The Wrestler - Ric Flair, una leggenda dentro e fuori dalla WWE

In pochi nella storia hanno avuto un impatto sulla disciplina pari a quello di The Nature Boy: la storia di un uomo che ha lottato contro il destino ed è diventato un'icona.

Ric Flair Getty

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Se si tratta di stilare classifiche sui più grandi atleti/ artisti o performer di tutti i tempi, è praticamente impossibile trovare una lista di nomi che metta d’accordo tutti. Ci sarà sempre qualcuno/a che verrà colpevolmente lasciato fuori e qualche profilo inserito che sarà considerato non meritevole di stare nell’Olimpo della specifica disciplina. Il wrestling ovviamente non fa eccezione.

C’è chi vuole Hulk Hogan in una categoria a parte e chi lo ritiene una figura sopravvalutata, chi esalta i meriti storici di Bruno Sammartino, chi ritiene che senza Stone Cold Steve Austin la WWE non sarebbe quella che è oggi. Ma se si vuole costruire una sorta di Monte Rushmore della storia del wrestling, è praticamente impossibile trovare qualcuno che non nomini Ric Flair.

“The Nature Boy” è una delle figure più influenti nel mondo dello sport-intrattenimento: nella sua carriera durata oltre 40 anni, il nativo di Memphis è diventato un’icona dentro e fuori dal ring, imponendosi come uno dei personaggi più distinguibili non soltanto per chi segue il wrestling. Il suo carisma, i suoi capelli biondo platino e la sua personalità esplosiva gli hanno permesso di essere una delle prime superstar a diventare popolare su scala mondiale, con il suo caratteristico “Wooo!” che ancora oggi viene urlato dal pubblico durante gli incontri ogni volta che qualcuno usa una delle sue mosse caratteristiche.

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Ric Flair: leggenda dentro e fuori dalla WWE

La strada che ha permesso a Ric Flair di diventare una stella è stata molto diversa da quella di tutti gli altri grandi della storia del wrestling: adottato dai coniugi Fliehr che solo un anno prima persero loro figlia, Ric è cresciuto fra il Minnesota e il Wisconsin, con la sua passione per il ring nata molto precocemente, vedendo i suoi lottatori preferiti in televisione. Iniziò a praticare la lotta libera insieme ad altri sport mentre era a scuola anche se il suo obiettivo era quello di diventare un medico come il suo padre biologico. Ma spinto dalla carriera dei genitori adottivi (che lavoravano a teatro), decise di provare con lo sport-intrattenimento.

Per questo motivo lasciò il college e iniziò ad allenarsi nell’accademia del leggendario Verne Gagne, uno dei suoi idoli di infanzia. Nonostante fosse molto preparato atleticamente, Flair soffrì moltissimo i duri allenamenti di Gagne (pare che costringesse i suoi alunni a salire e scendere 21 rampe di scale con un loro compagno sulle spalle) e arrivò a un passo dal mollare tutto per tornare a studiare. Fu il suo istruttore a convincerlo in maniera molto poco diplomatica: stendendolo con uno schiaffo e convincendolo a continuare perché aveva il potenziale per diventare un grande.

Ma forse la data più importante per la carriera di The Nature Boy è il 4 ottobre 1975, il giorno che paradossalmente avrebbe potuto essere quello della sua morte. Flair, che stava incominciando a farsi un nome negli Stati Uniti e in Giappone, si trovava su un aereo diretto a Wilmington, North Carolina. Per problemi con il carburante, il veicolo cadde uccidendo il pilota e ferendo i 6 passeggeri (tutti lottatori o promoter) e Flair si ruppe la schiena in 3 punti. Nonostante abbia rischiato di morire, questo infortunio si prospettava comunque come catastrofico per lui visto che i medici gli imposero di indossare un sostegno per più di un anno.

Il 27enne Flair però non si arrese e tornò sul ring soltanto 8 mesi dopo in seguito a una vera e propria trasformazione: il suo peso scese da più di 130 Kg fino a 80 e il suo stile dovette necessariamente cambiare passando da un modo di lottare fatto principalmente di power moves a uno più tecnico, con meno rischi per la schiena. Ma il cambiamento più radicale fu quello del suo personaggio, con la decisione di tingersi i capelli di biondo e incominciare a usare il soprannome Nature Boy di Buddy Rogers per poi sfidarlo, batterlo e fregiarsi di un nickname che da quel momento in poi diventerà sinonimo di Ric Flair. Questa fu la nascita di un personaggio diventato iconico negli anni a seguire.

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Un uomo fatto per abbattere record

Per riassumere la carriera di Ric Flair sarebbe necessario un libro intero, basti pensare semplicemente al suo ormai storico record di 16 titoli mondiali vinti fra NWA, WCW e WWE (numero raggiunto nella storia unicamente da John Cena a inizio 2017). Ma le informazioni sul numero di cinture conquistate nel mondo del wrestling vanno sempre analizzate e la grande domanda è: perché proprio lui? Cosa ha reso Flair degno di essere scelto per ben 16 volte come campione e volto di una compagnia?

