Formula 1, Sebastian Vettel: "Non mi serve un mental coach"

A Sochi vietato sbagliare per tenere in vita il Mondiale di Formula 1. Sebastian Vettel debole mentalmente? Forse, ma non parlategli di mental coach.

Sebastian Vettel pilota Ferrari Getty Images

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La Ferrari e Sebastian Vettel sono chiamati alla vittoria per tenere in vita le residue speranze di titolo mondiale di Formula 1. Dopo i passi falsi di Monza e Singapore sono 40 i punti che dividono in classifica il tedesco da Lewis Hamilton, servirebbero sei vittorie su sei gare con il campione Mercedes sempre al secondo posto. Fare i conti senza l'oste non serve a nulla dinanzi ai risultati della pista, all'imprevedibilità delle gomme, alla capacità di reggere la pressione. A Sochi regna una certa tensione, il presagio di dover rimandare i sogni di un anno ancora una volta, considerando che il tracciato russo sulla carta è favorevole alle Frecce d'Argento.

La vittoria a Spa aveva galvanizzato la scuderia di Maranello, mostrato i muscoli della SF71H, ma la delusione del GP d'Italia ha pesato non poco sul morale del Cavallino. Nessun ordine di scuderia per far chiedere a Raikkonen di lasciarlo passare, poi l'errore di Seb nel tentativo di difendersi dal leader del Mondiale ha fatto il resto. Grava ancor di più sulla classifica quell'erroraccio in Germania, con il tedesco finito contro le barriere mentre era ad un passo dalla vittoria. Infine a Singapore ci si mettono anche gli errori dai box, con l'errata scelta dei tempi del pit-stop che scombussola un'intera gara e buona parte della stagione. 

Sochi non è certo il circuito fortunato della Rossa: nelle quattro precedenti edizioni hanno vinto due volte Lewis Hamilton (2014 e 2015), una Nico Rosberg (2016) e una volta Valtteri Bottas (2017). Ci sono anche due Gran Premi a San Pietroburgo nel 1913 e il 1914 conquistate (a quel tempo prima dell'unificazione con Daimler) dai piloto Benz Georgi Suvorin e Willy Scholl. Non solo statistiche, ma anche pressione, non certo quella dei pneumatici. Perchè nel box Ferrari regna un velato malumore per l'arrivo di Charles Leclerc che ha annunciato di voler puntare subito alla vittoria. Una scelta tattica che non è piaciuta a Vettel, da sempre difensore della permanenza di Kimi. Ma Maurizio Arrivabene l'ha detto a chiare lettere: Seb non è il capo della scuderia.

La Formula 1 è anche battaglia psicologica

L'arrivo del giovane talento monegasco non è certo una notizia esaltante per un quattro volte campione del mondo. Basti pensare al "colpo di stato" compiuto da Max Verstappen in Red Bull ai danni di Daniel Ricciardo per capire quanto possa rivelarsi insidioso un ragazzo assetato di successo. Ancora una volta la Ferrari rischia di perdere il mondiale di Formula 1 a causa degli errori di Vettel che dovrebbe invece garantire esperienza e sicurezza. Una situazione mal digerita da una parte dei vertici di Maranello, ma per il momento è necessario fare buon viso a cattivo gioco. Il GP di Russia sarà un altro banco di prova, qui o si fa l'Italia o si muore.

La Russia è sempre migliorata per noi negli ultimi anni e dovremmo essere sulla buona strada - ha dichiarato il pilota di Heppenheimer -. Non penso che ci siano tracciati da temere tra quelli che stanno arrivando. La nostra macchina funziona bene ovunque e questo è un punto di forza per noi, quindi non c’è bisogno di aver paura.

Serve migliorare sin dal venerdì, raccogliere dati utili per le qualifiche ed essere in prima fila se non in pole position. A detta di molti Sebastian Vettel deve però lavorare sulla mente e sulla capacità di gestire meglio la pressione esterna.

Certo che sento la pressione, ma me la impongo io, perché nel mio tempo libero leggo poco articoli sulla Formula 1. Più sul calcio, non mi lascio influenzare dalle critiche pubbliche. In generale, il motto è: non sei mai così buono o cattivo come la gente dice - ha detto al quotidiano tedesco Bild -. In Formula 1 si tratta di mettere insieme un puzzle. È importante sognare il puzzle finito e averlo come obiettivo, ma non devi distrarti dal mettere insieme i pezzi del puzzle. Quindi ottenere il massimo da ogni gara. Questo è il massimo vantaggio per la Coppa del Mondo.

Tuttavia, in uno sport ad alte prestazioni, il titolo viene solitamente deciso in testa. Nel 2016 un mental-coach ha contribuito alla vittoria iridata di Nico Rosberg contro il compagno di box Lewis Hamilton. Ma la stella della Ferrari non vuole nessun aiuto esterno.

Trovo l'aspetto molto interessante, ma non ho incontrato la persona che penso possa aiutarmi. Ho già studiato un po', quindi l'intero argomento non mi ha toccato. Quando hai stress, hai bisogno di un equilibrio. Ho sviluppato cose che funzionano per me. E ho abbastanza autodisciplina per non essere confuso.

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