Real Madrid, è già crisi: nostalgia per Ronaldo e Lopetegui in bilico

Le merengues cadono in casa del CSKA Mosca in Champions League, si trovano a rimpiangere Cristiano Ronaldo e discutono il futuro del tecnico arrivato in estate.

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Si può parlare di crisi ai primi di ottobre quando si è davanti a una squadra prima in classifica nel proprio campionato e reduce da appena due sconfitte di cui una, l'ultima, ampiamente rimediabile? Sì, è possibile farlo se parliamo del Real Madrid, il club più forte al mondo, da tre anni padrone della Champions League e la cui grandezza è pari soltanto alla necessità quasi fisiologica di primeggiare sempre.

Ecco perché, dopo la sconfitta di Champions League rimediata a Mosca contro il CSKA - e maturata peraltro in circostanze anche sfortunate - si parla già di crisi al Real Madrid, di rimpianti per un divorzio con Cristiano Ronaldo forse avvenuto troppo in fretta, del fatto che il portoghese non sia comunque stato sostituito in modo adeguato e del futuro di un tecnico, Julen Lopetegui, che per sedere sulla panchina delle merengues è stato costretto a rinunciare all'onore di guidare la Spagna ai Mondiali finendo per essere allontanato proprio in Russia, dove il ritorno tre mesi dopo non è stato meno amaro.

L'1-0 con cui i moscoviti hanno steso il Real Madrid portandosi al primo posto del gruppo G segna la fine di una settimana completamente da dimenticare per il Real Madrid, cominciata con la netta sconfitta in campionato in casa del Siviglia (un 3-0 segnato da una doppietta dell'ex Milan André Silva) e poi proseguita con il pareggio casalingo (0-0) contro i cugini dell'Atletico Madrid, occasione sprecata per lanciarsi solitari in testa alla Liga.

Real Madrid, è già crisi: nostalgia per CR7 e Lopetegui già in bilico

La sconfitta contro il CSKA Mosca non è accettabile, se sei il Real Madrid. Non lo è anche se avviene alla seconda giornata di quella Champions League che sollevi al cielo da tre anni consecutivi, non lo è anche se la gara la domini e cadi per un solo errore maturato nei primi minuti di gioco e per essere stato poi fermato da ben tre pali, non lo è anche se sei quasi stato costretto a effettuare un ampio turnover e forse la rosa di quest'anno non è così completa e ricca di alternative.

Ecco perché Julen Lopetegui rischia la panchina, un'ipotesi che in qualunque altro club con la squadra prima in campionato sarebbe impensabile ma che al Real Madrid è più che possibile, anche se finora la dirigenza non avrebbe né individuato né tantomeno cercato un sostituto per l'attuale allenatore, che però adesso non potrà permettersi altri passi falsi nonostante in quest'ultimo abbia inciso molto anche la sfortuna, come sottolineato a fine gara da Nacho.

La sconfitta è ingiusta, la squadra ha dato tutto. Tiri sui legni, occasioni mancate...ma questo è il calcio. Il problema è quando non crei occasioni, ma noi oggi ne abbiamo avute, tutto quello che possiamo fare è lavorare di più. Non siamo abituati a chiudere una gara senza segnare un gol.

Nel freddo di Mosca il Real Madrid viene gelato da una squadra decisamente più debole, in vantaggio dopo appena un paio di minuti con il croato Vlasic, in prestito dall'Everton e bravo nello sfruttare un errato disimpegno di Kroos per battere Navas. Le merengues provano a riprendere le redini della gara ma non vanno oltre a una serie di cross mai sfruttati a dovere da attaccanti poco ispirati e tre pali che non bastano a giustificare il momento negativo, che vede i madrileni non segnare da ben 319 minuti di gioco. Lopetegui a fine gara chiede un po' di equilibrio nei giudizi.

Dieci giorni fa abbiamo battuto la Roma e non eravamo invincibili, oggi non siamo così scarsi. Ci sono alcune situazioni che vanno cambiate, dobbiamo continuare a cercare il gol, continuare a creare occasioni. Non ho dubbi sul fatto che la squadra segnerà e le vittorie arriveranno. Contro il CSKA abbiamo fallito le numerose occasioni che abbiamo avuto, ci è mancata la fortuna: abbiamo provato dalla distanza, frontalmente, attraverso una serie di cross. Si può dire che siamo stati sfortunati.

Julen LopeteguiGetty Images

La recente crisi in fase realizzativa non si è risolta in Champions League, dove il club andava a segno da ben 29 partite - l'ultima volta senza reti risaliva addirittura all'aprile 2016 - e dove invece il gol non è arrivato ancora, evidenziando i problemi di una squadra di buon livello che però non ha mai espresso fin qui un gioco particolarmente convincente e che probabilmente rimpiange la troppa leggerezza con cui si è liberata di Cristiano Ronaldo.

Nella sua grande storia, costellata di successi in Spagna, in Europa e nel mondo, il Real Madrid si è sempre considerato più grande di qualsiasi calciatore: eppure, nel caso di CR7, il confine è sempre stato molto sottile, l'apporto del campione portoghese nei successi ottenuti nell'ultimo decennio indiscutibile, la sua sostituzione un problema dalla soluzione forse impossibile, dato che non esiste al mondo un giocatore identico a lui.

Eppure, contro un avversario che è arrivato a difendersi in 9 nella propria area di rigore, la sensazione è che uno come il portoghese avrebbe potuto togliere le castagne dal fuoco, spuntarla mostrando quella tecnica e soprattutto quella personalità che sembrava assente nella formazione di stasera, occasione in cui mancava anche Gareth Bale. Così è arrivata la terza gara consecutiva senza reti, qualcosa che non succedeva addirittura dal lontano 2007.

Qualcosa, insomma, che con Cristiano Ronaldo non era mai successa. E che di CR7 si senta la mancanza non è un segreto, ammette il portiere Keylor Navas.

Cristiano aveva alzato l'asticella molto in alto, questo non è un segreto. Ma è il passato, e non possiamo vivere di questo. I miei compagni devono fare il meglio che possono, il gol arriverà.

È evidente che oggi in molti rimpiangano la leggerezza con cui il club abbia lasciato andare via l'artefice principale dell'ultimo decennio di successi, una situazione che in breve tempo si è trasformata quasi in una questione di principio e che ha privato le merengues di un giocatore unico e impossibile da sostituire. O quasi, perché come sottolineano media e tifosi dopo la gara l'occasione di ingaggiare fenomeni epocali - Neymar, Mbappé, Hazard - non sarebbe mancata ma semplicemente non sarebbe stata sfruttata.

Al Real Madrid hanno preferito puntare su chi c'era già, forse sopravvalutandolo: perché Benzema ha dato il meglio di se ormai diversi anni fa, e Marco Asensio e Lucas Vazquez saranno sempre buoni prospetti ma mai campioni nel senso assoluto del termine. Le merengues hanno incassato senza colpo ferire anche l'addio a Zidane, il tecnico che aveva vinto tutto e che ha lasciato improvvisamente per essere sostituito poco dopo dal ct della Spagna Lopetegui.

C'era la convinzione, in seno alla società, che la squadra sarebbe rimasta grandissima, zeppa di nazionali e di fenomeni e privata di fatto soltanto di Cristiano Ronaldo e Zinedine Zidane, considerati meno determinanti di quanto forse non fossero. Quanto supponente e errata potesse essere questa valutazione, al Real Madrid, lo stanno scoprendo soltanto adesso.

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