Iaquinta racconta: "Con Spalletti sono quasi arrivato alle mani"

L'ex attaccante di Udinese e Juventus si racconta in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport.

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Nell'ottava giornata di Serie A la Juventus farà tappa alla Dacia Arena, casa dell'Udinese. Alla vigilia della partita il doppio ex Vincenzo Iaquinta (ha trascorso 13 anni con le due squadre) ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha raccontato tanti aneddoti e ripercorso la sua carriera. 

La Juventus può arrivare fino in fondo in Champions League e vincere, la metto tra le 4 squadre più forti d’Europa. Ora hanno anche Cristiano Ronaldo che fa sempre la differenza nelle sfide decisive. In Serie A non vedo chi possa fermarla, il campionato vero è per la seconda piazza con il Napoli in pole.

Poi torna con la mente all'esperienza juventina:

Conte stravedeva per me, al suo arrivo mi disse di guarire in fretta perché puntava molto su di me. Un giorno mi prese da parte e mi disse di non preoccuparmi se non rientravo più nei piani di Marotta, avrebbe parlato lui con la società. Ma dopo l’operazione al ginocchio del 2011 il mio fisico ha iniziato a non reggere più, i muscoli cedevano e ho avuto tanti infortuni. Conte mi faceva sentire il suo sostegno tutti i giorni, ma al rientro dal prestito al Cesena mi sono fatto male di nuovo. Così è passata la linea societaria e sono finito fuori rosa tutto l’anno

Iaquinta su Spalletti: "Il miglior allenatore italiano"

Su Luciano Spalletti, suo allenatore all'Udinese:

Lo considero il miglior allenatore italiano, ha una preparazione che pochi hanno. Le sue squadre fanno un bel calcio, ha grande personalità. Ricordo che una volta ero molto nervoso e dopo un rimprovero gli risposi male. Non ce le siamo mandate a dire, stavamo arrivando alle mani. Per poco non abbiamo fatto a botte, eravamo testa contro testa. Luciano però aveva un debole per me, lui sa capire le situazioni e raccontando questo episodio voglio far capire come sia bravo a gestire il gruppo. In ritiro giocavamo a braccio di ferro, vincevo sempre e spezzavo a tutti il braccino. Una sera Spalletti mi sfida e mi butta giù. Non sembra ma ha una forza incredibile

Sul suo futuro:

Ho i patentini da allenatore, ma per ora non ho ricevuto chiamate. Vivo a Reggio Emilia con la famiglia, faccio il papà, anche se mi manca il pallone e vorrei rientrare. Senza il calcio mi sento perso. Il mio successore? Ero alto e veloce, un attaccante atipico. Non c'è nessuno con le mie caratteristiche

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