I Mondiali dello Streaming: come ti rubo la Coppa del Mondo in Russia

I Mondiali sono stati al centro del "deep streaming", una rete ramificata di link illegali.

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I Mondiali sono stati al centro dell'estate 2018: gli appassionati di calcio, perfino in Italia, li hanno perlopiù ritenuti imperdibili. Li hanno seguiti, ammirati, si sono interessati alle Nazionali meno conosciute, hanno criticato le parabole discendenti di quelle deludenti.

La maggioranza delle persone si è attrezzata per seguirli legalmente, a seconda delle piattaforma o grandi aziende che ne hanno acquisito i diritti. Tutti intorno al televisore, tutti pronti a seguire le gesta dei migliori del mondo. 

Ma c'è un numero di utenti e fruitori che ha scelto un'altra via: incuranti del buffering, delle telecronache in lingue diverse, di qualsiasi legislazione in materia, hanno seguito il Mondiale di Russia in siti streaming illegali. E i numeri non sono proprio minoritari. Decisamente no. 

Non tutto lo streaming è legale, anzi. Getty Images
Non tutto lo streaming è legale, anzi.

I Mondiali di Streaming 2018: numeri horror

Si chiamano numeri horror. Per celia, certo, alzi la mano chi non hai mai aperto uno streaming illegale (polizia postale, sono quelli con la mano alzata, presto!) ma il discorso è molto serio: solo su Facebook erano più di 8mila i link di partite in streaming totalmente illegali. Viaccess-Orca, una compagnia che si occupa di dati e produzione contenuti, ha stilato un rapporto dettagliato che traccia un quadro preoccupante sull'effettivo successo della lotta alla pirateria e allo streaming illegale durante la Coppa del Mondo. Il rapporto si basa su tutte le partite del Mondiale, in tutti e 32 i giorni in cui tutto il mondo ha tifato, "gufato", osservato con il fiato sospeso la più importante competizione planetaria. 

Il numero esatto è inquietante: 40.713 link-pirata, che VO ha provato a rintracciare e combattere tramite alcuni speciali algoritmi. Protagonisti in negativo i social network: sono terreno fertile in cui si annidano 14,615 link illegali, un brulichio di attività di streaming in nero. Facebook, che negli ultimi mesi ha scelto di virare decisamente verso la fruizione e proposta di contenuti video, in guerra aperto con YouTube, ha la bandiera nera dello streaming a volto coperto: 8462 link contro 1988 su YouTube. In totale sono 41.371.139 persone che hanno scelto di sfruttare la pirateria. Rileggo il numero: più di 41 milioni e 371mila di  fuorilegge.

Christine Maury Panis, vice-presidente esecutivo del consiglio generale di sicurezza al Viaccess-Orca è preoccupata, leggiamo su SportsPromedia.com: 

Il numero di network di streaming illegale è in crescita, e questo è un problema che deve essere affrontato con urgenza

Un nome su tutti: BeoutQ è una stazione con base in Arabia Saudita operante nelle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa. BeoutQ è sotto i riflettori: è accusata di avere rubato il segnale di BeIN e di aver trasmesso senza alcun diritto fino alla fine dei Mondiali. L'embargo commerciale tra Arabia Saudita e Qatar ha fatto il resto: i tifosi della nazionale che ha aperto i Mondiali, contro la Russia, non potevano seguire nessun match della loro nazionale. Niente BeIN, nessuna copertura ufficiale in Arabia Saudita, nelle maglie di questa problematica si è infilato lo streaming illegale. Ma la questione non si è risolta: ad agosto, di nuovo BeIN Sports ha denunciato la copertura illegale di Premier League e Ligue 1. BeoutQ avrebbe anche promosso e pubblicizzato la copertura su Liga spagnola e Bundesliga tedesca, pur non avendo alcun diritto. 

Il provider satellitare basato a Riyad, Arab Satellite Communications Organization (Arabsat), ha smentito di aver distribuito contenuti da BeoutQ, nonostante le accuse di diversi organi sportivi internazionali. La FIFA stessa si è mossa legalmente contro BeoutQ, per aver distribuito illegalmente la Coppa del Mondo. Secondo Arabsat, attore terzo ma nemmeno troppo di questa diatriba mondiale, "sette esperti indipendenti di comunicazioni via satellite" hanno confermato che le sue frequenze satellitari non sono state sfruttate da BeoutQ. Rimane da capire chi si muova dietro questo network illegale, dal momento che distribuisce anche molta propaganda anti-Qatar: "Pensano di poter agire in totale spregio delle norme internazionali che rispetta chiunque", l'accusa.

Ed è un'accusa precisa, quasi politica: un comunicato di Bein ha sottolineato che nonostante i proclamati "sforzi incessanti" dell'Arabia Saudita per combattere la pirateria, i pacchetti di BeoutQ sono stati venduti ampiamente e apertamente in tutto il paese. Dopo la FIFA, la Uefa, la Formula 1 e il World Tennis, anche la Premier a fine agosto ha condannato apertamente BeoutQ.

