Alejandro Valverde vince i Mondiali di ciclismo più duri della storia

Con una tattica perfetta e una condizione fisica eccezionale, lo spagnolo vince i Mondiali di Innsbruck, su un percorso terribile che ha piano piano sfiancato tutti i grandi favoriti della vigilia.

Alejandro Valverde vince in volata i Mondiali di Innsbruck, battendo Bardet e Woods. Getty Images

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Alejandro Valverde, dopo 2 argenti e 4 bronzi mondiali riesce a raggiungere l’obiettivo più importante della sua carriera, vincendo il Mondiale più duro degli ultimi 25 anni, e uno dei più duri della storia del ciclismo. Valverde vince perché per una volta non attende che gli altri si muovano, ma sul muro finale prende le iniziative e in discesa non si risparmia. In questo modo nessuno riesce a recuperare, se non un grande Tom Dumoulin, e quando nello sprint finale lo spagnolo lancia la volata senza accodarsi a nessuno, vince facile su Bardet e Woods.

L’Italia ha corso con intelligenza e ha avuto un grande Moscon, quinto alla fine, che si è staccato solo negli ultimi metri del muro diGramartboden e in discesa non aveva più energie per stare con i migliori tre. Nibali non aveva la condizione per lottare e si è staccato sull’ultima tornata dell’Igls. La caduta al Tour e l’intervento chirurgico alla vertebra lo ha troppo debilitato per poter essere al massimo su un percorso del genere. Pozzovivo non è stato mai nel vivo della corsa, gli altri hanno forzato la corsa a 35 chilometri dall’arrivo ma non sono riusciti a portare fuori una fuga importante per anticipare gli specialisti del muro finale.

Èstata una gara ad eliminazione e se l’Equipe stamattina dava ben 50 corridori favoriti, uno ad uno sono tutti saltati su un percorso durissimo, senza un attimo di tregua. Il primo a mollare è stato il campione del mondo per tre volte di fila, Peter Sagan, che aveva affermato che ogni bela favola finisce e anche la sua con la maglia di campione del mondo sarebbe finita oggi. Poi sono saltati Kwiatkowski, Miguel Angel Lopez, Simon Yates e via via tutti i grandi favoriti, non riuscendo a tenere un ritmo forsennato anche a causa della fuga iniziale che ha raggiunto subito i 20 minuti di vantaggio. È stato un grande Mondiale, con tanti colpi di scena ma che alla fine è stato vinto dal grande favorito della vigilia.

Valverde trionfa a 38 anni e l’Italia piazza Moscon al quinto posto dei Mondiali di ciclismo

Fin dall’inizio della corsa si staccano 11 corridori e danno vita ad una fuga che raggiunge in poco tempo 20 minuti di vantaggio sul gruppo. Questo ha portato una conseguenza molto importante, ovvero che subito Francia, Austria, Gran Bretagna e Slovenia hanno aumentato il ritmo, facendo diventare ancora più duro un percorso già difficile di suo.

Il primo a mollare è stato Barguil, caduto in curva, che poteva essere usato dalla Francia per una fuga da lontano. All’inizio l’Italia è sempre a ruota e segue le indicazioni di Cassani, il quale alla vigilia aveva detto che la nostra nazionale non avrebbe tirato, in quanto altre squadre erano nettamente più forti.

A -93 km dall’arrivo si stacca Sagan e cede lo scettro di campione del mondo che aveva dal 2015, mentre ai -60 km cade anche lo sloveno Roglic, che spende tanto per ritornare in gruppo. Quando intorno ai -50 km si staccano sia Simon Yates che il polacco Kwiatkowski, altri due grandi favoriti arrivati al Mondiale dopo una fantastica Vuelta, si capisce che forzare in questo momento vorrebbe dire stanare davvero chi ha ancora energie da spendere.

Ed è a questo punto che l’Italia inizia a tirare, con Cataldo, Brambilla e De Marchi e le tre punte a seguirli. La Spagna copre Valverde e la Francia non spreca niente, pensando di giocarsi tutto negli ultimi 10 km. Purtroppo appena allunga l’olandese Kruijswijk l’Italia si scopre fragile, Nibali si stacca, Pozzovivo perde terreno, mentre l’unico a reggere è Moscon, ma è solo in mezzo a tanti avversari.

Il gruppo è ancora folto, ma appena si entra per l’ultima volta nel centro storico la Francia prende il comando delle operazioni e tutto sembra orchestrato per lo scatto determinante di Alaphilippe. Invece il francese, vincitore dell’ultima Freccia Vallone, non regge il ritmo dei compagni di squadra e a metà muro si ritrovano in quattro: Valverde, Moscon, Woods, canadese inatteso, e Bardet. Con il suo passo, come di consueto, segue Dumoulin.

Negli ultimi 50 metri di un muro davvero terribile Moscon perde 20 metri e non riuscirà più a recuperarli. Il falsopiano aiuta Dumoulin a riprendere i tre in fuga, raggiungendoli a -2 km dal traguardo, ma lo sforzo fatto non gli consente di riattaccare per anticipare i due favoriti a questo punto nella volata finale, Valverde e Bardet.

Lo spagnolo non indugia, come ha spesso fatto nelle altre corse, perdendole anche quando era nettamente più forte, parte in testa nella volata finale e la vince con discreto margine su Bardet e Woods. A 38 anni Valverde vince finalmente un campionato del mondo favoloso, tanti altri corridori non hanno retto all’impatto di questa durissima corsa, noi guardiamo con un occhio al passato e uno al futuro.

Senza quella maledetta caduta al Tour, un Nibali in forma avrebbe di sicuro retto alle pendenze del Gramartboden, anche se poi staccare o vincere in volata un Valverde del genere sembrava comunque molto difficile. Gianni Moscon, tornato alle corse da poche settimane, dopo la squalifica al Tour, è invece un grande e giovane campione su cui possiamo mettere le nostre fiche per il futuro. Nel 2019 però non è tempo del trentino, nello Yorkshire il percorso dei Mondiali è completamente piatto, la nostra punta non può essere che Elia Viviani.

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