MotoGP, Marquez-Lorenzo a mano tesa: "Ci vediamo in Thailandia"

Pace fatta tra Jorge Lorenzo e Marc Marquez dopo la caduta di Aragon. La stagione 2019 di MotoGP può cominciare sotto una buona stella nel box Honda.

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Il rapporto tra Jorge Lorenzo e Marc Marquez sembrava incrinato ancor prima della stagione 2019 di MotoGP dopo l'incidente alla partenza del GP di Aragon. Il pilota Ducati si è visto tagliare la traiettoria dal rivale finendo sul lato sporco della pista e chiudendo la gara a pochi secondi dal semaforo verde, rimediando anche una frattura al metacarpo del melluce. Un sorpasso azzardato che ha mandato su tutte le furie Lorenzo tanto da pretendere pubblicamente scusa e minacciando di regolarsi di conseguenza.

In casa Repsol Honda sono stati impeccabili nel tenere la situazione sotto controllo, con il team manager Alberto Puig che ha respinto le insidie mediatiche con un freddo "Non mi interessa" che nascondeva una certa preoccupazione, pur fidandosi dell'anima diplomatica del Cabroncito, sempre pronto a tendere una mano quando necessario (compreso a Valentino Rossi). All'indomani dell'episodio al MotorLand il leader della MotoGP ha telefonato a Jorge Lorenzo per accertarsi delle sue condizioni di salute e rinviando l'incontro al prossimo Gran Premio in Thailandia.

Ci sarà modo di chiarirsi e stringersi la mano, perchè dal prossimo anno si dovrà condividere il medesimo box, domare lo stesso motore V4, pur optando per soluzioni differenti in termini di telaio e componenti. Dal 2019 sarà una Honda RC213V a doppio binario, con la fabbrica giapponese pronta ad accogliere i consigli di Jorge Lorenzo per sviluppare i prototipi in una direzione differente che possa renderli ancor più completi. Di certo c'è che il "dream team" sembra nascere sotto una buona stella. Perchè i veri campioni non solo sanno essere veloci, ma essere altruisti, ammettere i propri errori e chiedere scusa.

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Siempre he pensado que la vida y el deporte son como una montaña rusa, una mezcla de momentos y emociones. Como en la famosa atracción, muy pronto nos podemos encontrar con una subida, larga y estable. Cuando eres novato, piensas que tu vida va a ser siempre así, en continua ascensión. Piensas, ingenuamente, que esas bajadas que han sufrido tus padres o tus amigos no las vas a tener que pasar tu. Incluso a los que, como yo, hemos subido y bajado cientos de veces nos gusta obviar lo que ya sabemos: Todo lo que sube tiene que bajar. Porqué al final siempre llega esa caída, a veces tan abrupta y larga que parece que va a ser el fin (aunque casi nunca lo es). Entre esos dos momentos extremos también hay subidas y bajadas más cortas, tirabuzones que te hacen perder el norte y curvas ciegas que te imposibilitan saber cual va a ser tu destino con exactitud. Gracias a ese contraste de emociones uno se llega a sentir vivo y por eso las montañas rusas son tan adictivas. Para poder apreciar la satisfacción y seguridad de una subida necesitas pasar por la angustia y las dudas que te genera una bajada. Para poder apreciar la claridad de visión necesitas pasar por los tirabuzones y para que la vida no se vuelva previsible son necesarias las curvas ciegas. Creo que cada uno de nosotros vivimos montados en nuestras montañas rusas particulares. Y aunque a veces algunas nos lleguen pre fabricadas, en la mayoría de los casos somos nosotros mismos los ingenieros/constructores de las mismas. Eso sí, una vez subidos al vagón solo podemos decidir la manera que vamos a vivir esos momentos. Yo, ayer viví mi última bajada. No me gustó. De hecho la odié con todas mis fuerzas mientras me auto maldecía por no haberla previsto antes. Ahora, tumbado en la cama y con el pie envuelto en una bolsa de hielo, no dejo de pensar cómo puedo mejorar mi próxima montaña rusa y si voy a conseguir vivirla mejor.

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MotoGP diplomatica: pace fatta tra Lorenzo e Marquez

La pace avvenuta tra Jorge Lorenzo e Marc Marquez è stata sbandierata sui social, una prova di forza per HRC, la dimostrazione di un rapporto che si preannuncia inossidabile e si prepara a scrivere la storia. Perchè in assenza di errori tecnici e salvo miracoli evolutivi durante la pausa invernale, saranno ancora i soliti tre a giocarsi anche il prossimo Mondiale di MotoGP. Il maiorchino non si è mai nascosto sui social, è forse il pilota più propenso a rispondere ai suoi fan, ma anche ai detrattori. A chi lo accusa di voler scaricare le responsabilità della sua caduta ad altri risponde con una ricostruzione certosina dei fatti.

Se siete alla ricerca di dichiarazioni passate troverete un sacco di notizie in cui ammetto un mio errore, proprio come si può per verificare che non mi mordo la lingua quando penso che la colpa è di un altro pilota o persona. Marc freni 20 metri più in ritardo rispetto ad altri ed è per questo che va sul verde. Quando decido di entrare in curva me lo ritrovo inavvertitamente con la sua moto e non posso fare altro che andare fuori sulla zona sporca... Una frenata incontrollabile dove era impossibile fermare la moto senza lasciare la pista (come è successo). Mi rendo conto che dall'esterno sembra che sia un errore mio perché non ci tocchiamo e vado anche a lungo. Ma io vado a lungo come risultato della sua frenata al limite inaspettata per me... Chiarita la mia versione, voglio informarvi che questo pomeriggio ho ricevuto una telefonata da Marquez che si è interessato per il mio stato, ciò gli rende onore.

La caduta di Aragon è stata l'ispirazione per un profondo momento di riflessione da parte di Jorge Lorenzo che, ancora una volta, ha utilizzato i canali social per scrivere una metafora della vita. Ritrovarsi dalla pole position al letto con un piede ricoperto dalla borsa del ghiaccio è come passare dalle stelle alle stalle, ma sono attimi di vita e di carriera inevitabili per ogni uomo e pilota.

Ho sempre pensato che la vita e lo sport fossero come montagne russe, un misto di momenti ed emozioni... Quando sei giovane pensi che la tua vita sarà sempre così, in continua ascensione. Pensi, ingenuamente, che quelle discese che i tuoi genitori o i tuoi amici hanno sofferto non dovranno accadere a te. Anche a quelli che, come me, sono andati su e giù centinaia di volte ci piace ignorare ciò che già sappiamo: tutto ciò che sale deve scendere. Perché alla fine arriva sempre quella caduta, a volte così brusca e lunga che sembra che sarà la fine (anche se quasi mai lo è)... Sì, ieri ho vissuto la mia ultima discesa. Non mi è piaciuta. In realtà l’ho odiata con tutte le mie forze mentre mi stavo maledicendo per non averla previsto prima. Ora, sdraiato sul letto e con il piede avvolto in un impacco di ghiaccio, non riesco a smettere di pensare a come migliorare le mie prossime montagne russe e se ho intenzione di viverlo meglio.

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