"Dalle scommesse non si torna indietro: quote strane? Le gioco subito"

Confessioni di un gambler: dalle vittorie alla malattia, fino ad arrivare ai debiti. Nessuna alleanza, mai, contro il calcioscommesse.

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"Ho 2000 euro di "buffi" con il mio miglior amico, mi vedi preoccupato? No, e allora?", comincia così la nostra chiacchierata con S.P., in un bar del centro di Roma. 

Occhiali da sole, se li toglie, sguardo aperto. S.P. non è uno scommettitore comune, non è di quelli che gioca 2 euro a settimana. Non "gioca responsabilmente". Dietro i suoi occhi aperti si contorce la ludopatia, che sempre con grande difficoltà ammette, che sempre con grande difficoltà viene combattuta. 

Con S.P. abbiamo cercato di esplorare il punto di vista del gambler. Non solo per quel che riguarda le scommesse legali, ma anche l'universo sommerso di quelle illegali, il mondo clandestino e ricchissimo del match-fixing. Volevamo capire se il giocatore comune, ossessivo, poteva avere interesse ad aiutare le grandi aziende di betting nella loro lotta all'inquinamento delle quote, alla corruzione. Volevamo capire se, alla lunga, le partite truccate si possono scoprire. E sembra di no. E sembra che non ci sia possibilità di alleanze. Quello delle scommesse è un mondo di fiumi di soldi. Nessuno fa alleanze, in questo mondo. 

Scommesse illegali, il gambler: "Non aiuterei mai le aziende di betting"

D:  Come ti sei avvicinato al mondo delle scommesse? Qual è stata la molla che ti ha fatto iniziare a scommettere?

R. Passione per il calcio, malattia per il calcio. Il ricordo più nitido che ho? Un Olympiacos-Juve, Champions League: frequentavo le scuole superiori, avrò avuto 15 anni. Entro nella sala scommesse, gioco 3 euro, la quota per i bianconeri era a 2. Vince la Juventus 1-0 con gol di Nedved e prendo 6 euro. Il giorno che sono andato a riscuotere i 6 euro, mi sembrava di averne vinti 12mila. Non è stata solo una questione chimica, di eccitazione in circolo. il discorso era un po' diverso: "se seguo tantissime partite, faccio qualche soldino con una cosa che mi appassiona".

D. Ok, quindi cosi s'inizia. Ma qual è la cosa che lo fa andare su larga scala? Perché un conto è dire "fare qualche soldino", magari una volta a settimana, come quelli che giocano ogni venerdì 2-3 euro, un conto è iniziare a puntare pesante.

R. Penso che in generale la questione diventi automaticamente su larga scala, perché ti dà un'emozione. Nel momento in cui tu giochi 5 euro e perdi, ma sei andato vicino a vincerne 80, in quel momento hai avuto la sensazione di essere bravo. Arriva un'emozione. Lo vedo con mio padre: ne capisce poco, gioca 2 euro per prenderne 40: ha l'adrenalina a mille e mi fa quasi pena. Il fatto anche di andarci vicino, ti dà emozione, eccitazione, voglia di rifarlo. 

D. Secondo la tua esperienza, è un processo graduale?

R. Assolutamente si. Ricordo una finale di Champions League, Chelsea-Bayern Monaco. Avevo messo 100 euro sull'1 del Bayern nei 90'. Pareggia Drogba al 90'. Il Bayern era quotato a 1.80 quindi avrei vinto 180 euro. Avevo quasi 25 anni, non ero un ragazzino, avevo lo "stipendietto". Misi "una piotta" e quando pareggiò Drogba mi ricordo cosa provai: fu una sensazione bruttissima. Ero nella sala scommesse con i miei amici. Terribile.

Negli anni sono arrivato a quota 200mila €, avrei potuto comprare casa, andare dove volevo. Adesso ho "i buffi". Sono arrivato tre volte sopra gli 85mila euro. Sono picchi, poi torno a zero. E quando torno a zero torno a zero davvero. Faccio magari un anno di vita da paura, poi nella "bad run" (periodi in cui sembra andare male tutto ndr), c'è il crollo perché non mi so fermare.

D. La parte legale delle scommesse è connessa effettivamente alla parte illegale? Si ha la sensazione che in certe partite ci sia qualcosa non vada, con certe quote...

R. Raramente, forse sarà successo un paio di volte, ma fai conto che ho visto 7 miliardi di partite di 7 miliardi di sport. Il tennis è lo sport in cui sicuramente c'è la sensazione più forte di: "Guarda questo, si è venduto la partita". Sul tennis è più facile. Sul basket ricordo una partita di EuroBasket. Mi cambiò la vita, parliamo di una questione di 40mila euro. Sono stato male. Con una delle due squadre avanti di 16 ad inizio quarto quarto, hanno smesso, hanno proprio smesso di giocare. E mentre vedevo la partita avevo la sensazione di "no, non può essere, cosa stanno facendo?"

