Juventus, Report risponde: nuove intercettazioni e testimonianze

Gli striscioni che offendevano le vittime di Superga entrarono con il benestare della società? La trasmissione di Rai 3 difende la propria integrità e porta a suo sostegno alcuni audio fin qui inediti.

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Si arricchisce di un nuovo capitolo, e potrebbe non essere l'ultimo, la storia tra la Juventus e la nota trasmissione d'inchiesta Report: quest'ultima, dopo aver mandato in onda lo scorso lunedì 22 ottobre una puntata che indagava sui rapporti tra i gruppi ultras bianconeri e la criminalità organizzata legati al bagarinaggio e all'introduzione di striscioni offensivi all'interno dello stadio con il benestare del club, aveva incassato nei giorni successivi la risposta decisa del presidente Andrea Agnelli.

Il numero uno della Juventus, nel corso dell'ultima assemblea degli azionisti, si era infatti dedicato in apertura alla puntata di Report appena andata in onda ricordando la sentenza della Corte Federale d'Appello del 22 gennaio 2018 - che negava qualsiasi responsabilità al club sia per quel che riguarda il bagarinaggio sia per quanto riguarda l'introduzione degli infami striscioni offensivi nei confronti della memora del Grande Torino - e invitando la trasmissione e tutti i media a parlare tenendo però rigorosamente conto delle sentenze emesse.

In entrambi i casi, insomma, la Juventus sarebbe stata parte lesa, avendo venduto sempre i biglietti rispettando le norme vigenti e non solo non favorendo l'entrata di certi striscioni, ma anzi aiutando la polizia a identificare e arrestare i responsabili poi rei confessi. Parole molto dure, che mettendo in dubbio la professionalità dei giornalisti di Report ha spinto la trasmissione a tornare sull'argomento con nuove intercettazioni tese a dimostrare le responsabilità del club bianconero nelle vicende.

Report risponde alla JuventusGetty Images

Report risponde alla Juventus con nuove intercettazioni

Il conduttore di Report Sigfrido Ranucci torna sull'argomento all'inizio della puntata in onda lunedì 29 ottobre asserendo che com'è legittimo che Andrea Agnelli difenda l'operato della propria società davanti agli azionisti altrettanto legittimo è che la trasmissione tuteli i propri ascoltatori, che pagano il canone e hanno diritto di essere informati. Dopo aver ricordato che la trasmissione della settimana precedente si basava sugli atti giudiziari dell'inchiesta Alto Piemonte condotta dei magistrati antimafia della Procura di Torino.

Sottolineato che nessun dirigente o dipendente della Juventus è rimasto coinvolto nell'inchiesta penale, Ranucci ricorda tuttavia che nelle motivazioni della sentenza dei giudici c'è scritto che il club bianconero ha ceduto biglietti e pacchetti di abbonamenti ai capi ultrà, tra cui diversi pregiudicati e Rocco Dominello, esponente della 'ndrangheta, con la consapevolezza che sarebbero stati rivenduti: in cambio avrebbe ottenuto la quiete all'interno dello stadio.

Viene successivamente mandata in onda un'intercettazione tra Raffello Bucci e Alessandro D'Angelo, rispettivamente ex capo ultrà assunto successivamente dalla Juventus come responsabile dei rapporti tra tifosi, società e forze dell'ordine e responsabile della sicurezza del club bianconero: questa riguarderebbe proprio i famigerati striscioni su Superga in occasione del derby contro il Torino del febbraio 2014 e non farebbe riferimento ad altre occasioni come suggerito in sede di processo. Nell'audio i due sembrano anche trattare l'entità della multa che la società presieduta da Andrea Agnelli è disposta a pagare.

  • D'Angelo: Come ti posso aiutare domenica?
  • Bucci: Eh, mi devi aiutare fratello. Perché io ho fatto il lavoro, però mi devi aiutare
  • D'Angelo: Posso fino a 50mila...
  • Bucci: Non ce la fai, non ce la fai.
  • D'Angelo: No, ti prego, non Superga.
  • Bucci: Arrivo già armato!
  • D'Angelo: Ma negli zaini? Quanti?
  • Bucci: Ma saranno due zaini!
  • D'Angelo: Eh, va bene va bene, dai.

