi - presentato dal Codacons presso il Tar del Lazio contro la costruzione dell'impianto di Tor di Valle fondato sui presunti illeciti contestati dalla Procura. L'associazione nata per difendere i diritti degli utenti e dei consumatori ha chiesto l'annullamento del progetto, rivolgendosi in una nota ufficiale anche ai dirigenti della Roma:

A breve i giudici del Tar si pronunceranno sulla richiesta di sospensione della procedura amministrativa per la costruzione dello stadio. La Roma nel frattempo farebbe meglio a cercare un nuovo sito per la realizzazione dell'opera, un sito che sia più utile a tifosi e cittadini.

Il club giallorosso, intanto, vede confermato il non coinvolgimento diretto nella vicenda, rimarcato anche nella recente Assemblea dei Soci, e attende invece di godere del diritto a costruire lo stadio nei tempi più rapidi possibili. Osservando da spettatore interessato l'ennesimo capitolo di una vicenda spinosa. 

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