MotoGP, Valentino Rossi avvisa: "Difficile continuare con Yamaha"

Il paddock della MotoGP è in punta dei piedi dopo le ultime dichiarazioni di Valentino Rossi. Il box Yamaha è una pentola a pressione che rischia di esplodere.

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Valentino Rossi alza il tiro contro i vertici nipponici Yamaha, la pazienza sembra avere un limite difficilmente definibile, perché nessuna decisione azzardata forse può essere presa. Al coro di protesta si uniscono anche Maio Meregalli e Lin Jarvis, ad evidenziare una crisi irreversibile ormai difficilmente mascherabile perché, quando si pensa di aver fatto un passo avanti, arriva il Gran Premio successivo che rimette tutto in discussione. Diventa difficile tenere alto il morale di Valentino e Maverick quando l'obiettivo più realistico nel campionato MotoGP diventa la top-10, compito arduo mettere entrambi d'accordo quando arrivano aggiornamenti come le nuove specifiche del motore 2019 testate ad Aragon.

A destare maggior preoccupazione è però il collante tra la fabbrica di Iwata e il team, il silenzio (o l'incapacità?) sui progetti futuri che il Dottore tenta di scuotere nel corso di ogni fine settimana dinanzi alla stampa di tutto il mondo. Un affronto a viso aperto cui i giapponesi rispondono ancora una volta con il silenzio, ma non è detto che chi tace acconsente. Il Buriram sarà un altro banco di prova, non tanto per la YZR-M1, quanto per il rapporto team-fabbrica, perchè sulla carta sarà terreno sfavorevole per il Team Blue e se il terzo posto in classifica del Dottore sarà in bilico bisognerà incassare un altro duro colpo.

Il team manager Maio Meregalli non solo ha ammesso di non conoscere l'origine di tutti i mali della M1, ma ogni volta è necessario ripartire da zero per fare una configurazione, piuttosto che avere una solida base da cui partire per lavorare sui dettagli. Iwata è sotto pressione, si attende la risposta e dovrà arrivare entro Valencia. A fine agosto sono stati testati due specifiche di motore differenti, una è stata scartata, l'altra necessita di conferme. Ancora una volta potrebbe essere il passo avanti e due indietro, o forse no. Saranno i primi test ufficiali di novembre a dare una prima risposta parziale. Una cosa è certa: dal Sol Levante dovranno arrivare risposte o grandi cambiamenti. I giapponesi lavorano in sordina, sono impermeabili alle influenze mediatiche, ma fino ad un certo punto. Perché, sia ben chiaro, la MotoGP è una vetrina internazionale per vendere moto in tutto il mondo. E i risultati deludenti influiscono non poco sull'andamento delle vendite.

Getty Images

MotoGP, Valentino Rossi e Yamaha legati solo da un contratto?

Si respira un'aria strana nel paddock dopo le ultime dichiarazioni dall'entourage Yamaha. Sono in molti a scommettere su una possibile rottura tra Valentino Rossi e la Casa dei Tre Diapason, ma c'è di mezzo un contratto e le eventuali difficoltà a trovare in breve tempo un rimpiazzo all'altezza della situazione. Senza dimenticare che c'è già un contratto a voce per la formazione del team VR46 satellite, su cui la Dorna ha assicurato il massimo appoggio. D'altronde il campione di Tavullia conserva un certo alone carismatico con i suoi nove titoli mondiali, sia in pista che sui mercati per l'appunto. Eppure certe dichiarazioni alla vigilia del round thailandese suonano come una nota stonata in un coro di voci bianche.

È molto difficile continuare così, l'ho detto anche a loro (Yamaha, ndr). Ma ho già firmato per i prossimi due anni, quindi correrò per i prossimi due anni. Devi avere una moto abbastanza competitiva per pensare di poter lottare per la vittoria o almeno salire sul podio. Purtroppo non è il caso ora e dobbiamo cambiare i nostri obiettivi: possiamo lottare per il sesto e settimo posto. Dipende anche da cosa succede davanti a noi, è anche difficile mantenere la motivazione e dare il massimo

Valentino Rossi non intravede spiragli di luce che possano far illudere di intravedere la fine del tunnel. Pur ammettendo uno step sull'elettronica, sul motore, sul telaio, sul feeling con le gomme (già tanta roba!) il gap da Honda e Ducati sembra ormai incolmabile.

La situazione è molto difficile, quindi non sarà facile recuperare. Ciò che mi dà speranza è che non penso che Yamaha possa permettersi di fare così male per altri due anni. Speriamo che qualcosa cambi. Da parte mia sto cercando di fare di tutto per motivare e spronare la parte giapponese del nostro box, perché è chiaro che dobbiamo fare un diverso tipo di lavoro, dobbiamo fare di più. Ho provato a parlare con Tsuji (general manager, ndr) e Tsuya (project leader, ndr), ma nelle prossime gare ci saranno anche alcuni grandi dalla Yamaha, quindi dobbiamo provare a fare del nostro meglio per migliorare

 Kouichi Tsuji presidente YamahaGetty Images

I cicli e ricicli storici della MotoGP

Anche se la MotoGP non ha ancora gareggiato a Buriram, Valentino Rossi non si aspetta che la Yamaha sia competitiva perché il tracciato del circuito, caratterizzato da diversi lunghi rettilinei e con temperature elevate, non è adatto alla M1. I test di febbraio hanno fatto emergere già diverse difficoltà, a ciò si aggiunga il momento difficile, il mare in tempesta da dover attraversare con un mezzo di salvataggio se paragonato alla RC213V e alla Desmosedici GP18. Coincidenza o no, la moto di Iwata ha smesso di evolversi dopo l'addio di Jorge Lorenzo, che a sua volta ha portato enormi progressi alla Ducati, sia in termini tecnici che di stimoli.

Il maiorchino conosce bene la M1, prima di firmare con Honda era ad un passo dal ritorno, ma poter saltare in sella alla moto che ha conquistato quattro titoli iridati negli ultimi cinque anni era un'offerta troppo allettante per essere messa nel cassetto. Secondo l'ex pilota Yamaha, a mo' di Giambattista Vico, si tratta di un ciclo storico negativo che presto svanirà, dopo di che il marchio di Iwata tornerà alla ribalta.

Penso che la MotoGP sia un po' come il calcio, è solo un ciclo. Il Barcellona, il Real Madrid possono avere tre o quattro anni difficili, ma prima o poi tornano. La Yamaha ha la storia per tornare, e penso che prima o poi torneranno - ha assicurato Jorge Lorenzo -. Il 2016 è stato un anno difficile, perché abbiamo iniziato forte con l'elettronica, poi Honda è migliorata un po' e ci hanno preso. Siamo stati un po' incoerenti nelle gare, ma in alcuni tratti eravamo molto forti, ho ottenuto quattro vittorie, ma eravamo ovviamente più forti nel 2015. Ma come ho detto prima, è una cosa ciclica e Yamaha prima o poi ritornerà.

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