Milan, Kalinic esalta Gattuso: "È un matto. Arriverà molto lontano"

L'attaccante croato, oggi all'Atletico Madrid, ha parlato del suo allenatore in rossonero: "Ti mette pressione. È pazzo ma in senso buono, è una grande persona".

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L'esperienza di Nikola Kalinic con la maglia del Milan non è stata certo esaltante. In rossonero il centravanti croato ha messo insieme nella scorsa stagione 41 presenze complessive tra campionato e coppe, con 6 reti all'attivo. Numeri distanti dalle attese generate dal suo arrivo dalla Fiorentina per 25 milioni di euro, che avevano portato la società a cambiare rotta in estate, cedendolo all'Atletico Madrid per 15 milioni.

Nonostante un'annata non proprio indimenticabile, il 30enne di Solin ha un ottimo ricordo dell'ambiente rossonero e del suo ex allenatore Rino Gattuso. Nel corso di un'intervista rilasciata ai microfoni di AS, Kalinic ha infatti ricordato con piacere il passato al Milan, sottolineando anche come il suo rendimento sia stato condizionato dal fatto di non aver svolto la preparazione nel precampionato, periodo nel quale si era allenato da solo a Spalato.

Al Milan Gattuso ha scelto di puntare su Kalinic dal primo minuto solo in 23 occasioni su 54 partite ufficiali della stagione 2017/2018. Dati uniti al costante ballottaggio con André Silva e Cutrone per la casella di centravanti e anche da un'esclusione dal ritiro per "scarso impegno", nello scorso marzo contro il Chievo Verona. Non per questo il centravanti dei Colchoneros ha però un'opinione negativa del suo allenatore in rossonero. Anzi. Kalinic ha esaltato le qualità dell'ex centrocampista, immaginando un futuro ricco di successi per lui e per il club.

È incredibile, fuori dal campo ride e scherza ma quando ti alleni lui ci mette tutto e vuole tutto. Ti mette pressione, è pazzo ma in senso buono. Ma è una gran persona e con lui il Milan andrà lontano.

Serie A, Kalinic e Gattuso ai tempi del MilanGetty Images
Serie A, Nikola Kalinic e Gennaro Gattuso nel Milan 2017/2018

Milan, Kalinic dalla Spagna esalta Gattuso e spiega il "no" alla Cina

In attesa della prima rete con l'Atletico Madrid, Kalinic si è soffermato anche sugli anni vissuti con la Fiorentina, tornando con la mente a gennaio 2017, quando rifiutò un'offerta multimilionaria per trasferirsi a giocare in Cina.

Ho deciso di continuare nel calcio che conta, il calcio cinese non mi avrebbe fatto felice. Erano tantissimi soldi, vero. Ma gioco perché amo il calcio, non solo per soldi. Se fossi andato lì la mia carriera sarebbe quasi finita, ho deciso di voler continuare nel calcio ai massimi livelli. 

La voglia di calcio vero e di aria internazionale lo aveva condotto sei mesi dopo al Milan, dove ha incrociato Gattuso e la storia di una società abituata a sollevare trofei e alla ricerca di una rinnovata grandeur. Forse, spiega Kalinic, anche la voglia di tornare presto a vincere non è stata di aiuto nell'allestimento della rosa nell'estate 2017:

Il Milan è un grande club, abituato a lottare per titoli e vincerli, e vogliono risultati molto rapidamente: avevamo undici giocatori nuovi, c’è bisogno di tempo per costruire qualcosa.

Il presente dell'attaccante croato fa rima con Spagna e Madrid. All'Atletico ha trovato in panchina un altro grande motivatore come Diego Simeone e veste la maglia numero 9 di Fernando Torres. Una scelta 

Volevo giocare in Spagna, qui tutti giocano per vincere le partite. Indossare il numero di Torres? È il numero di una leggenda, anche in Inghilterra. L'ho scelto perché era libero e mi piaceva, l'ho indossato anche con altre squadre: ma non vengo a sostituire né Fernando né nessun altro, è semplicemente un numero da attaccante. 

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