Champions League, il primo gol di Mauro Icardi è una meraviglia

L'argentino segna una rete stupenda contro il Tottenham all'esordio nel massimo torneo continentale: a 25 anni potrebbe rappresentare un nuovo inizio di carriera.

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Da anni tra i migliori attaccanti della nostra Serie A, controverso simbolo e capitano dell'Inter, di cui veste la maglia dal 2013, Mauro Icardi è sempre stato considerato un eccellente realizzatore: merito della media-reti costante, che da quattro stagioni gli permette di andare in doppia cifra e che gli è valsa due titoli di capocannoniere del massimo campionato italiano.

Eppure, nonostante l'ottimo rendimento, negli anni Icardi non è mai stato immune alle critiche, anzi: non sono in pochi quelli che sostengono che l'argentino sia avulso alla manovra, incapace di dialogare con i compagni e "buono soltanto a metterla dentro", qualità che nel calcio moderno non viene evidentemente considerata sufficiente per un centravanti. A favore di chi sostiene questa tesi parlano la bacheca del calciatore, ancora desolatamente vuota, e il fatto che non avesse mai giocato, e quindi segnato un gol, nella più importante competizione per club, la Champions League.

Bene, da oggi almeno questo capo di accusa cadrà: Mauro Icardi ha infatti segnato un gol stupendo all'esordio in Champions League, un esterno destro volante da fuori area su cross di Asamoah che è valso il momentaneo 1-1 contro il Tottenham (prima del 2-1 firmato Vecino) e che potrebbe davvero significare, a livello personale, un nuovo capitolo di una carriera che a 25 anni deve per forza svoltare, portandolo a competere con frequenza con i migliori al mondo.

IcardiGetty Images

Champions League, la prima volta di Mauro Icardi

La verità è che Icardi non aveva mai segnato in Champions League per il semplice fatto che non aveva mai avuto l'opportunità di giocarvi: arrivato all'Inter nell'estate del 2013, prelevato appena ventenne dalla Sampdoria dove a suon di gol si era imposto all'attenzione di numerosi top club, l'argentino si è trovato giovanissimo a dover essere il leader e la stella di una squadra, quella nerazzurra, che viveva un momento tra i peggiori della sua lunga storia.

Difficile dire che tutto questo sia stato messo alle spalle: l'inizio di stagione della banda di Spalletti è stato tutt'altro che positivo, la squadra stenta ancora nel cercare un gioco e un'identità, ma perlomeno la rete realizzata contro il Tottenham potrebbe mettere fine a un incubo a livello personale per il bomber di Rosario, arrivato in Spagna da giovanissimo e impostosi a suon di gol all'attenzione del Barcellona.

Un sogno, quello blaugrana, da cui Icardi si sveglierà bruscamente dopo tre anni e dopo aver constatato che Guardiola proprio non lo reputa adatto alla prima squadra. Una mazzata che potrebbe abbattere chiunque si trasforma invece per Mauro nella spinta a ripartire con ancora maggior determinazione: ecco la Sampdoria, ecco l'esordio in A, il gol nel derby contro il Genoa, la quaterna al Pescara, le conferme. Ecco l'Inter, i tanti palloni spediti in fondo al sacco, l'ingresso da giovanissimo nel club di chi ha realizzato 100 gol nel massimo campionato.

Ed ecco le critiche, la storia con Wanda Nara e l'ex-amico Maxi Lopez, le controversie dovute anche a un carattere non facile, i trofei e i piazzamenti che sfuggono ogni anno, i sussurri - anche da parte di chi ha fede nerazzurra - che Icardi sia bravino a buttarla dentro, si, ma nient'altro di che: né leader né decisivo, certo non paragonabile ai grandi che giocano in Nazionale (con cui il conto è ancora aperto) e soprattutto in Champions League, il torneo che ha come protagonisti i migliori calciatori al mondo.

Ci vorranno 5 stagioni e oltre 100 gol, poi Icardi e compagni riescono finalmente a centrare - all'ultima giornata, all'ultimo momento, in perfetto stile-Inter - la qualificazione nella competizione più importante d'Europa, vero e proprio test di grandezza: ed ecco la prima volta di Icardi, la rete e la vittoria in rimonta contro il Tottenham, la gioia di un ragazzo che forse, calcisticamente, questa sera è diventato un uomo, pronto a percorrere la distanza che manca per diventare un campione, smentire tutti i critici, scalare metaforicamente quel gradino che ancora lo separa dai più grandi e dimostrare che lui, tra i migliori al mondo, merita davvero di starci.

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