16 ottobre 1968: Tommie Smith e quel pugno verso il cielo

Cinquant'anni fa il gesto del campione olimpico e del compagno di squadra John Carlos stupì il mondo e diventò subito l'icona del rispetto dei diritti umani.

Tommie Smith e il pugno Getty Images

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Spesso quando si parla di Sessantotto si tende inconsciamente a restringere il campo alle manifestazioni studentesche, alle occupazioni delle Università di casa nostra, trascurando sbrigativamente a volte persino il "maggio francese", le contestazioni contro la guerra in Vietnam, la Primavera di Praga, Martin Luther King, Bob Kennedy, Tommie Smith, la strage di studenti a Città del Messico...

Il cosiddetto Sessantotto fu infatti qualcosa di particolarmente complesso e molto esteso. L'anno 1968 fu uno dei più tumultuosi e controversi, violenti e affascinanti della nostra storia più prossima, ricco di progetti e illusioni, spesso infranti e anche manipolati, che segnò comunque una linea di demarcazione col passato.

Forse il mondo non cambiò nel modo o meglio nella misura sperata da chi si batteva per quello, ma certamente nulla fu più come prima. La nostra società attuale, quella in cui viviamo ogni giorno, non sarebbe così com'è, con tutte le accezioni positive e negative, senza gli accadimenti di quell'anno.

Tommie Smith e il pugnoGetty Images
Smith e Carlos col pugno al cielo. A sinistra si intravede l'australiano Peter Norman che, giunto secondo, solidarizzò con i due americani e per questo subì l'ostracismo del suo governo e della sua federazione

Tommie Smith e quel gesto di 50 anni fa

Lo sport era già allora una componente importante della società e come tale non poteva certo rimanere sotto una campana di vetro, esente dal vento del Sessantotto. Pochi mesi prima Muhammad Ali, da campione mondiale dei pesi massimi, aveva suscitato enorme scalpore rifiutando di andare a combattere in Vietnam, mentre la Guerra dei sei giorni aveva di fatto scavato un solco mai riempito, non solo fra i popoli ma anche fra gli atleti israeliani e quelli del mondo arabo.

Muhammad Ali sul ringGetty Images

Ma nello sport il 1968 fu soprattutto l'anno delle Olimpiadi di Città del Messico che ebbero luogo dal 12 al 27 ottobre. Contestate, forse per la prima volta, da una parte della popolazione, contraria alle enormi spese sostenute dal governo, si aprirono con l'ombra della strage di piazza delle Tre Culture, dove la polizia sparò sulla folla che manifestava pacificamente, uccidendo alcune centinaia di persone. I Giochi messicani, però, sono noti soprattutto per il pugno al cielo di Tommie Smith. Il 16 ottobre 1968 lo sprinter, americano di colore, vinse la finale dei 200 metri stabilendo, con 19"83, il nuovo record del mondo. Una prestazione straordinaria se è vero che da allora solo tre uomini riuscirono a fare meglio di lui: Pietro Mennea, Michael Johnson e Usain Bolt.

Tommie SmithGetty Images
Tommie Smith, vittorioso, alza le braccia al cielo sul traguardo dei 200 metri

Primo sotto i 20 secondi

Smith fu il primo atleta ad abbattere la barriera dei 20 secondi nei 200 metri, ma la sua leggenda vive per ciò che fece durante la premiazione. Insieme al compagno di squadra John Carlos giunto terzo, infatti, Tommie si presentò sul podio a piedi nudi, per denunciare la povertà degli afroamericani, e con un guanto nero a coprire la mano, simbolo del Black Power. Fra lo stupore generale, Smith e Carlos seguirono l'inno americano col capo reclinato e i pugni guantati alzati verso il cielo.

Tommie Smith e CarlosGetty Images
Tommie Smith e John Carlos in una recente immagine

I due ebbero un destino comune, crudele e ingiusto: costretti a lasciare il villaggio olimpico, furono radiati dalla Nazionale statunitense e presto finì anche la loro carriera sportiva. Ma l'immagine della loro ribellione non violenta divenne un'icona del rispetto dei diritti umani e ancora in tempi recenti ha ispirato gli atleti di Nba, Nfl e Mlb - LeBron James e Steph Curry in testa - che inginocchiandosi durante l'inno, intendono protestare contro gli abusi della polizia sulle persone di colore.

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