MotoGP, le gomme Michelin diventano protagoniste del Mondiale

Michelin ha cambiato il modo di intendere la MotoGP aumentando lo show. La strategia gomme è diventata decisiva per la vittoria, ma addio gare al limite dal primo all'ultimo giro.

MotoGP, gomme Michelin Getty Images

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Il passaggio dalle Bridgestone alle Michelin, avvenuto nel 2016, ha segnato la fine di un'era e l'inizio di un nuovo modo di concepire le gare di MotoGP e sviluppare le moto. Il nuovo fornitore, che per di più è tornato alla misura da 17 pollici, ha richiesto cambiamenti in tutti i reparti: ciclistica, elettronica e stile di guida. Le Michelin non permettono di frenare bruscamente come accadeva con il vecchio fornitore, cambia il punto di frenata, la pressione sul freno anteriore, la percorrenza in curva, la gestione e l'usura dei pneumatici. Non esistono più gare tirate dal primo all'ultimo giro, ma serve intelligenza e strategia per arrivare agli ultimi giri con il dovuto grip per tentare lo sprint finale.

L'esordio dell'azienda francese in MotoGP non ha avuto vita facile perchè, dopo un'assenza di sette anni dai circuiti della massima serie delle due ruote, si è ritrovata davanti a moto superiori e piloti con stili di guida differenti. Nei test di pre-ingresso Michelin ha dovuto lavorare con i collaudatori messi a disposizione dai team che, girando in media due secondi più lenti, hanno fornito dati differenti con sollecitazioni differenti. Sta di fatto che con le gomme francesi non è più possibile osare come ai tempi delle Bridgestone e l'elettronica è divenuta sempre più centrale nella gestione di queste.

Un esempio su tutti: nell'inizio di stagione 2017 Maverick Vinales sembrava il nuovo campione incontrastabile capace di gestire la Yamaha M1 come pochi altri. Dal Mugello Michelin ha cambiato la carcassa all'anteriore e da allora è iniziato il periodo di profonda crisi della casa di Iwata. Gli ingegneri non hanno saputo reagire a questa modifica con le opportune modifiche sulla centralina elettronica unificata, per molti mesi si è creduto fosse un problema di telaio, ma ancora oggi i tecnici sono in affanno sul software per trovare più accelerazione e grip. Honda e Ducati non si sono fatte trovare impreparate, riuscendosi ad assicurare ingegneri di scuola Magneti Marelli, e non è un caso che da quasi due stagioni siano in perenne lotta per le prime posizioni, lasciando agli altri team solo qualche briciola.

Piero Taramasso, Getty Images

Michelin sempre più protagonista della MotoGP

Quanto successo a Yamaha dopo il Mugello ha spinto la Dorna ha mettere un paletto al regolamento. Da quest'anno il fabbricante gallico, prima di iniziare il campionato, ha inviato un elenco con le mescole a disposizione per ogni Gran Premio onde evitare sorprese e lamentele. Del resto l'ingresso in MotoGP non solo consente di sviluppare la loro tecnologia, ma è soprattutto un movimento pubblicitario e i titoli cattivi non sono per niente un buon tornaconto per l'azienda.

Tuttavia, stabilire con largo anticipo i pneumatici da portare in tutto il mondo ha fatto emergere altri problemi e disguidi. Ad esempio Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso si sono lamentati per la gomma anteriore selezionata per il Montmelò e il Mugello, costretti a scegliere la soft perchè la media non aveva abbastanza grip. Tra i test e le gare può esserci una differenza di temperature d'asfalto da prendere in dovuta considerazione e su questo si dovrà migliorare in ottica 2019.

Io sinceramente non so chi sceglie le gomme e perché - ha detto il Dottore -. Secondo me la Michelin sta lavorando molto bene perché le gomme sono migliorate, ma devo dire che nelle ultime due gare hanno sbagliato la scelta di quelle anteriori.

Durante la fase di test invernali Michelin aveva assicurato che i pneumatici erano identici alla scora stagione, ma Ducati, in difficoltà ad inizio campionato nella gestione gomme, ha fatto emergere come dei cambiamenti in realtà ci siano stati. Con Piero Taramasso, Manager of the Two-Wheel Michelin Motorsport, che ha dovuto ammettere alcune piccole modifiche. E la Casa di Borgo Panigale che, nel corso della pausa estiva, ha fatto decisi passi avanti in tal senso.

Ci sono stati cambiamenti solo sulle gomme posteriori, che sono nuovi composti convalidati durante i test invernali, l’alloggiamento e il profilo sono gli stessi. In generale, siamo andati con gomme più morbide perché nel 2017 la gomma posteriore dura non è stata utilizzata. Quindi non ci sono stati grossi cambiamenti nelle gomme, solo una piccola regolazione alle mescole posteriori.

Discorso a parte merita la questione "controllo di qualità" delle gomme sollevata soprattutto nel 2017. In questa direzione Michelin ha fatto passi avanti decisivi e Valentino Rossi al Buriram ha fatto i dovuti complimenti al fornitore unico.

Le gomme sono la chiave, noi ad Aragon abbiamo avuto problemi per la gestione. Michelin deve continuare a fornire gomme di ottima qualità perchè in passato si è cercato di risparmiare e la qualità peggiorava, ma ora lo sta facendo molto bene.

Piaccia o no le gomme recitano un ruolo primario nella classe regina, modificando la natura dei Gran Premi negli ultimi tre anni. Il round in Thailandia ha dimostrato in pieno la loro importanza (la gomma posteriore hard è stata quasi imposta), con i piloti costretti alla prima metà gara di gestione per giocarsi tutto nel finale. Al Mugello e in Catalunya, invece, Jorge Lorenzo ha preferito spingere all'inizio, scavare un vuoto e amministrare il vantaggio nel finale. Invertendo l'ordine degli addendi il risultato non cambia: spingere dal primo all'ultimo giro non è possibile. Le mescole richiedono strategia e intelligenza, la velocità non è tutto. Fatto sta che lo show non delude le attese degli spettatori, per buona pace della Dorna. Alla Michelin il compito di trovare una soluzione alle ultime sbavature.

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