NBA: l'esordio a Los Angeles di James, i Rockets e la rissa Paul-Rondo

L'NBA voleva accogliere James nella sua nuova casa, ma ne è uscita una partita brutta, la sconfitta e una rissa da stadio.

Il parapiglia dello Staples Center Getty Images

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Se pensate che gli animi a iniziano stagione NBA possano essere calmi, non guardate la partita tra Los Angeles Lakers e Houston Rockets della notte scorsa. Doveva essere l’esordio patinato di LeBron James allo Staples Center, magari coronato con una vittoria dei gialloviola, invece non solo è mancato il guizzo vincente, che contro i Rockets può starci, ma è anche finita con una sonora rissa da saloon che ha rischiato di contare i feriti al termine del match.

A 4.13” dalla fine James Harden si avventura in una delle solite scorribande in area lucrando l’ennesimo fallo su Ingram, che non la prende bene e lo spintona via. Sembra finita, ma quando Chris Paul e Rajon Rondo cominciano l’alterco, si passa in un attimo dalle parole a un dito nell’occhio di Rondo sino alla risposta con un gancio in faccia a CP3 degno del miglior Floyd Mayweather. Da lì si accende il parapiglia con James a cercare di sedare l’amico Paul e gli altri in un misto tra finto buonismo e trash talking. Ne risulta che vengono espulsi Rondo, Paul e Ingram che guarderanno il finale dagli spogliatoi.

Contrariamente a quello che potrebbe dire, il risultato è stata una partita decisamente brutta con pochi acuti, se non qualche lampo di Harden e un paio di giocate di Ball. Si sono sprecate le palle perse che in alcuni casi hanno anche lanciato dei curiosi due contro zero degni del campetto. I Lakers sono sembrati spesso fuori controllo nel cercare di spingere il contropiede (una delle poche armi per fare bene), mentre i Rockets hanno ancora molto lavoro da fare se vogliono tornare la squadra armoniosa e splendente che erano nella scorsa stagione.

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NBA: i Lakers sono tutti da fare

C’era molta attesa per il primo spettacolo di LeBron James a Los Angeles, ma sia gli avversari che un roster curioso come quello dei Lakers avevano fatto pensare a qualcosa che non necessariamente sarebbe stato da inserire negli annali NBA. I gialloviola sono un cantiere con i lavori in corso e la data finale nella prossima offseason, perché al momento possono essere competitivi solo se riescono a distendersi in contropiede o transizione, dove hanno una grande quantità di atleti in grado di condurre e finire.

Le uniche cose buone a metà campo sono uscite dagli isolamenti in post basso e medio di James, che ha sempre servito il Caldwell-Pope o l’Hart del caso in taglio generando canestri facili e un minimo di qualità offensiva. JaVale McGee è stato il classico uomo d'attività vicino al ferro, Stephenson ha da subito messo la sua schizofrenia nel gioco facendo prendere un tecnico a Harden nel secondo quarto con la sua classica dose di urli e simpatia, mentre Lonzo Ball ha approcciato bene il match, dimostrando di poter segnare da tre punti se dotato di un po’ di spazio (sul contested c’è ancora da lavorare molto), mentre Ingram è risultato il più abulico con tante soluzione infruttuose dal mid range e un po’ d'ingenuità nella marcatura di Harden, che poi ha portato a tutto il parapiglia del quarto periodo.

LeBron James contro l'amico Chris PaulGetty Images

LeBron James tranquillo, quasi riluttante

Il re non ha quasi voluto rubare il proscenio nel suo esordio losangeleno, infatti un po’ per autogestirsi e un po’ per testare i propri compagni, non ha inserito la terza marcia in questa partita, facendo spesso il vigile e provando a produrre più per la squadra che per sé. Ha rinunciato a qualche uno contro uno sui mismatch, ha mancato un paio di finalizzazioni nei pressi del ferro non da lui, riuscendo comunque a portare a casa 24 punti.

L’inizio di stagione non può essere un metro valutativo né sulle squadre, ne tantomeno sui singoli, considerato che James, a 33 anni, dovrà sempre più gestire lo sforzo e il proprio fisico, ma questa è stata una brutta partita, con anche la connivenza degli arbitri che l’hanno persa di mano già nel primo tempo su qualche alterco. Sembra ancora tutto da definire anche il metro arbitrale, così come il giro di vite tanto atteso riguardo ai falli sul tiro da tre punti, perché Harden ne ha lucrato uno nel quarto periodo che avrebbe fatto infuriare il Dalai Lama. Fortunatamente questo match non è la cartina al tornasole di questi primi giorni NBA, perché tante partite sono state già molto interessanti (guardate le gesta di Nikola Jokic per esempio), ma l’eccessivo nervosismo potrebbe essere un segnale da considerare per queste due squadre.

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