Serie A, partenza sprint per la SPAL: occhio ai facili entusiasmi

I ferraresi secondi campionato dopo 4 turni, ma occhio al rischio retrocessione dopo le partenze sprint: Sampdoria, Verona e Brescia i casi più celebri.

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Tre vittorie in quattro partite giocate, un portiere battuto una sola volta - a Torino nell'unica sconfitta incassata - e il secondo posto a braccetto con il Napoli e alle spalle della sola Juventus: l'avvio della SPAL nella Serie A 2018/2019 è da incorniciare. La doppietta di Andrea Petagna contro l'Atalanta ha consentito ai ferraresi di inaugurare al meglio il nuovo stadio Mazza.

I successi su Bologna, Parma e appunto Atalanta hanno permesso ad Antenucci e compagni di confermare il trend mostrato nella seconda parte della Serie A 2017/2018: un impianto solido fondato sul 3-5-2 di Leonardo Semplici, architetto della promozione in A due anni fa, e passato attraverso innesti intelligenti e investimenti importanti, come nel caso di Paloschi e Petagna.

In attesa di affrontare la Fiorentina sabato alle 18 nel quinto turno di Serie A, la SPAL si gode i piani alti. Il massimo campionato italiano resta però un campo minato nel quale è necessario muoversi con estrema cautela, tenendo a freno i facili entusiasmi. Ecco perché, fatti i debiti scongiuri, per i tifosi spallini può essere utile un viaggio nel passato tra le squadre che erano partite con il piede pigiato sull'acceleratore e hanno chiuso con una clamorosa retrocessione.

Serie A, Andrea Petagna decisivo nel 2-0 della SPAL all'AtalantaGetty Images
Serie A, Andrea Petagna bomber della SPAL che punta a confermarsi

Serie A, che SPAL: occhio ai facili entusiasmi, la storia insegna

Gli ultimi 25 anni di Serie A hanno regalato diversi esempi di squadre partite bene e poi finite in Serie B perché impreparate a una battaglia fisica e mentale di questo tipo. Ecco sette storie in rigoroso ordine cronologico.

La Fiorentina 1992/93 clamorosamente retrocessa dalla Serie A alla BWikipedia
Serie A, la Fiorentina 1992/93 clamorosamente retrocessa in B

Fiorentina 1992/93

A Firenze la chiamano "la retrocessione del palazzo", perché ai tifosi viola non è mai passata la convinzione che i torti arbitrali subiti nel finale di stagione fossero stati stabiliti a tavolino. Sul campo quella di 25 anni fa resta una retrocessione storica, e non solo per il blasone della squadra. Basti pensare che al 3 gennaio del 1993, vigilia della partita contro l’Atalanta, la Fiorentina di Gigi Radice era seconda in classifica e in rosa aveva nomi del calibro di Stefan Effenberg e Brian Laudrup. Il ko del Franchi contro i bergamaschi per 0-1 portò all'esonero di Radice in diretta TV per volontà del presidente Vittorio Cecchi Gori. Con Aldo Agroppi in panchina la squadra accusò un crollo verticale, culminato nell'arrivo a pari punti (30) con Brescia e Udinese. I viola ebbero la peggio per la classifica avulsa e tornarono in B a 58 anni dall'ultima volta.

Foggia 1994/95

Nel primo anno da tre punti a vittoria non poteva mancare una retrocessione riguardante una squadra che non conosceva mezze misure. In pieno spirito Zemanlandia, dove era nato il Foggia dei miracoli. Dopo l'addio del boemo in direzione Roma, sponda Lazio, i Satanelli erano ripartiti in panchina da Enrico Catuzzi, che qualche anno prima a Bari aveva sfiorato la promozione in Serie A con la sua zona totale. Con un organico low cost i rossoneri fecero un grande avvio di campionato, condito da un 2-0 alla Juventus e arrivando al giro di boa con 24 punti e sette punti di vantaggio su Cremonese, Genoa e Padova. Tutto vano: il girone di ritorno si aprì con sei sconfitte nelle prime sette gare e le vittorie complessive saranno appena due. Ironia della sorte, fu la Lazio di Zeman a spedire quel Foggia in B nel penultimo turno con una vittoria per 1-0 allo Zaccheria.

