Serie A, Chiesa: "Non valgo 60 milioni e alla Fiorentina sono felice"

L'attaccante viola si racconta ai microfoni del Corriere dello Sport: "Quando vedevo mio padre giocare, speravo un giorno di poter arrivare anche io a certi livelli".

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È l'uomo del momento, Federico Chiesa. Le polemiche per il modo in cui si era conquistato il calcio di rigore con l'Atalanta sono già alle spalle, perché questa sosta ha ribadito ancora una volta come lui possa essere il futuro dell'Italia.

L'attaccante della Fiorentina continua a mostrare un rendimento sopra la media e dopo aver fatto innamorare di lui Firenze con le sue partite in Serie A, conta di farlo anche a livello nazionale.

Su di lui è già pronta a crearsi un'asta di calciomercato nella prossima estate e il prezzo di partenza lo ha stabilito il Cies, che ha fissato il valore del suo cartellino a oltre 60 milioni. Uno dei punti di forza di Federico Chiesa, però, è l'umiltà, evidenziata ancora una volta nel corso di una lunga intervista concessa al Corriere dello Sport:

Io penso di dover dimostrare sempre il mio valore, anche se questi numeri mi paiono un po' esagerati. La mia unica priorità è far vedere, domenica dopo domenica, chi è Federico Chiesa. Ora la mia testa è tutta per il Cagliari. Il calciomercato? Io ora sono felice qui alla Fiorentina. E ripeto, penso solo alla prossima gara.

Serie A, Federico Chiesa si racconta

Come dicevamo prima, nelle scorse settimane non sono state poche le polemiche che lo hanno riguardato. Quel calcio di rigore conquistato con astuzia nella partita di Serie A contro l'Atalanta gli ha incollato addosso un'etichetta fastidiosa, quella del simulatore.

Le parole di Gasperini nell'immediato post-partita hanno accentuato questo concetto, ma Federico Chiesa ha preferito rispondere solo con prestazioni di alto livello, senza alimentare ulteriori polemiche:

Io devo pensare al campo, a giocare. Ha già parlato a sufficienza la mia società, la Fiorentina. Per me è acqua passata.

Davvero tanti i passaggi interessanti di questa intervista di Chiesa al Corriere dello Sport, come quello in cui racconta l'episodio dell'abbraccio con il fratello Lorenzo (che Federico tra l'altro continua a ribadire essere più forte di lui) dopo il gol segnato alla Spal in Serie A:

Prima della gara, parlando con mio padre, ci avevamo quasi scherzato su, sapendo che a bordo campo ci sarebbe stato lui. "Se segni vallo ad abbracciare" mi aveva detto. Quella cosa mi era rimasta dentro e l'ho fatta davvero. È capitato anche a me quando mio babbo giocava a Figline. Ricordo ancora il suo gol in un derby contro la Sangiovannese: lui segnò e corse verso di me. Diciamo che è una questione di famiglia.

L'amicizia con Davide Astori

Poi si passa dal suoi idoli di infanzia - "Senza dubbio Kakà, ma anche Shevchenko" - all'università di Scienze Motorie che sta portando avanti, fino ad arrivare inevitabilmente al ricordo dell'ex capitano della FiorentinaDavide Astori:

Davide per tutti noi era IL capitano, uno da 110 e lode in campo e fuori. Legava tutto lo spogliatoio. Quando arrivò Hugo in ritiro, nonostante non parlasse una parola d'italiano, era lui, a gesti, a fargli capire che cosa chiedeva l'allenatore, così come con i francesi. Ogni volta che arrivava un nuovo giocatore, dopo essere stato aggiunto alla nostra chat Whatsapp, sera sempre suo il primo messaggio con scritto, "Ciao, benvenuto". Quando io sono entrato per la prima volta al centro sportivo, ricordo ancora che c'erano lui e Bernardeschi. Fu Davide il primo a salutarmi. A tavola, ho sempre avuto il posto accanto al suo perché lui mi fece sedere lì. Quel posto lì è rimasto il suo: Davide è sempre con noi.

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