Oltre all'Arabia Saudita, altre 6 nazioni hanno condannato il Qatar, reo di avere rapporti con il terrorismo, e interrotto i legami commerciali, di fatto tagliandosi fuori dalla copertura di BeIN Sports, con sede a Doha. Con i suoi 10 canali, BeoutQ è stato definita "la più diffusa pirateria delle trasmissioni sportive che il mondo abbia mai visto".

La Premier League e la Liga hanno deciso di portare il caso direttamente davanti alla Commissione Europea. Il sito web di beoutq.se è geobloccato all'area Arabia Saudita e gli abbonamenti satellitari devono essere convalidati da un indirizzo IP saudita: non c'è nessun dubbio che il fattaccio avvenga in Arabia Saudita, tutti gli abbonamenti di BeoutQ, tra l'altro, venduti in moneta saudita e i vari pacchetti sono associati a sponsor sauditi. Qualche altro dubbio? Il sistema non si limita all'Arabia Saudita: in Italia sono tantissimi i casi di pirateria che riguardano, ad esempio, DAZN e Sky, con pacchetti di abbonamenti venduti online che comprendono tutti i canali Sky, i canali Mediaset e Netflix, tutto rigorosamente a prezzo di saldo. Un vero e proprio deep-streaming, che rischia di abbattere gli abbonamenti alle piattaforme, streaming o no, il concetto non cambia: la pirateria è diffusa, generalizzata, perfino incoraggiata in alcuni stati.

Con qualche sentenza a rasserenare chi, a volte, si è lasciato scappare una partita in streaming per esempio su RojaDirecta, uno dei siti più famosi dove trovare link di partite ed eventi sportivi. Lo abbiamo già detto che è illegale? In realtà con una piccola escamotage: RojaDirecta ha vinto anche in appello a Madrid una battaglia legale, durata più di 3 anni, contro il colosso iberico Audiovisual Sport, maggior detentore spagnolo di diritti televisivi, editore del quotidiano El Pais e della rete televisiva Cuatro, titolare dei diritti della Liga e della Copa del Rey. In sostanza, secondo la sentenza, il sito non contiene contenuti, ma link a siti terzi, dislocati in varie parti del mondo.  

Ma Rojadirecta era stato scagionato in primo grado da un giudice della capitale spagnola, che aveva archiviato il caso. In sostanza, il sito non forniva alcun codice necessario a decriptare il segnale , né realizzava connessioni con programmi in grado di farlo. Rojadirecta non conteneva poi alcun contenuto, soltanto una serie di link per il collegamento a siti terzi , dislocati in vari paesi del mondo. I gestori del sito hanno esultato, sottolineando di non aver mai gestito un sito di broadcasting, nonostante la sentenza-mazzata del 2016, che per poco non aveva fatto saltare tutto, chiudendo di fatto il sito, riesumato su altro indirizzo web.

Igor Seoane Miñán da Oleiros, il fondatore di Rojadirecta, 35enne che dall'età di 10 anni "smanetta"con i pc, viene raccontato da El Mundo Deportivo in questo modo: "È stato divertente perché mentre gli agenti cercavano di convincerlo, gentilmente, a chiudere il suo sito web, ammettevano di aver visto molte partite grazie al suo servizio. E di fronte alle accuse dei rappresentati delle grandi reti, che minacciavano di rovinarlo, è rimasto impassibile. Saranno i tribunali a deciderlo". 

Anche Netflix è al centro di streaming pirataGetty Images
Anche Netflix è al centro di streaming pirata

Per molti è un eroe anti-lobby, un Davide che sfida Google e tutti i grandi gruppi editoriali, televisivi, del mondo, con il loro immenso potere sullo sport. Ha fondato RojaDirecta a 20 anni, ne ha passati molti in tribunale, a difendersi. Le pene per chi guarda le partite in streaming, giova ricordarlo, anche su RojaDirecta, partono da 154 € e arrivano fino a 30mila euro (in caso di decodifica di Sky o DAZN). 

Non sembrano scoraggiare nessuno, nonostante il calcio, ad esempio, sia legato a doppio filo ai grandi network di comunicazione, e alla cessione dei diritti: per alcuni campionati, vedi la Serie A, o alcuni club è quasi una questione di sopravvivenza. Nell'ultimo mese, il confronto tra RojaDirecta, ad esempio, e Now Tv, piattaforma streaming di Sky, è impietoso: 

Confronto tra RojaDirecta e NowTvGetty Images
Confronto tra RojaDirecta e NowTv

Di media Now Tv (in rosso) viene cercata di più su Google di RojaDirecta (blu). Ma guardate i picchi: corrispondono alle prime giornate di campionato. Qualche dubbio su chi abbia più utenti, tra streaming legale e illegale?

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