Premier League: almeno al Chelsea, Sarri sta facendo turnover?

Ok, Ancelotti al Napoli sta ruotando i giocatori molto più di Sarri. Ma il tecnico dei Blues come sta gestendo la rosa messa a disposizione da Abramovich?

513 condivisioni 0 commenti

di

Share

Se da noi è stato coniato il neologismo "sarrismo", in Premier League si è ormai diffusa la mania del Sarri-ball. Ma sempre della stessa filosofia si tratta: quella "fondata sulla velocità e la propulsione offensiva", ma non certo sul turnover. I primi due capisaldi sono copyright della Treccani, il terzo l'abbiamo aggiunto noi. Di sicuro, almeno fino allo scorso anno non c'è sarrismo senza "Callejon-Mertens-Insigne" più intoccabili della Triade Capitolina. Poi è arrivato Abramovich, che si era stufato di Antonio Conte, ma non di avere un tecnico italiano. E al Chelsea adesso... ecco appunto: al Chelsea, come sta gestendo la rosa the Italian chain smoker, l'incallito fumatore nostrano?

Innanzitutto, verrebbe da rispondere: bene, come volete che la stia gestendo? Dopo 8 giornate di Premier League, i Blues sono primi in classifica insieme a Manchester City e Liverpool. In Europa League hanno vinto le prime due partite e in EFL Cup ha fatto subito fuori i Reds (per poi pareggiarci in campionato). L'unica sconfitta rimediata risale al suo debutto british, in Community Shield contro il suo fan numero uno (Pep Guardiola, of course).

Più che i risultati, però, quello che c'interessa in questa sede (sembra l'introduzione di una tesi di laurea) è qualcos'altro. È quel qualcosa che Sarri ha sempre visto come un pacchetto di sigarette vuoto, come dover indossare giacca e cravatta in panchina. Semplicemente è il - non ti muovere - turnover. Una parola che, almeno fino alla scorsa stagione, gli avrebbe fatto venire i brividi. E che invece - sarà un caso? - sta contrassegnando la prima era Ancelotti come suo successore al Napoli. Ma è cambiato qualcosa nel rapporto tra l'uomo che ha già conquistato Stamford Bridge e l'alternanza dei giocatori in campo?

Premier League, la gestione del turnover di Sarri al ChelseaGetty Images
Premier League, Giroud e Sarri in una partita del Chelsea

Premier League, Sarri e il turnover al Chelsea

Partiamo dalle dichiarazioni di Sarri prima dei due match disputati finora in Europa League. A metà settembre, dopo la gara vinta in campionato con il Cardiff, aveva presentato così la sfida con il Paok:

Ci saranno cinque cambi di formazione, con tutti questi impegni è normale che sia così.

Stesso copione alla vigilia del secondo appuntamento, con gli ungheresi del MOL Vidi:

Nelle ultime due partite con il Liverpool abbiamo speso molte energie, sia fisiche che mentali. Per questo avremo la necessità di cambiare alcuni giocatori.

Sarri che definisce "necessario" il turnover?! Si è rivoltato il mondo?! No, però Maurizio una decisione netta l'ha presa: in Europa si può concedere spazio alle seconde linee, almeno in questa prima fase. E lo stesso è valso nel big match di League Cup, vinto il 26 settembre contro il Liverpool. Ecco allora in campo i vari Zappacosta (per lui solo due presenze da titolare finora, entrambe in Europa League), Christensen, Cahill (capitano ormai esautorato) o lo stesso Emerson Palmieri: l'ex romanista è stato schierato dal primo minuto contro i Reds in coppa (suo il primo gol dei Blues) e con il MOL Vidi, dopo oltre un mese di totale assenza.

Per Sarri, Jorginho è ancora più indispensabile al Chelsea di quanto non fosse già al NapoliGetty Images
Jorginho e Sarri ai tempi del Napoli

Il caso più emblematico è però quello di Cesc Fabregas: lo spagnolo è stato scelto nello starting XI solamente in Community Shield, in League Cup e contro gli ungheresi. Nonostante lo scarso impiego, l'ex Barcellona è stato letteralmente rapito dai metodi di Sarri:

Ora è cambiato tutto, ci sono sensazioni nuove. Onestamente mi sarebbe piaciuto se fosse arrivato un po' prima, anche per me ora è un po' tardi. E in futuro vorrei lavorare con lui, se dovessi diventare allenatore. Il suo modo di vedere il calcio è uguale al mio.

Appena 265 minuti concessi finora e un big come Fabregas si prodiga in cotanti complimenti? Sì, perché Sarri ha trovato il modo di far sentire tutti parte dello stesso progetto (Drinkwater a parte, ormai ai margini della rosa). Anche quando, nel caso di Cesc, l'alter ego si chiama Jorginho. Per capirci: a Maurizio toglietegli tutto, buttategli via le sigarette e la tuta, ma non toccategli l'italo-brasiliano. Il nazionale azzurro è il suo faro, il suo first, il suo last, il suo everything. Lo era anche al Napoli? Certamente, ma a Londra questo status di inamovibile è diventato ancora più netto. Jorginho non ha saltato un solo minuto in Premier League, giocando per intero anche in Community Shield e per 65 minuti contro il Paok: Sarri l'ha risparmiato solamente in EFL Cup e contro il MOL Vidi.

