MotoGP, crisi Yamaha senza uscita. Jarvis: "Il problema è in Giappone"

Yamaha in crisi di panico, 23 GP senza vittoria, Rossi e Vinales perdono la fiducia. Il boss Lin Jarvis ha le mani legate e chiede modifiche al regolamento MotoGP.

Valentino Rossi nel box Yamaha Getty Images

12 condivisioni 0 commenti

di

Share

Il problema della Yamaha è che non si conosce il problema, direbbe il team manager Massimo Meregalli. Sembra ormai un miraggio la stagione 2015, quando Jorge Lorenzo e Valentino Rossi si contendevano il titolo iridato di MotoGP fino all'ultima tappa a Valencia. Quell'anno la Casa di Iwata conquistava anche il titolo costruttori e team, la YZR-M1 era la moto perfetta, fino a quando le gomme Michelin e la centralina unica Magneti Marelli hanno scardinato l'equilibrio della moto. I pneumatici dell'azienda francese hanno preteso un nuovo modo di curvare più spigoloso, dove è importante non stressare troppo le mescole per arrivare a fine gara ancora con sufficiente grip per giocarsi la volata sul podio. Il primo nodo del Team Blue sta proprio nella gomma posteriore che perde celermente aderenza causando problemi di accelerazione e slittamento dopo alcuni giri.

La ECU è stato il secondo principio di tutti i mali della Yamaha, l'incapacità di assicurarsi i migliori cervelli a disposizione, lasciando mano libera a Honda e Ducati nel silente mercato degli ingegneri. L'assenza di un collaudatore di peso ha reso tutto più difficile, errori di ingenuità che una fabbrica giapponese non dovrebbe neppure sognarsi di fare. Eppure succede, a Iwata qualcosa si è inceppato, qualcuno ha dormito profondamente, lasciando la squadra MotoGP in giro per il mondo alle prese con una situazione di crisi dall'alto impossibile da gestire nel box. Kouji Tsuya ci ha messo la faccia in Austria per salvare il salvabile, ma adesso per colmare il gap serve tanto lavoro, investimenti e soprattutto tempo. 

Ad Aragon Valentino Rossi ha chiuso ottavo, Maverick Vinales decimo, nelle qualifiche rispettivamente diciottesimo e undicesimo. Una situazione che mette imbarazzo dal punto di vista tecnico e a dura prova i nervi di due campioni che da tempo chiedono cambiamenti, ma sempre restando inascoltati. Vale ha persino invocato una rivoluzione, messo in discussione i vertici Yamaha, chiesto radicali modifiche nella struttura umana della fabbrica. Persino Suzuki e Aprilia dimostrano di saper fare passi avanti, mentre la M1 resta ferma al palo da più di una stagione. Uno status quo che non potrà reggere ancora a lungo, perchè nel 2019 o si cambia direzione o sarà un terremoto dalle conseguenze imprevedibili.

Lin Jarvis Managing Director YamahaGetty Images

MotoGP, Yamaha tra difficoltà tecniche e modifiche del regolamento

La vittoria manca da 23 gare e dalla Thailandia a Valencia è davvero azzardato pronosticare una vittoria di Rossi e Vinales. A fine anno la scia negativa potrebbe raggiungere quota 28 e chissà fino a che numero è destinata ad alzarsi la temperatura di questo calderone. Il manager britannico Lin Jarvis si ritrova nel difficile compito di dover mediare tra fabbrica e team, tra i silenzio di Iwata e le pressioni di Valentino Rossi.

Io non posso arrivare a dire che vanno messi in discussione i tecnici - ha ammesso Jarvis a 'La Gazzetta dello Sport' -, ma il solo modo di uscire dai problemi attuali è capire cosa stiamo facendo di sbagliato e ripartire in una nuova direzione. La Yamaha ha uomini che sanno come vincere? Sì, lo abbiamo dimostrato. Però qualcosa che stiamo facendo non funziona ormai da troppo tempo. Il progetto e lo sviluppo della moto avvengono principalmente in Giappone, è lì che si trova il gruppo responsabile, in Italia abbiamo impiantato una sede con gente che lavora sull’elettronica e fa la revisione delle moto, ma la leadership resta nella sede centrale.

I due alfieri cominciano a perdere motivazioni, non sentono più l'appoggio dei tecnici giapponesi, dall'inseguire la vittoria si ritrovano a dover lottare contro se stessi. Chi sale in sella alla Yamaha ufficiale si aspetta di lottare per il Mondiale, non certo ritrovarsi a fare i collaudatori di una moto in perenne evoluzione. Qualche aggiornamento in ottica 2019 è stato già provato ma con giudizi poco confortanti.

Il nostro problema non è solo il motore, è il telaio che non crea sufficiente grip meccanico, è l’elettronica che non controlla al meglio l’erogazione che i piloti vorrebbero più dolce, è la gestione delle gomme. Ma vi garantisco che il prossimo anno avremo ancora un motore in linea. È una tipologia a fine sviluppo? Non credo, sono convinto si possa essere competitivi, ma serve modificarlo e migliorarlo.

Yamaha prova a muoversi in ogni direzione, compresa quella che porta a modifiche strutturali del regolamento e del format domenicale. Dopo aver abbozzato una richiesta ufficiosa di spostare gli orari della Moto2, che potrebbero causare problemi di grip alle livree blu, Lin Jarvis si dice favorevole ad un eventuale allargamento delle concessioni a tutti i team MotoGP, così da poter lavorare sullo sviluppo del motore anche a stagione in corso.

La troverei una cosa ragionevole. Abbiamo visto come la Suzuki abbia faticato nel 2017 e la Honda l’anno prima: aumenterebbe la competitività della griglia. In principio il sistema delle concessioni è una buona regola, ma se nell’interesse comune tutte le squadre dovessero decidere in tal senso, noi saremmo favorevoli.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.