Mondiali di ciclismo: italiani, favoriti e percorso di Innsbruck

Su uno dei percorsi più duri della storia del ciclismo, domenica si disputeranno i Mondiali, senza un grande favorito alla vigilia. Noi partiamo con il punto interrogativo Nibali e Gianni Moscon in grande forma.

Sono Nibali e Moscon le nostre punte, favorita la Francia con Alaphilippe e Bardet Getty Images

21 condivisioni 0 commenti

di

Share

Domenica, con partenza alle ore 9.40, si disputeranno i Mondiali di ciclismo che per tanti sono i più duri della storia. Il percorso è un distillato di salite vertiginose, con pendenze che arrivano addirittura al 28%. Se a questo si lega il fatto che i chilometri da percorrere saranno 258,5 e il dislivello è di 4670, vien da sé che una corsa del genere sarà di una difficoltà davvero atroce.

Noi potevamo essere i favoritissimi del lotto, se solo Vincenzo Nibali non fosse caduto in quella maledetta tappa al Tour de France, che gli ha procurato la frattura vertebrale. È rientrato a tempo di record per la Vuelta, ma in Spagna ha solo provato la gamba, senza capire davvero se il vero Nibali fosse tornato. Insieme a lui abbiamo trovato negli ultimi giorni un grande Gianni Moscon, ma la sua inesperienza su un percorso del genere può essere penalizzante. A noi serve un Nibali monstre e speriamo di averlo nel giorno che conta.

Tante altre squadre sono comunque molto attrezzate. La Francia, con capitan Alaphilippe in una forma spaziale, fa paura a tutti, così come la Colombia dei tanti scalatori pronti a partire da lontano o ad attaccare senza sosta. C’è poi un signore di 38 anni, Alejandro Valverde, che sull’ultima salita, se non è stato sfiancato nelle tornate precedenti, potrebbe dire la sua. Sarà uno dei Mondiali più aperti e folli della storia.

Innsbruck 2018: il percorso più duro della storia dei Mondiali di ciclismo attende il suo re

Abbiamo dovuto aspettare 23 anni prima di rivedere Mondiali di ciclismo per scalatori puri. L’ultima volta è stata in Colombia, a Duitama nel 1995, e il podio fu composto da Olano, Indurain e Pantani. Quello che attende i corridori nella corsa di domenica è ancora più duro di quello colombiano, con lo strappo finale che il nostro ct, Davide Cassani, ha descritto con una sola parola: impressionante.

Il dislivello dell’intera corsa è di ben 4670 metri, per 258,5 km da percorrere. La prima parte è vallonata, ma la prima asperità arriva subito a 60 km, quando inizia la prima salita di giornata, il Gnadenwald, 2,4 km al 10,5% di pendenza media. Dopo questo antipasto si arriva ad Innsbruck e inizio il circuito di 23,9 km, da affrontare per sei volte, dove scaleranno la salita di Igls, lunga 7,9 km con pendenze medie del 5,7%. La salita non è tremenda, anche se ha parti molto dure, ma scalarla sei volte di seguito sfiancherebbe anche il corridore più in forma.

Ma non è finita qui. Dopo aver fatto per l’ultima volta l’Igls, si va verso il Gramartboden, 2,8 km, ad una pendenza media dell’11,5%, ma che ha tratti assurdi, addirittura al 28%. Ci sono 300 metri che dovrebbero dare la mazzata definitiva alla corsa, con una pendenza media del 19,7%. Per coloro che arrivano in vetta poi, altri 8 km di discesa per arrivare al traguardo.

L’incognita Nibali e la furia Moscon: Cassani deve trovare anche altre carte

I 9 corridori scelti da Davide Cassani per affrontare uno dei Mondiali più duri della storia hanno un ottimo mix di talenti e caratteristiche per affrontare una giornata così difficile. I capitani, dopo il forfait di Aru, sono Vincenzo Nibali e Gianni Moscon. Della grande voglia del primo di vincere in una corsa perfettamente adatta alle sue caratteristiche sappiamo da marzo, dopo la vittoria della Milano-Sanremo.

Purtroppo quello che non doveva succedere è successo, ovvero un incidente al Tour, molto grave, che gli ha fatto perdere uno stato di forma che stava crescendo e sarebbe diventato massimo per questa corsa iridata. Il secondo ha avuto una stagione ancora più travagliata, perché squalificato per cinque settimane al Tour, è tornato in una forma strepitosa, tanto che ha subito vinto di seguito Coppa Agostoni e Giro della Toscana.

Un passo dietro loro due c’è Domenico Pozzovivo, che in una gara di montagna così dura può davvero essere pericoloso, e anche Gianluca Brambilla, un corridore che dà sempre il cuore per i propri compagni e potrebbe entrare in una fuga negli ultimi 100 km che, se non tenuta a freno dalle squadre migliori, può portare i fuggitivi al traguardo. Altri due che hanno sia il compito di chiudere sugli attaccanti che di farsi vedere con fughe di lunga gittata sono Alessandro De Marchi e Damiano Caruso, entrambi in grande forma. A completare la squadra azzurra gli uomini di sostegno, Franco Pellizzotti e Dario Cataldo, sempre utili quando c’è da controllare il gruppo, soprattutto su un percorso alpino.

I grandi favoriti: Alaphilippe, Valverde e Simon Yates su tutti

Senza l’incognita Nibali saremmo stati di sicuro noi la squadra a cui tutti avrebbero guardato per capire la corsa e inserirsi negli attacchi giusti. Con il punto interrogativo che pesa sul siciliano, i veri favoriti diventano altri. La squadra migliore su un circuito del genere è la Francia che può contare su Pinot, Bardet e soprattutto Alaphilippe, dodici vittorie quest’anno e grande prestazione soprattutto alla Freccia Vallone, dove il finale è sul muro di Huy, la cosa più vicina che c’è all’ultima salita di questo percorso austriaco.

Un solo passo dietro alla Francia c’è la Spagna, per una volta unita intorno ad Alejandro Valverde, anche se gli ultimi giorni di Vuelta non sono stati eccezionali, mentre i due Yates, capitani della Gran Bretagna, fanno paura. Nella Spagna attenzione anche a Enric Mas.

Una gara con tutte queste salite non può non essere congeniale alla Colombia, che schiera tutti insieme Quintana, Miguel Angel Lopez, Uran e Sergio Henao. La difficoltà per i colombiani potrebbe essere il fare squadra. Ultima squadra sicuramente interessante è l’Olanda, con Dumoulin e soprattutto il duo Steven Kruijswijk e Bauke Mollema, una quantità di talento e sfrontatezza che può sparigliare le carte.

Ma non è ancora finita. Ci sono gli uomini senza una grande squadra ma allo stesso modo molto pericolosi. Il polacco Michal Kwiatkowski, che ha comunque Rafal Majka in sostegno, lo sloveno Primoz Roglic, che quest’anno ha vinto una durissima tappa di montagna al Tour, il danese Jacob Fulgsang. E poi un posticino fra i favoriti a Peter Sagan bisogna sempre trovarlo, anche in un percorso spaccagambe come quello di Innsbruck.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.