 

Ma non è l'unico insostituibile: insieme a lui anche Kepa, Azpilicueta, David Luiz, Marco Alonso, Kanté hanno giocato ogni singolo minuto in campionato, mentre Rudiger che ne ha saltati solamente 21. Sono loro le colonne del Chelsea sarriano, a cui bisogna assolutamente aggiungere Eden Hazard: dopo le prime due giornate iniziate in panchina, il fuoriclasse belga è diventato il grande trascinatore dei Blues. A girare, nelle scelte di Sarri, sono gli altri tre interpreti: Kovacic e Barkley si sono alternati a centrocampo, Pedro e Willian hanno fatto lo stesso nel tridente d'attacco (ma il brasiliano è sempre più titolare). Per quanto riguarda il terminale offensivo, Giroud sta scavalcando Morata nelle gerarchie: nelle ultime 7 uscite, lo spagnolo è partito dal primo minuto solamente in coppa.

Lo scorso anno, com'era la situazione al Napoli (sempre dopo 12 partite)?

In totale, Sarri al Chelsea ha impiegato finora 25 giocatori. E già qui ecco la prima differenza con la sua ultima stagione al Napoli: nelle prime 12 partite dello scorso anno, erano stati 21. Tra questi rientrano anche i 3 minuti di Mario Rui o i 36 minuti di Ounas, per capirci. Facile identificare i fedelissimi: Reina, Koulibaly, Ghoulam, Hamsik, Callejon e Insigne sempre titolari in campionato, con i vari Albiol, Hysaj, Jorginho, Allan, Mertens subito a ridosso. Gli stessi protagonisti, del resto, anche delle prime due uscite in Champions League contro Shakhtar Donetsk e Feyenoord.

Le uniche variazioni sul tema? Zielinski (quattro gare dal primo minuto), Diawara (tre), Milik, Maggio, Maksimovic e Chiriches (due a testa). Per il resto, solo scampoli di utilizzo per Rog, Giaccherini e i già citati Ounas e Mario Rui. Uno scenario che valeva, come anticipato, tanto in Serie A quanto per la Champions League. A dicembre, Sarri avrebbe poi esplicato così il suo pensiero:

Gestire la rosa non significa dare gli stessi minuti a tutti i giocatori. L'obiettivo è fare punti. Se uno che sta giocando è stanco, ma più forte di uno che non sta giocando ed è riposato, giocherà quello più forte. Alcuni per noi sono indispensabili e devono stare in campo sempre.

Da Insigne a Hazard, per Sarri l'attaccante dai piedi buoni è fondamentaleGetty Images
Insigne e Sarri ai tempi del Napoli

Di turnover, Maurizio neanche voleva sentirne parlare. Sarebbe stato quello uno dei maggiori punti di scontro con De Laurentiis: per il presidente la rosa era lunga e adeguata, per Sarri la differenza qualitativa tra il blocco dei titolari e le seconde linee era netta. Nelle prime 12 partite dello scorso anno, in ogni caso, solamente Reina e Koulibaly avevano disputato ogni singolo minuto (oltre a Ghoulam, uscito 3 minuti prima solamente alla 7ª di campionato): gli altri hanno quasi sempre partecipato alla girandola dei cambi a gara in corsa.

Conclusioni della tesi in "Sarrismo & turnover"

Un anno dopo, il parco giocatori del Chelsea sembra avergli lenito l'allergia al turnover. Anche a Londra, però, Sarri sta via via eleggendo le sue pedine irrinunciabili (quantomeno in campionato). In Europa e nelle coppe nazionali, il discorso è diverso: ma quando arriveranno le gare a eliminazione diretta anche in campo internazionale? La curiosità sarà capire come il tecnico italiano sfrutterà la rosa a disposizione. In conclusione, Sarri sta approcciando al turnover in maniera diametralmente opposta.

Vota anche tu!

Maurizio Sarri riuscirà a vincere la Premier League al primo anno al Chelsea?

Leggi di più tra 5

Annulla redirect

A Napoli era di tipo orizzontale: stessi titolari tra campionato e Champions League, ma ricorso maggiore alla gestione delle energie nel corso della partita. Al Chelsea è invece verticale: in Premier gioca una squadra, in Europa League un'altra. Filosofie opposte, a distanza di dodici mesi: anche Maurizio è cambiato. Ma a Stamford Bridge ha comunque trovato nuovi fedelissimi. E poi c'è Jorginho, impiegato ancora di più oggi che un anno fa. È lui l'anima del Sarri-Ball: che alle sue spalle ci sia il giovane rampante Diawara o il navigato Fabregas, poco importa.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.