Pochi giorni dopo Alessandro D'Angelo richiama Bucci - suicidatosi poi in circostanze sospette dopo aver testimoniato in procura - e gli racconta di essere stato ripreso dalle telecamere dello stadio ed essere stato convocato per questo dal presidente Agnelli.

  • D'Angelo: Devo farti una confessione. Mi hanno beccato. Lo zaino?
  • Bucci: Si?
  • D'Angelo: Si, ma mi vien da ridere. Sono andato su dal presidente, mi ha detto "Ale sei un ciuccio, ti hanno beccato". C'era il direttore dello stadio che mi ha detto "no, fai benissimo, tu puoi fare il c***o che vuoi, se me lo dici ti aiuto". Io gli ho detto che non volevo coinvolgere nessuno visto che è una porcheria assurda quella che ho fatto.

Report prosegue spiegando che nessuno ha mai chiesto a D'Angelo quale sarebbe stata quella "porcheria", citando gli atti del processo che parlano di "gravità dell'operato di D'Angelo che si è prestato alle richieste del gruppo ultrà al fine di agevolare l'introduzione nello stadio di materiale non ammesso." E poi c'è la questione del presunto colpevole, reo confesso dopo essere stato immortalato dalle telecamere dello stadio - citato da Andrea Agnelli - che però avrebbe spiegato di avere introdotto uno striscione infilandolo sotto la felpa.

Testimonianza poco credibile vista la dimensione dello stesso e peraltro smentita da un agente della Guardia di Finanza, che mette a verbale di aver fermato lo stesso tifoso: dopo averlo multato per il possesso di un biglietto sotto falso nome lo avrebbe anche controllato, non trovandolo in possesso di nessun materiale vietato.

Quel giorno, allo stadio, gli striscioni relativi a Superga sono due, uno è esposto in un settore diverso da quello di Bucci e questo basterebbe a scagionare D'Angelo, anche se nelle intercettazioni successive sembra emergere il fatto che lo stesso Bucci trattasse a nome di tutti i gruppi ultras e che questo sia avvenuto proprio per gli striscioni esposti per infangare la memoria del Grande Torino.

  • D'Angelo: Non mi venire allo stadio a far stare zitta tutta la curva e a farmi sentire i bovini cantare. Fallo. Che mi stanno sul c***o in una maniera...
  • Bucci: Non meritano un c***o.
  • D'Angelo: No, per nulla. Sono d'accordo anch'io stavolta. Quindi...se hai bisogno io son qua.

E ancora, successivamente, Bucci chiama D'Angelo e lo rassicura.

Ho usato un tatticismo, gli ho detto "guarda, per farti capire la disponibilità il fenomeno mi ha detto 'Ti do una mano, dobbiamo ucciderli'." Oh, dopo che gli ho detto questa frase...

La trasmissione prosegue, sono pochi minuti ma molto serrati. C'è la testimonianza della ex-compagna di Bucci, Gabriella Bernardis, che all'inviato Federico Ruffo racconta quanto avvenuto nei giorni precedenti e successivi a quel famigerato derby.

Lui di solito mi diceva sempre più o meno cosa c'era scritto sugli striscioni quando veniva a parlarmi, quella volta lì mi ha detto "questa volta abbiamo fatto una cosa un po' pesante, abbiamo scritto sulla strage del Superga". Raffaello faceva anche gli striscioni, e ne ha fatto uno di questi. Gli ho chiesto se fosse pazzo e mi ha detto "ma tanto con Alessandro riusciamo a fare tutto, lui mi aiuta a fare entrare tutto, facciamo entrare anche quello striscione lì". Disse che non ci sarebbe stato nessun tipo di problema, perché come al solito sarebbero riusciti a entrare. Quando arrestarono quel ragazzo che si prese la colpa dissi a Raffaello "lo sai che non è stato lui" e lui mi disse che dovevo farmi gli affari miei.

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