D. Come si proteggono le aziende di betting?

Per quel che mi riguarda, moltissime agenzie hanno limitato le mie giocate. Ti racconto una cosa veramente ridicola: giocata da 1000 per prendere 3000 su un'accoppiata di Champions. Entra, la prendo: da quel momento in poi non ho più potuto fare giocate sopra i 3 euro. 3 euro erano il massimo. E io ne avevo 3000 sul conto. Le vado a prelevare, vado in agenzia perché non potevo giocare e mi dicono: sei un giocatore sospetto. Io avevo giocato 1000 euro sul Manchester e sul Barcellona, niente di strano. In questo caso siamo quasi al massimo della paranoia e del ridicolo. Su un altro conto, con altra agenzia, sono arrivato a 90mila euro. Ne ritiro 50mila, faccio il bonifico. Mi chiama la responsabile del mio conto: "Allora, come va? Tutto bene? Ti faccio questa domanda per conoscerti un po' meglio". Avevano paura che me ne andassi. Perché il bonifico da 50mila era un messaggio: "Questo non lo vediamo più". Con il poker perdo di rado grosse cifre, con le giocate sì, ero un po' gambler, parecchio gambler. Però non ero mai andato fuori di testa, finché vinci non vai fuori di testa.

D. In questo caso ti hanno ostacolato non perché sei un giocatore sospetto, ma perché stavi vincendo troppo. Quindi in teoria questa situazione potrebbe capitare anche se sei uno scommettitore illegale. Se io scommetto illegalmente (o hanno questa percezione) mi fermano?

R. Aspetta, è diverso. Se giochi la Serie B cinese, ti fanno fare una giocata. Alla seconda ti dicono: "Arrivederci e grazie". Non ti fanno giocare 5mila euro sulla serie B greca, ad esempio. Gli eventi che non sono mainstream te li fanno giocare a cifre più basse.

Le singole, per il giocatore che vince anche legalmente, tendono a bloccarle, a limitarle. Quando sono arrivato a 200mila euro non mi facevano giocare più. Sono andato in tilt totale. Nel momento in cui tu dici: "Voglio mettere 3000 euro su questo ambo", ma non ti fanno giocare più di 200 euro, vai in tilt. Soprattutto se sei ludopatico e malato delle tue convinzioni, devi trovare il modo di giocare. Allora cosa fai? Aggiungi eventi alla scommessa. In quel momento sono impazzito. Immagina che cosa può succedere mezz'ora prima delle partite: ho il cellulare in mano, mio padre vicino, devo andare di là in camera, parlare piano, così a quel punto pur di riuscire a giocare quello che volevo sono stato costretto ad aggiungere eventi, perché poi vedere le partite e non poter tifare per le giocate era un'idea che mi ammazzava. E ho perso tanto, tantissimo, tutto.

D. Quindi diciamo che c'è un forte sospetto in caso di giocate su campionati minori, perché sono più facili da inquinare? Non è più facile anche "beccarli"? Ci sono meno giocate... 

R. In quel caso, per la mia esperienza, si coprono con quote ad hoc o addirittura sospendono le giocate. Quando si rendono conto che c'è qualcuno che ha messo 20mila euro sull'X di una partita poco importante, di serie minori, non ti fanno fare la giocata. Ma nel frattempo, nel lasso di tempo che passa tra le giocate sospette e l'effettivo intervento, tutte le giocate fatte valgono, stra-valgono. Sai cosa capita spesso, specialmente per quanto riguarda le amichevole internazionali? Di beccare quote molto allettanti. Mi è capitato spesso: quando la quota è più alta di quello che penso, secondo la mia esperienza a maggior parte delle volte salta. Anche in maniera assurda. Anche tra squadre assurde, con risultati e combinazioni improbabili. 

D. Quando c'è stato il caso calcioscommesse in Italia o si sente parlare del calcioscommesse in generale, come si sente lo scommettitore?

R. Parliamo di molti anni fa, ero giovane, senza stipendio, non avevo niente. Però quel Bari-Lecce me lo ricordo, perché in doppia avevo messo un 1X in una giocata di 10 eventi e mi ricordo che una partita del Bari mi aveva fatto saltare il picchetto. In quel momento ero distrutto. Ti dico cosa succede in me: non è tanto la passione per il calcio, non è tanto la malattia, la botta chimica, ma è l'idea di pensare di saperne tutto, di capire le cose prima come vanno che non mi farà mai smettere. L'illecito mi limita fino ad un certo punto. Io cerco di giocare solo cose che posso vedere, magari me le registro, se le vedo mi sento più protetto.

D. Limitare gli sponsor sulle maglie può essere un deterrente per evitare di cadere in spirali complesse di ludopatia?

R. Così possono convincere solo uno scemo o un bambino. Tu pensi veramente che tra i ragazzi a scuola non si parli mai di giocate? Secondo me è ormai automatico, perché basta che un bambino quel giorno in classe dica: "Lo sai che mio padre ha perso 100 euro per quel rigore?" e a quel punto la discussione si è sparsa a macchia di leopardo.

D. Secondo te gli scommettitori in qualche modo possono aiutare le aziende di betting ad evitare le scommesse illegali? Se tu ti trovi di fronte ad una quota strana, come ti comporti?

R. Qual è il vantaggio di farlo? Una quota troppo alta me la gioco, ci metto i soldi.

D. Come se avessi scoperto una miniera d'oro?

R. Assolutamente si. Rischi che te la bloccano, ma anche se non te la bloccassero, lo scopo è togliere i soldi alle aziende di betting. Tu non sei amico dell'agenzia, anzi. Quando perdevo, entravo in agenzia e c'erano le ballerine ad attendermi, tutti mi conoscevano, mi salutavano per nome, potevo fare qualsiasi giocata. Avrò perso 20mila euro in un mese, ci credo che facevano così. Il giocatore non ha nessun interesse a tutelare la sua agenzia, l'unico interesse è vincere.  Ludopatia, chi la vuole combattere? Di certo non la deve combattere l'agenzia. Io penso che lo Stato abbia fatto di tutto per invogliare le scommesse, in tutti i modi. Ormai è andata, non si torna indietro.

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