Serie A, crisi Roma: Di Francesco in confusione deve scegliere il suo Undici

Nella Roma sembra dominare la confusione, fra giocatori fuori forma, fatti giocare in ruoli non propri e il lancio di giovani senza un percorso di crescita sensato. Di Francesco deve intervenire subito.

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Nella Roma che ha iniziato questo campionato di Serie A il primo enorme problema che emerge è la confusione. Il mercato è stato confusionario. La scelta di puntare su alcuni dei migliori giovani del continente europeo ha una sua logica, lasciarli però senza riferimenti, dandogli in mano una squadra completamente nuova è un’altra. Cedere Nainggolan e Strootman vuol dire eliminare d’improvviso i due perni della scorsa stagione, oltre a cancellare in un attimo ogni meccanica di spogliatoio che si era creata in tutti questi anni.

La confusione poi dal mercato si è spostata nella gestione della rosa. Di Francesco ha cercato di andare in maniera troppo spinta verso le logiche societarie, creando una squadra-vetrina che ha poco di solido per poter reggere anche contro le piccole squadre. Voler cambiare in continuazione formazione, schierare i giovani senza rete di protezione, e far ruotare vorticosamente posizioni e compiti in campo agli interpreti non ha avuto l’effetto sperato, ovvero far accendere i riflettori delle grandi d’Europa sui giovani romanisti, ma ha portato ad un gioco farraginoso e scontato, che non ha creato nessun appeal.

Un esempio su tutti potrebbe essere l’utilizzo di Zaniolo a Madrid, nella prima di Champions League. Un ragazzo di diciannove anni che viene schierato, da esordiente assoluto, nello stadio dei tre volte campioni d’Europa è un rischio, ci vuole coraggio per farlo e gli allenatori coraggiosi spesso hanno ragione. Ma farlo con un calciatore che non ha mai giocato in serie A, su cui non hai posto la fiducia fino a quel momento e quindi quell’esordio al Bernabeu, non rientra in un percorso di crescita che il ragazzo sta portando avanti: diventa un salto nel vuoto, un’acrobazia circense. Può andare bene, e Zaniolo diventa succulento per tanti, può andare malissimo e Zaniolo viene irriso da tutti. Diciamo che nel caso specifico non è andata troppo male, per fortuna sua e della Roma. Ma così di sicuro non si può percorrere tanta strada.

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Serie A, invertire la rotta: solo Di Francesco può risolvere la crisi della Roma

Il primo smottamento la Roma lo ha avuto con la perdita della pietra angolare che lo scorso anno ha tenuto su la casa in molte partite. Perdere Alisson, se non il migliore, almeno fra i primi cinque portieri al mondo, è pesante. Olsen fa quello che può, è un ottimo portiere e contro di noi con la Svezia nello spareggio per i Mondiali lo ha dimostrato, ma non può essere l’uomo che riesce a darti i punti che Alisson è riuscito a dare alla squadra con alcune sue parate decisive.

In difesa Manolas è già ai suoi ottimi livelli, mentre Fazio sta ancora subendo il contraccolpo mondiale, disastroso per la sua squadra e per la sua forma fisica. Kolarov è nelle stesse pessime condizioni fisiche di Fazio e manca la sua spinta decisiva a sinistra, mentre a destra Florenzi ci mette la solita voglia, ma non basta. Gli esperimenti, come quello di Marcano a sinistra nell’ultima partita di Bologna, lasciano il tempo che trovano.

La difesa a tre schierata contro il Milan non ha giocato male, ma non ha retto con il passare del tempo. Karsdorp dopo un anno di infermeria non ha ancora il passo per tenere la fascia da solo e ha anche tenuto a dire che Di Francesco non da input precisi alla squadra. Da quel momento è praticamente fuori rosa.

Ma se la difesa balbetta e non ritrova gli uomini che hanno giocato un ottima Serie A lo scorso anno, i problemi più importanti sono a centrocampo. Nell’idea iniziale di Monchi e Di Francesco il centrocampo doveva avere una chiara impronta italiana. Il Direttore sportivo ad inizio stagione parlò proprio di un’identità nazionale da preservare, che a dispetto di un calcio contemporaneo iperglobalizzato, fa invece grandi le squadre top nel mondo.

In questo senso l’acquisto di Cristante, insieme a Pellegrini, due giovani italiani da far affermare nella Roma e in Nazionale era una scelta coerente. Ma i due hanno difficoltà a giocare insieme, corrono poco e male. Pellegrini, che ha fatto partite buone partite lo scorso anno tanto che anche la Juve si è interessato a lui, è oggi l’emblema della confusione romanista. Cristante non ha gli spazi che il duo Gomez-Petagna gli aprivano all’Atalanta e quando deve fare la mezzala d’impostazione e recupero, invece che il centrocampista dinamico e bravo negli inserimenti come con l’Atalanta, diventa un calciatore mediocre.

Sempre a centrocampo Nzonzi è fuori forma, ancora in recupero dalla vittoria mondiale della Francia, mentre Pastore è questo, eccezionale in alcuni momenti della partita, capace di attimi meravigliosi, ma una disdetta quando deve correre e dare personalità che altri compagni non hanno. L’unico che davvero sta giocando ai suoi livelli è Daniele De Rossi. Ma è un calciatore di 35 che ha fatto mille battaglie.

In attacco i calciatori per il 4-3-3 sono perfetti e a sprazzi, El Shaarawy, Under e Kluivert stanno anche giocando un buon calcio, con ottime iniziative personali. Nonostante il buon lavoro degli attaccanti esterni, Dzeko è servito con poca continuità, tanto che le sue espressioni di insofferenza sono evidenti anche in mezzo al campo e poi c’è la grana Schick. 

È abbastanza evidente che con una prima punta statica non riesce a trovare gli spazi giusti per puntare la porta come faceva con la Sampdoria. In fascia, come punta esterna non ha il passo e la Roma ha troppi calciatori perfetti in quel ruolo per farlo giocare in quella posizione. Il suo meglio Schick lo darebbe con una punta di grande movimento, brava nello svariare e nel rifinire per i suoi inserimenti. Ma nella Roma questo tipo di prima punta alla Quagliarella non c’è.

La confusione è tanta, ma non possiamo dimenticare che questa squadra ha raggiunto la semifinale di Champions League solo qualche mese fa. Serve, come ha detto Di Francesco, ritrovare il fuoco di quel periodo, ma anche chiarezza da un punto di vista tattico e di scelte, puntare su un numero più ristretto di uomini, che siano la spina dorsale della squadra, farli giocare nei ruoli a loro più consoni e costruire percorsi di crescita con uno sviluppo sensato per i più giovani. Se Di Francesco non vuole essere il primo allenatore in Serie A ad essere esonerato, deve schiarirsi le idee. E farlo in fretta.

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