MotoGP, Jarvis: "Nessuna rivoluzione in Yamaha come nel 2004"

Nel box Yamaha MotoGP c'è preoccupazione sul presente e sul futuro. Lin Jarvis annuncia investimenti, ma nessuna rivoluzione come richiesto da Valentino Rossi.

Lin Jarvis con Valentino Rossi e Maverick Vinales Getty Images

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Il team Movistar Yamaha non agguanta una vittoria nella classe MotoGP da ben 23 Gran Premi, il periodo di crisi più lungo della sua storia, un dato destinato a prolungarsi probabilmente fino all'ultima tappa stagionale a Valencia. Honda e Ducati sono di un altro pianeta in confronto alla M1 e colmare il gap non sarà semplice neppure in vista del prossimo campionato. Valentino Rossi e Maverick Vinales a fine gara appaiono delusi, demotivati, incapaci di dare spiegazioni sui progetti di fabbrica, i rispettivi staff rimandano ogni domanda tecnica ai vertici di Iwata. Cosa bolle nel box per tentare di uscire da questo momento di difficoltà? Il capotecnico Silvano Galbusera fa spallucce: "Chiedete ai piani alti di Yamaha".

Per ritrovare un momento così difficile nella storia sportiva della casa dei Tre Diapason bisogna tornare indietro al 1997-1998, con la differenza che due decenni fa la Honda era nettamente superiore, con Mick Doohan vincitore di cinque titoli consecutivi, mentre dall'anno scorso ad oggi Rossi e Vinales hanno collezionato 18 podi, sette pole position e segnato il giro più veloce in sette gare. La YZR-M1 ha il suo grado di competitività, ma sembra incapace di mettersi al passo con Honda e Ducati soprattutto in termini di centralina elettronica, nonostante nel corso dell'anno sia possibile intervenire in materia di software.

A destare strane riflessioni è la coincidenza di tempi tra l'addio di Jorge Lorenzo e l'inizio di questa fase calante della Yamaha, a parte le tre vittorie di Maverick Vinales ad inizio stagione MotoGP 2017. Contemporaneamente la Ducati ha spinto notevolmente sullo sviluppo della Desmosedici da quando è arrivato il maiorchino: dal 2011 al 2016 ha vinto due gare, una con Andrea Iannone e l'altra con Andrea Dovizioso. Dal 2017 ad oggi la Rossa è risultata trionfante in ben 12 occasioni. A dimostrazione di come la M1 fosse progettata quasi a misura di Jorge e delle sue abilità ad apportare soluzioni. Oggi la Ducati non solo è altamente competitiva, ma ha una base maneggevole e semplificata da cui chiunque in futuro potrà trarne vantaggio.

Silvano Galbusera e Valentino Rossi nel box YamahaGetty Images

MotoGP, Yamaha investe sugli ingegneri

Dopo il difficile week-end ad Aragon, Yamaha si appresta a tornare in Thailandia dopo i test invernali dello scorso febbraio, quando sono iniziate ad affiorare le profonde lacune della moto. Nei tre giorni di test al Buriram Rossi e Vinales non sono riusciti a trovare il set-up di base e dal prossimo venerdì si ritroveranno a dover lavorare quasi da zero. Si aggiungano il layout poco favorevole alle M1, con lunghi rettilinei, frenate e accelerazioni, e le alte temperature, che mettono in sofferenza il grip al posteriore, per anticipare un altro Gran Premio tutto in salita per il team di Lin Jarvis.

A destare preoccupazioni non è solo il livello di competitività da qui a Valencia, ma è il futuro che non appare per nulla roseo. Valentino Rossi si è lamentato non poco del materiale 2019 messo a disposizione a fine agosto ad Aragon, a cominciare dal motore, che proseguirà con la filosofia del quattro cilindri in linea. Mentre i principali costruttori hanno una buona base di partenza in ottica MotoGP 2019, Yamaha ancora non sa dare spiegazioni a certi problemi e colmare il gap dalle dirette avversarie non sarà per nulla semplice.

Siamo in crisi - ha riconosciuto Lin Jarvis come riporta Motorsport.com -. Guardando al 2019 abbiamo fatto un test in Aragón per testare il nuovo motore. È difficile dire quando arriverà la nuova moto, ma il prossimo test sarà dopo la gara di Valencia. Non possiamo arrivare alla prossima stagione in questa situazione, quindi ora abbiamo ancora quattro o cinque mesi per svilupparlo. Non posso dire che faremo una rivoluzione come nel 2004 (come richiesto da Valentino Rossi, ndr), perché in quel caso era diverso. Dobbiamo fare grandi investimenti e abbiamo bisogno di nuove idee. Ciò significa che avremo anche nuovi ingegneri.

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