Cristiano Ronaldo e la maledizione della sua ex maglia numero 7

Nove anni dopo, al Manchester United non hanno ancora trovato un degno erede per il suo dorsale e non si può dire che al Real Madrid Mariano abbia cominciato col botto.

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Ci sono numeri e maglie che forse andrebbero ritirati a prescindere. In genere l'atto è inteso come riconoscente omaggio a una bandiera o a un giocatore che in qualche modo ha scritto pagine indimenticabili nella storia del club - da Zanetti a Maldini, da Bobby Moore a Zola per intenderci - ma sarebbe opportuno introdurre un altro criterio, quello della manifesta inereditabilità, basti pensare al caso di Cristiano Ronaldo.

Per quanto, infatti, gli sponsor tecnici studino le soluzioni più avveniristiche per ridurre le grammature delle tshirt dei campioni - siamo ormai fra i 150 e i 200 grammi - ci sono maglie che, per il loro peso iconico e storico, rischiano di trasformarsi in un incudine che finisce per schiacciare il malcapitato che si trova a indossarle.

Quello del portoghese e del suo numero 7 è sicuramente il caso più eclatante. Il miracolo del marketing, attraverso CR7 che è ormai è un brand riconosciuto, idolatrato e ricercato in tutto il mondo, ha fatto sì che, dalle vette delle Ande al deserto di Gobi, chiunque lo identifichi invariabilmente in quella cifra. Sostanzialmente, insomma, la maglia con quel numero è lui stesso. 

Cristiano Ronaldo: quanto pesa la numero 7 del Manchester United

Arrivato al Manchester United nel 2003, a soli 18 anni, Cristiano Ronaldo - che allo Sporting Lisbona, dove il 7 era del romeno Niculae, vestiva il 28 - raccoglie la pesante eredità di campioni come George Best, Cantona e Beckham, appena passato al Real Madrid, scegliendo appunto la maglia numero 7. Da allora quella sarà la cifra di tutta la sua carriera, salvo due eccezioni: i primissimi anni in Nazionale (col 17) e la prima stagione al Real Madrid (il 9) per il rispetto dovuto a due miti come Figo e Raul.

Cristiano Ronaldo 7Getty Images
Cristiano Ronaldo col numero 7 al Manchester United

Quando a 24 anni, dopo sei stagioni con sir Alex Ferguson, lascia Manchester per la Spagna, Cristiano ha già messo in bacheca una decina di trofei, Champions League compresa, oltre a un Pallone d'Oro e a un paio di titoli di capocannoniere. La sua 7, insomma, pesa già qualche chilo. Per primo lo scopre a sue spese Michael Owen, mica un pivellino: l'ex Pallone d'Oro non se la cava nemmeno malaccio (17 reti in 52 partite), ma la sua presenza a Old Trafford è ricordata più per l'impressionante serie di infortuni - oltre 60 i match saltati - che per le sue prestazioni in campo.

OwenGetty Images

Dopo Owen le cose non vanno meglio per i successivi numeri 7 dello United: da Valencia - le cui performance migliorarono sensibilmente quando ebbe l'intuizione di passare al 25 - a Di Maria, che ai Red Devils trascorse la sua peggiore stagione, da Depay che, dopo una prima stagione non proprio esaltante con van Gaal, era finito nel dimenticatoio di Mourinho, ad Alexis Sanchez, passato dal ruolo di star all'Arsenal a quello di desaparecido allo United.

SanchezGetty Images
Alexis Sanchez, il peso della numero 7

Il dribbling di Mariano Diaz

In nove stagioni al Real Madrid, di cui otto col magico 7 sulle spalle, Cristiano Ronaldo ha vinto tutto, e non è eufemismo. Lo sapeva bene Mariano Diaz quando, approdato a Valdebebas a fine agosto, ne ereditò la maglia. Forse anche per questo decise di dribblare le domande dei media con una dichiarazione che lasciò tutti a bocca aperta:

Vestire la maglia numero 7 del Real Madrid è un onore: era libera e l'ho scelta. Indossare una maglia che hanno vestito leggende del calibro di Butragueño per me è un onore nonché una responsabilità.

Ignorare il fantasma, però, almeno per ora non gli ha portato bene: 110 i minuti, tutti da subentrante, che gli ha concesso Lopetegui fra Liga e Champions League (dove alla Roma ha segnato la sua unica rete con la camiseta blanca). Ma, per come sta andando il Real, il futuro potrebbe dalla sua parte, maledizione del 7 permettendo.

Cristiano Ronaldo 7Getty Images

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