Lo sport oltre i propri limiti: Hiromu Inada, Ironman a 86 anni

Straordinaria prova dell’atleta nipponico che è diventato il più anziano a finire l'Ironman World Championship: 3,8 km a nuoto, 180 in bici e un’intera maratona di corsa.

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Il bello dello sport è che chiunque può scegliere la propria specialità, per passione o per indole, per denaro o per caso e dedicarcisi nei tempi e nei modi che ritiene adatti a sé e alle proprie abitudini di vita o alle proprie possibilità, fisiche, economiche, lavorative o familiari.

Nello sport c’è spazio per tutti, per Federica Pellegrini e per Roger Federer, per Lionel Messi e per Chris Froome, ma anche per chi gioca a basket con gli amici al lunedì sera o si sfianca in solitaria fra campi e stradine per preparare la maratona di New York o una gara di Ironman o ancora lo sceglie per reagire con fierezza a un handicap fisico.

In passato spesso era l’età lo spartiacque fra chi praticava sport, soprattutto a livello agonistico ma non solo, e chi con gli anni sceglieva il divano. Poi la combinazione di diversi fattori, fra i quali l’accresciuto benessere e il conseguente innalzamento della vita media, hanno spostato sempre più in avanti l’orologio biologico e alzato l’asticella.

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Ironman 2018: la partenza della frazione di nuoto

Hiromu Inada: Ironman a 86 anni

Naturalmente ci sono limiti oltre i quali è difficile andare. Un esempio eclatante? Manca la controprova, ma è estremamente probabile che oggi una sfida sul tartan fra il 32enne Usain Bolt, primatista mondiale dei 100 metri piani con 9”58, e Filippo Tortu, 20enne recordman italiano con 9”99, finirebbe con una pesante disfatta per il pur ancora giovane giamaicano. Quelli che richiedono scatti brucianti e possanza fisica, insomma, non sono sport per “vecchi”.

Usain Bolt recordGetty Images

Oltre una certa età è meglio battere altre strade. Che non vuol dire per forza accontentarsi della bocciofila dietro casa: un allenamento adeguato, abbinato a una sana alimentazione e a uno stile di vita complessivamente in linea, può consentire di ottenere prestazioni a volte persino migliori di quelle che si raggiungevano in età giovanile. Questione di testa, di cervello, di esperienza, insomma. Ne sa qualcosa Hiromu Inada, l’atleta giapponese che nei giorni scorsi ha vinto, nella sua categoria, l'Ironman World Championship. In programma ogni anno alle Hawaii, si tratta di una specie di triathlon all’ennesima potenza, una manifestazione assolutamente massacrante.

Se vi è capitato di seguire il triathlon alle Olimpiadi, forse ricorderete che i partecipanti percorrono 1,5 km a nuoto, 40 in bici e 10 di corsa. Ebbene per diventare un Ironman occorre nuotare per 3,8 km, pedalare come forsennati per 180 (una tappa media del Tour de France) e poi, per chiudere in bellezza, e in freschezza, correre un’intera maratona, cioè 42,195 km. Ma non è tutto: la titanica prova per fregiarsi del titolo di Ironman va anche completata entro un tempo massimo (17 ore), tanto per chiarire che è inutile provare a barare con se stessi. Non ci si improvvisa uomini di ferro.

La straordinarietà della prestazione di Inada, all’interno di una competizione che è già fuori da ogni canone, sta però nella sua età: nato nel novembre del 1932, l’atleta giapponese sta per compiere 86 anni e l’Ironman è la sua vita da una quindicina. Nel 2015 commosse il mondo quando, stremato dalla fatica, inciampò a pochi metri dal traguardo, cadde e rialzatosi a fatica completò la prova con un ritardo di 6 secondi sul tempo massimo: non poteva fregiarsi del titolo di uomo di ferro. Avrebbe potuto essere la sua ultima occasione, ma lui stupì tutti dando l’appuntamento per l’anno seguente. Ovviamente ce la fece e ce l’ha fatta anche quest’anno, completando la prova in congruo anticipo, per evitare inconvenienti: 16 ore, 53 minuti e 49 secondi il suo tempo da meraviglioso 86enne. Nel dettaglio, Inada ha impiegato 1.51’25 nel nuoto, 8.02’40 sui pedali e 6.28’17 nella corsa. Dati che si commentano da soli!

La preoccupazione della famiglia

Il bello è che il “nonno di ferro” giapponese ha cominciato a dedicarsi allo sport a 70 anni, un po’ di corsa, di tanto in tanto la bici e qualche nuotata. Fino al colpo di fulmine per il triathlon e subito dopo la pazza idea: voglio diventare un Ironman. Marito, padre e nonno, la sua famiglia iniziò a pensare che fosse stato toccato da demenza senile. Figurarsi le preoccupazioni dei parenti quando sette anni fa, nella frazione a nuoto, fu colpito da un attacco di iperpnea e rischiò di affogare. Ma lui non si diede per vinto e oggi è ancora qui, a far sognare noi poveri mortali e a farci commuovere guardando il video di questo omino di acciaio, altro che ferro, che sbuca dal nulla nella notte delle Hawaii e, con la sua pila frontale accesa, corre leggero a tagliare quel traguardo che ha sognato per un anno intero.

Allenamenti "da fachiro"

Per Hiromu Inada l’Ironman è la vita: si prepara duramente sei giorni a settimana ed è sempre in cerca di nuovi sistemi di allenamento:

Il mio corpo si sta indebolendo con l'età, ma quando posso sentire che tutto il mio allenamento sta dando i suoi frutti è una sensazione impagabile. Provo le cose che vedo in TV e i consigli che ricevo. Facendo così, i miei tempi migliorano. Provo nuovi “trucchi” e li vedo diventare risultati reali ed è estremamente divertente.

Determinazione feroce, ferrea forza di volontà, disciplina, apertura mentale, buone abitudini alimentari oltre a un fisico sicuramente baciato dalla fortuna fanno di questo Ironman giapponese un esempio per tutti e un idolo assoluto nell’ambiente. Ecco la sua tabella degli allenamenti settimanali:

  • lunedì: bici 60 km, corsa 5 km
  • martedì: nuoto 3 km, bici 100 km
  • mercoledì: nuoto 3 km, cross country 15 km
  • giovedì: nuoto 3 km, mountain bike 70 km
  • venerdì: corsa 30 km
  • sabato: nuoto 3 km, bici 150 km.

La domenica, per fortuna, riposa. Occhi vivaci e risoluti, quando deve rispondere alla madre di tutte le domande - “perché?” - ha quell’espressione un po’ enigmatica che a volte hanno gli orientali per noi occidentali:

Adoro l’Ironman perché mi dà la possibilità di divertirmi in tre bellissimi sport. E poi non c'è niente di meglio della sensazione di aver raggiunto il tuo obiettivo attraverso una grande sofferenza.

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