Serie A, Totti si racconta: "Senza calcio avrei fatto il benzinaio"

L'ex capitano della Roma si è raccontato al Venerdì: dal rapporto con Cassano al "no" al Real Madrid, passando per i primi calci dati al pallone in via Vetulonia.

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Quasi 500 giorni senza scendere in campo. Francesco Totti ha smesso di deliziare tifosi della Roma e amanti del calcio il 28 maggio 2017, in una vittoria interna in rimonta sul Genoa che valse l'accesso alla Champions League 2017/2018. Oggi il Pupone lavora a braccetto con il direttore sportivo giallorosso Monchi e studia da dirigente. Giovedì prossimo compirà 42 anni, ma l'idolatria che tantissimi nutrono per lui resta intatta.

Difficile immaginare il contrario per chi in carriera ha indossato solo la maglia della Roma e lo ha fatto per 786 occasioni, realizzando 307 reti. Una storia tutta da raccontare che ha vissuto nello scudetto del 2001 e nel Mondiale conquistato nel 2006 con l'Italia le sue vette più alte. Ora la vita di Totti è diventata un'autobiografia dal titolo "Un capitano", firmato dal giornalista Paolo Condò: dall'infanzia in via Vetulonia alle tante offerte rifiutate per restare nella Capitale, passando per sconfitte e amicizie. 

Oggi Totti ha il ruolo di collante tra i calciatori in rosa e l'allenatore Eusebio Di Francesco, ex compagno di squadra in giallorosso. Un ruolo diverso in un calcio diverso, a 25 anni dall'esordio ufficiale in Serie A datato 28 marzo 1993 (Brescia-Roma 0-2). Un nuovo punto di vista che l'ex capitano della Roma ha raccontato ai microfoni de "il Venerdì", inserto de La Repubblica:

Le giornate non sono cambiate molto. Mi alzo, accompagno i figli a scuola e poi vado a Trigoria. Seguo gli allenamenti con il mister e dopo pranzo torno e mi dedico ai ragazzi. I giocatori sono bestie, ma mi portano rispetto. Conosco il loro linguaggio e cerco di rendermi utile alla società. Lo spogliatoio è cambiato tanto: ora si parla quasi solo inglese e si fa meno gruppo: ognuno si isola in camera sua col telefonino a navigare o mandare messaggi

28 maggio 2017, l'addio al calcio di Francesco Totti in Roma-Genoa 3-2Getty Images
28 maggio 2017, l'addio al calcio di un commosso Francesco Totti

Serie A, Totti: "Mai pentito del no al Real Madrid, Spalletti ha spinto per il mio addio"

Totti ha incontrato il giornalista Marco Cicala negli studios di Cinecittà, location ideale per raccontare una carriera degna di un film che ha nella buona periferia Sud di Roma il suo punto di partenza:

Ho imparato il calcio giocando a "Paperelle". Era un gioco inventato da noi: all'ingresso della scuola Manzoni c'erano gradini lunghi quasi 50 metri. Uno doveva percorrerli tutti in orizzontale mentre gli altri due cercavano di beccarlo con il pallone. Un bell'esercizio di mira. Quando ho cominciato a giocare con la Roma ho dovuto cambiare quartiere: c'era sempre gente accampata sotto casa o sul pianerottolo ad aspettarmi per un autografo. Quando avevo 12 anni il Milan era pronto a pagare 300 milioni. In quel caso il no fu della mia famiglia, soprattutto di mia madre

28 marzo 1993, Francesco Totti all'esordio in Serie A in Brescia-Roma

Gioie e dolori ("La volta in cui ho rosicato di più è stata quando abbiamo preso gol all'ultimo minuto dallo Slavia Praga e non siamo andati in semifinale di Coppa UEFA" ammette), un'alternanza sempre presente nella carriera di Totti. In azzurro ha vinto una Coppa del Mondo, ma ha anche sdoganato il rigore a cucchiaio. Semifinale di Euro 2000 contro l'Olanda, tutta colpa di una scommessa:

Avevo davvero scommesso con Maldini, Nesta e Di Biagio che se fosse finita ai rigori avrei fatto il cucchiaio. Loro mi sfottevano, ma una volta sul dischetto gli dissi che avrei mantenuto la parola. Loro mi scongiuravano di ripensarci: è andata bene.

In carriera ha vinto un Mondiale, uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe e una Scarpa d'oro. Poco in proporzione al suo talento, ma quella di Totti è stata una scelta di vita. Eppure le offerte dei grandi club europei non sono mai mancate:

Non mi sono pentito del "no" al Real Madrid, anche se decidere fu difficile. Perché non ho chiuso giocando in Asia o in America? Perché avrei rovinato 25 anni di carriera. Ho sempre detto che avrei indossato un’unica maglia. Sono uno di parola.

Una carriera stellare, macchiata solo da un paio di episodi controversi in campo. Su tutti, lo sputo a Poulsen con la maglia dell'Italia in Euro 2004 e il calcione rifilato a Balotelli in una finale di Coppa Italia contro l'Inter nel 2010. Proprio sul rapporto con SuperMario e con Antonio Cassano, Totti si è concentrato nel corso dell'intervista:

Balotelli provocava, insultava me e i romani da anni.  Fu un fallo orrendo, proprio per fargli male. Cassano? Quando arrivò a Roma venne ad abitare con me e la mia famiglia per quasi quattro mesi. La rottura tra noi? Gli era sparito l’assegno dello stipendio e s'era messo in testa che a rubarglielo era stata la nostra domestica, una che stava con noi da anni. Lui se ne andò. Qualche giorno dopo l’assegno fu ritrovato sotto il sedile della sua auto

Il voto che Totti assegna alla sua carriera è un "nove e mezzo" e il futuro è ancora un'incognita, per ammissione dello stesso ex capitano della Roma. Che non ha cancellato le immagini del suo addio al calcio giocato, passato per qualche rimpianto sui compagni di squadra che il calciomercato non ha potuto regalargli e per le frizioni con Luciano Spalletti nell'ultima stagione in giallorosso:

Io ho cercato veramente di portare gente impensabile a Roma. Se i campioni non arrivavano era per limiti di budget, mica per scelta mia. Spalletti è quello che ha spinto di più per il mio addio. Era una cosa sola con la società. Se non avessi fatto il calciatore? Avrei fatto il benzinaio. Andavo matto per l'odore della benzina. Poi al distributore vedevo quei tizi con il portafogli pieno di soldi...

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