MotoGP, Johann Zarco riflette l'eclissi Yamaha. Moto2 è il problema?

Yamaha in profonda crisi e Johann Zarco si rispecchia nell'eclissi. Lin Jarvis chiede di modificare il format MotoGP della domenica, ma Ducati alza già un muro.

Johann Zarco e Valentino Rossi Getty Images

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La M1 satellite di Johann Zarco in meno di quattro mesi ha subito una eclissi che rispecchia il momento di crisi del team ufficiale Yamaha. Arrivato a Le Mans al secondo posto in classifica MotoGP era apparso come l'eroe nazionale davanti al pubblico di casa, fino al settimo giro, quando una caduta ha dato inizio ad una fase calante che ha raggiunto l'apice ad Aragon. 14esima piazza finale, peggior risultato stagionale, su un tracciato che ha messo in seria crisi le Yamaha, superate da Honda, Suzuki e persino dall'Aprilia di Aleix Espargarò, trascinando la fase negativa a 23 GP senza vittoria e 4 senza podio.

Fino alla gara francese e per l'intera stagione 2017 Johann Zarco ha rappresentato lo specchio dove tante volte Valentino Rossi, Maverick Vinales e i tecnici di Iwata andavano a rimirarsi, ignari di come il pilota francese riuscisse a piazzarsi davanti in gara nonostante una moto satellite. La differenza con la M1 ufficiale era soprattutto nel telaio: Tech3 adottava una versione 2016 che ha costretto il team di Lin Jarvis a provare ben sette soluzioni differenti durante l'anno. Sistemato il capitolo telaio, con una specifica 2018 ispirata al 2016, Zarco ha continuato a fare scuola anche nelle prime quattro gare della stagione 2018 di MotoGP: con il suo stile di guida capace di stressare meno la gomma posteriore ha causato molti crucci nel box Yamaha, ma l'annuncio del passaggio della squadra alla KTM sembra aver spezzato l'incantesimo.

Herve Poncharal, boss del team Tech3 oltre che presidente IRTA, dopo venti anni di partnership con la fabbrica di Iwata ha deciso di tentare una nuova avventura con il colosso austriaco in ascesa. Merito di un contratto triennale estendibile e di due moto ufficiali a disposizione, dettagli non da poco che Yamaha non ha saputo garantire. A quel punto per Zarco non sono arrivati ulteriori aggiornamenti, la favola del pilota satellite capace di mettersi alle spalle i colleghi "ufficiali" è svanita. Ma il dettaglio che forse agli occhi degli esperti non è sfuggito è che la moto satellite montava un motore 2017 aggiornato. A distanza di pochi mesi Valentino Rossi ha pubblicamente sottolineato come il problema non fosse solo l'elettronica ma anche il motore 2018, troppo aggressivo ai regimi bassi e quindi in difficoltà nell'accelerazione.

Lin Jarvis nel box Movistar YamahaGetty Images

MotoGP, Yamaha-Ducati muro contro muro sugli orari

Telaio, aerodinamica, elettronica, motore. Yamaha sta lavorando lentamente sull'intero pacchetto YZR-M1 ma senza riuscire a trovare le soluzioni ai problemi. A Brno non sono arrivati gli aggiornamenti attesi da mesi, nel test di Misano ha fatto il suo esordio l'ingegnere Michele Gadda apportando piccole migliorie in termini di ECU, ma non è ancora sufficiente. A fine agosto, nel test privato di Aragon, è stato provato il primo sviluppo del motore 2019 che ha lasciato alquanto perplesso Valentino Rossi.

Spero che non sia la versione finale. Il motore del 2019 deve essere migliorato, altrimenti avremo grossi problemi l'anno prossimo.

Ci sarà tutto il tempo per apportare i cambiamenti richiesti, a cominciare dal prossimo test collettivo MotoGP di Valencia a metà novembre, ma è sull'elettronica che resta da fare il grosso del lavoro. Intanto i vertici del team vogliono capire perchè la M1 ha netti cali di prestazione dal sabato alla domenica, nonostante setting, gomme e temperature restino immutate. L'ipotesi al vaglio del team nipponico è che la gommatura lasciata dalla Moto2, dove si adottano pneumatici Dunlop mediamente più morbidi delle Michelin, possa mettere in crisi l'aderenza al posteriore delle Yamaha. Ammettendo tale ipotesi, resterebbe da capire perchè non accade a Honda e Ducati.

Lin Jarvis, Managing Director Yamaha, ha avanzato l'idea di modificare il format domenicale del Motomondiale, anticipando o posticipando gli orari di gara Moto2. Del resto è ciò che avviene sia nelle sessioni di prove libere che nelle qualifiche del venerdì e sabato.

Questa è solo il mio parere personale, ma credo che sia strano vedere che corriamo per tutto il weekend con un format e poi domenica lo invertiamo - ha spiegato a MCN -. Penso che dovremmo almeno seguire lo stesso format per tutto il weekend.

Una richiesta che in realtà nasconde una possibile soluzione ai problemi Yamaha, ma che non trova d'accordo tutti i team, a cominciare dalla Ducati. Davide Tardozzi, team manager della squadra di Borgo Panigale, alza subito un muro ancor prima che la richiesta diventi ufficiale.

Per noi gli orari devono restare questi, non vediamo la necessità di dover cambiare - ha dichiarato a Corsedimoto.com -. E’ stata una proposta, non ho sentito parlare di proposte ufficiali, ma per quanto ci riguarda non ne vediamo la necessità.

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