Serie A, il crollo verticale del Verona 2001/2002: dalla Champions alla BGetty Images
Serie A, il crollo verticale del Verona 2001/2002: dalla zona Champions alla B

Verona 2001/2002

Provate a cercare su Google le parole chiave "Alberto Malesani derby" e vi comparirà la corsa dell'allenatore dell'Hellas Verona dopo la stracittadina vinta contro il Chievo nella stagione 2001/2002: ne aveva tutte le ragioni, la guida degli scaligeri. In rosa aveva gente come Oddo, Gilardino, Mutu e Camoranesi e all'undicesima giornata, momento di quel derby, il suo Hellas veleggiava in zona Uefa. Un'aria da grande, respirata fino al giro di boa e giustificata dalla vittoria sulla Lazio che aveva spedito il gruppo gialloblù a -1 dal sesto posto. Dal mito al derby di ritorno giocato con soli cinque punti di vantaggio sulla zona retrocessione e perso per la rete di Cossato, il cambio di marcia è stato breve. E irreversibile. Fino alla retrocessione dopo il ko del 5 maggio a Piacenza. 

Serie A, un'esultanza della Sampdoria 2010/2011: la stagione finirà con una retrocessioneGetty Images
Serie A, un'esultanza della Sampdoria 2010/2011: la stagione finirà con la retrocessione

Sampdoria 2010/2011

Se il Verona di Malesani aveva sognato l'Europa prima del crollo verticale, la Sampdoria 2010/2011 di Mimmo Di Carlo aveva addirittura iniziato la stagione con il play off di Champions League giocato e perso contro il Werder Brema. Le sole due vittorie nelle prime sette giornate di Serie A avevano rappresentato un campanello d'allarme, spento dal sesto posto raggiunto a novembre dopo un 3-0 al Bari. A gennaio i blucerchiati cedono Cassano al Milan e Pazzini all'Inter, sostituendoli con Biabiany, Pozzi, Maccarone e Macheda. Una serie di risultati negativi (5 punti in 9 giornate) fa sprofondare la squadra nei bassifondi e nemmeno l'arrivo di Cavasin in panchina inverte la rotta. Caduta agli inferi fino all'aritmetica retrocessione per un 1-2 alla penultima giornata contro il Palermo.

Serie A 2010/2011, la rabbia di Filippini e Zebina per una sconfitta del BresciaGetty Images
Serie A 2010/2011, la disperazione di Filippini e Zebina per una sconfitta del Brescia

Brescia 2010/2011

Questo è il caso che per numeri più ricorda l'avvio di stagione della SPAL 2018/2019. Anche quel Brescia allenato da Beppe Iachini partì con tre vittorie nelle prime quattro partite, impreziosite da un successo interno sulla Roma. La presenza in rosa di profili come Zebina, Eder, Cristiano Zanetti, Caracciolo e Sereni lasciava pensare che una tranquilla salvezza fosse il minimo sindacale. Previsioni errate: le prime crepe si videro alla 15esima giornata, quando un ko per 3-0 sul campo del Milan portò all'arrivo di Mario Beretta in panchina. Esperienza durata appena sette partite, con cinque sconfitte nel mezzo. Lo Iachini-bis non cambiò la storia: a tre giornate dalla fine, dopo l'ennesima sconfitta contro il Catania, fu addio alla Serie A. Nonostante un Caracciolo autore di ben 12 centri.

Serie A 2013/2014, un'azione di gioco in Livorno-Fiorentina 0-1Getty Images
Serie A 2013/2014, un'azione in Livorno-Fiorentina 0-1

Livorno 2013/2014

Negli ultimi spicchi dell'estate 2013 a Livorno si erano quasi convinti di poter replicare la cavalcata dell'annata 2005/2006, quella che aveva spedito la squadra in coppa UEFA. I sette punti ottenuti nelle prime quattro partite da capitan Luci e soci erano all'apparenza un biglietto da visita sufficiente, arricchito da un inatteso 1-4 sul campo del Sassuolo al secondo turno. All'avvio sprint seguì però un filotto da dimenticare con una sola vittoria nelle 15 giornate che separavano dal giro di boa. Musica immutata anche con il cambio di allenatore: da Davide Nicola a Mimmo Di Carlo, conquistando due successi nel girone di ritorno e chiudendo il campionato da fanalino di coda.

Empoli 2016/2017

Quella dell'Empoli è una bella favola di provincia che si trasforma in incubo. Dopo le belle stagioni firmate da Sarri e Giampaolo, concluse con altrettante brillanti salvezze, i toscani si affidano a Martusciello in panchina e ad una rosa impoverita dagli addii di Tonelli, Mario Rui, Zielinski e Paredes (in inverno partirà anche Saponara). L'avvio con cinque sconfitte in sei partite non spaventa la famiglia Corsi. Barra dritta, fiducia all'allenatore e quattro risultati utili nelle successive cinque gare, fino alla doppia vittoria interna su Cagliari e Palermo a fine girone di andata, chiuso a +7 sulla zona retrocessione. L'incubo matura al ritorno: i toscani mettono insieme meno di un punto a partita nel ritorno e bruciano anche 11 punti di vantaggio, vedendosi scavalcati all'ultima giornata dal Crotone. Come? Perdendo sul campo di un Palermo già retrocesso.

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