MotoGP, Jorge Lorenzo: "Ducati ha preferito puntare su Dovizioso"

Jorge Lorenzo e Ducati si lasciano a malincuore ma con rabbia. Dopo due stagioni MotoGP insieme passa alla Honda ma rimprovera qualcosa a Borgo Panigale.

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L'arrivo di Jorge Lorenzo in Ducati aveva fatto un certo scalpore. Lasciava una moto vincente e competitiva come la Yamaha M1 con cui aveva conquistato tre titoli MotoGP, per tentare il colpaccio storico sulla Ducati che ancora non era la moto competitiva come la conosciamo oggi. L'obiettivo era vincere il mondiale sulla Desmosedici, un'impresa riuscita solo a Casey Stoner, entrato nella leggenda nonostante il ritiro in giovane età. Ma a destare stupore era anche l'ingaggio di 12,5 milioni di euro, una cifra mai pagata per un pilota del Motomondiale, possibile grazie agli investimenti del gruppo Audi e di grandi sponsor come TIM.

In vero il maiorchino aveva lasciato la sua amata Yamaha per incomprensioni con il team e per un ambiente plasmato da Valentino Rossi, specialmente dopo i fatti del 2015. L'offerta milionaria di Borgo Panigale cadeva a pennello, ma in cuor suo sapeva che non sarebbe stato facile. Ma neanche così difficile nel suo primo anno con la Desmosedici. Tra le mani aveva una moto potente, ma ancora nervosa, difficile da domare in curva, muscolosa, che richiede uno stile di guida completamente diverso, la frenata deve essere ritardata, bisogna usare il freno posteriore. Serve un anno di "rodaggio" prima di poter ambire a sogni di gloria, nel finale di stagione 2017 sembra trovare la quadra, ma in Malesia la vittoria sfuma su richiesta del box per lasciare il passo a Dovizioso. E sorgono i primi mugugni.

La stagione 2018 di MotoGP comincia subito con un tempo record a Sepang nei test invernali, poi una brusca frenata in Thailandia e l'inizio di Mondiale non regala soddisfazioni. Cresce il malumore per un pilota superpagato che non porta risultati e Ducati decide di rinnovare con Andrea Dovizioso triplicando l'ingaggio, mentre lascia in sospeso Jorge Lorenzo. Al Mugello la svolta, sia in pista che al tavolo delle trattative: prima vittoria con la GP18 e l'annuncio del suo passaggio in Honda. Un doppio schiaffo per i vertici di Borgo Panigale, le vittorie in Catalunya e in Austria un pugno nello stomaco difficile da digerire. 

MotoGP, Lorenzo lascia Ducati con amarezza e rabbia

Jorge Lorenzo e Ducati stanno vivendo un momento magico, la Rossa è competitiva su quasi ogni circuito, non succedeva dai tempi di Casey. È servito apportare accorgimenti ergonomici che richiedeva da tempo per trovare il feeling con la moto, ma il suo successo era nell'aria da settimane. Lo spagnolo riusciva a guidare in testa nei primi giri, poi qualcosa sembrava smettere di funzionare, perdeva decimi e si ritrovava nelle retrovie. Era solo questione di tempo, ma i vertici dell'azienda hanno perso fiducia.

La vita è fatta di decisioni e a volte puoi prenderne di brutte o sbagliate... Son sicuro che il terzo anno avrei avuto risultati migliori, è la mia storia a dirlo... Ducati pensava di aver preso un tre volte iridato che doveva conquistare il Mondiale il primo anno, cosa riuscita solo a Stoner - ha detto Jorge a 'La Gazzetta dello Sport' -. Io pensavo che farcela sarebbe stato quasi impossibile, ma credevo che avrei faticato meno.

Non sono mancati momenti di tensione con Gigi Dall'Igna, due vincenti, due teste dure che quando si scontrano fanno scintille. L'orgoglio ferito ha spinto a trattare con Alberto Puig in grande segreto, lasciando di stucco team e tifosi con un ingaggio che nessuno mai avrebbe immaginato possibile. Mettere due fuoriclasse nello stesso box è un po' un azzardo, ma una scommessa incantevole che può portare al raggiungimento di grandi obiettivi. In Ducati, e anche nel cuore di Lorenzo, resta l'amarezza di non poterci riprovare nella stagione 2019 di MotoGP, proprio nel momento in cui tutto girava alla perfezione. Ma anche un pizzico di rabbia.

La Ducati ha preferito pensarla così: “Abbiamo Dovizioso che sta facendo meglio di Lorenzo ed è italiano. E abbiamo Petrucci e Miller che stanno andando forte quasi come Jorge ma guadagnano 10, 15 volte meno”. La Ducati non ha creduto alle parole che dicevo a Gigi o a Domenicali, che mancava veramente poco, un niente, lo ha sottolineato anche Pirro. Se un pilota fa tanti giri in testa ma non vince, è perché manca qualcosa... Avrebbero dovuto pensare che avevano un tre volte campione del mondo che aveva portato a casa 44 gare, e avrebbero dovuto provare a darmi ciò di cui avevo bisogno. Invece hanno pensato di aumentare lo stipendio di Dovizioso, che stava vincendo qualche gara, e prendere un pilota forte che costava meno.

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