La risposta è molto semplice e si racchiude nel concetto che in inglese viene chiamato “Drawing power”, cioè l’influenza che la presenza di un lottatore ha sul successo economico di un  prodotto. E Naitch è semplicemente uno dei più grandi heel draw della storia dell’industria: per tutta la durata degli anni ’80 la sua presenza come campione mondiale permetteva all’NWA di registrare continuamente il tutto esaurito nei suoi show in giro per gli Stati Uniti, col pubblico che moriva dalla voglia di vedere il face di turno sconfiggere il diabolico e scorretto Flair per strappargli la cintura.

La prova del suo eccezionale talento era visibile non soltanto nella quantità di pubblico che portava agli show ma anche nel modo in cui riusciva a far risaltare tutti i wrestler con cui battagliava. Fra il 1981 e il 1991, Flair vincerà il titolo mondiale NWA ben 9 volte e tutti i suoi storici rivali (Harley Race, Dusty Rhodes, Sting, Ricky Steamboat) diventarono autentiche superstar solo per aver conteso e strappato la cintura al più odiato dei lottatori di quell’epoca in incontri che sono subito entrati nella storia del wrestling.

La sua grandezza viene riconosciuta immediatamente anche in WWE, dove approda nel 1991 vincendo il titolo mondiale dopo pochi mesi grazie a una leggendaria prestazione nella Royal Rumble 1992 in cui per la prima volta era in palio la cintura: Flair entra col numero 3 e rimane sul ring per più di un’ora vincendo la rissa reale e diventando campione della federazione di Stamford. La sua presenza nella compagnia però durerà molto poco dato che nel 1993 andrà in WCW dove continuerà ad essere un uomo di punta fino al 2001.

Proprio in questo periodo segnerà l’ennesimo record della sua incredibile carriera in uno show in collaborazione con la New Japan Pro Wrestling. Il 28 e 29 aprile del 1995 venne infatti tenuto a Pyongyang l’evento chiamato “Collision in Korea” che in 2 giorni radunò il folle numero di 355.000 spettatori paganti in 2 giorni, 190.000 dei quali presenti per vedere l’incontro più atteso fra Ric Flair e Antonio Inoki. Un’altra medaglia in una storia straordinaria sul ring che continuerà poi in WWE fino al 2008, anno del suo ritiro (anche se lotterà ancora in altre federazioni) dopo un emozionante match contro Shawn Michaels a Wrestlemania XXIV.

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Son of a gun

Pur essendo stato un grande talento per quanto riguarda il lavoro nel ring, ciò che ha permesso a Ric Flair di passare alla storia è sicuramente il suo personaggio. Da quando si è tinto i capelli e ha incominciato a farsi chiamare The Nature boy, vantandosi della sua ricchezza e del suo successo con le donne, è diventato l’emblema di cosa debba essere un heel nel mondo del wrestling. I suoi modi e il suo frasario ormai iconico (si introduceva definendosi “The Stylin', profilin', limousine riding, jet flying, kiss-stealing, wheelin' n' dealin' son of a gun!”) lo hanno reso universalmente apprezzato come uno dei migliori interpreti di una gimmick mai esistiti.

Ma un’altra leggenda come Chris Jericho una volta disse che i migliori personaggi nel wrestling sono quelli basati sulla propria personalità e esagerati all’inverosimile con Naitch che ne è l’esempio perfetto. Flair infatti è famoso per i suoi eccessi anche fuori dal ring: al nativo di Memphis infatti è sempre piaciuto godersi la vita, cosa che lo ha portato spesso a comportamenti sopra le righe. Ben nota la sua dipendenza da alcol (pare abbia bevuto almeno 20 birre al giorno per circa 20 anni), il suo esibizionismo e la sua passione per le belle donne ben evidenziata dal fatto che si è sposato ben 5 volte (e che stando alle sue dichiarazioni abbia avuto circa 10.000 partner).

Il suo essere eccessivo però lo ha spesso portato a creare problemi anche nello spogliatoio, dove avrà confronti spesso anche molto accesi con le più importanti figure dell’epoca. Da Bret Hart a Mick Foley, passando per Hulk Hogan e Bruno Sammartino fino ad arrivare a Eric Bischoff e Roddy Piper: gli scontri verbali con Flair sono stati all’ordine del giorno per molte delle stelle del wrestling, che lo hanno spesso accusato di superbia e soprattutto di abusare del suo potere creativo. Flair non ha mai amato le critiche e ha sempre risposto per le rime, attirandosi a lungo il malumore di ogni addetto ai lavori. Ma questa è forse la normalità in un mondo competitivo come quello del wrestling e se sei in cima alla montagna è prevedibile che ci siano persone che vogliono buttarti giù. E Flair in cima a quella montagna c’è stato per quasi 40 anni.

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