MotoGP, motore Yamaha sotto osservazione. Pronta la rivoluzione?

Yamaha adotta il motore 4-in-linea, mentre Honda e Ducati il V4. È forse qui la fonte dei problemi? Luca Cadalora difende Valentino Rossi: "Se non vince è colpa nostra".

Valentino Rossi a Misano Getty Images

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Yamaha lavora a 360 gradi per trovare le soluzioni ai problemi della YZR-M1 e rivedere la luce in fondo al tunnel di una crisi che prosegue da 22 GP. Sotto osservazione non c’è solo la ECU Magneti Marelli, ma da qualche mese è il motore ad essere finito sotto la lente di ingrandimento. Troppo aggressivo ai bassi regimi, in fase di ripartenza e accelerazione causa slittamento al posteriore, causando un calo di grip soprattutto nella seconda fase di gara. In attesa di poter testare in pista la nuova specifica del motore 2019 a novembre, durante il test di due giorni a Valencia, ci si interroga sulla struttura primaria del motore.

I sei costruttori MotoGP adottano due differenti motori: il V4 e il 4 in linea, quest’ultimo adottato da Yamaha e Suzuki. Sarà forse un caso, ma gli ultimi 22 Gran Premi sono stati vinti con un V4, sebbene gli ingegneri sottolineino che entrambi abbiano i loro pro e contro e che la miglior soluzione è saper trovare un compromesso che massimizzi i vantaggi e riduca gli svantaggi. Un motore quattro in linea è più compatto, quindi i tecnici del telaio possono spostarlo più facilmente per trovare il centro di massa ideale e così via. Questo è il motivo per cui la Yamaha M1 è stata la moto più maneggevole e veloce in curva negli ultimi undici anni.

Fino a due anni in molti si chiedevano se il V4 a 90 gradi, così amato da Ducati, avesse avuto fortuna in MotoGP e i risultati attuali sembrano dare risposta affermativa. Essendo un motore più stretto e lungo il suo posizionamento è limitato dalla lunghezza del telaio, anche se è bastato ruotarlo leggermente indietro per lasciare maggior spazio ai progettisti del telaio. Inoltre il V4 consente di avere vantaggi aerodinamici grazie ad una sezione frontale ridotta. Non è un mistero che Yamaha sia stata penalizzata soprattutto dall’adozione della ECU, ma non è escluso che possa rivedere i piani e abbandonare il 4 cilindri in linea.

MotoGP, Yamaha pronta alla rivoluzione del motore?

Lin Jarvis si è detto favorevole a introdurre nel regolamento un aggiornamento del motore a stagione in corso, che tra l'altro non porterebbe a sostenuti aumenti di costo. Ducati, Honda e KTM utilizzano i volani esterni sui loro motori V4, in modo da poter modificare la massa del volano e l'inerzia per migliorare la stabilità in frenata, l'aderenza, la sterzata e la trazione senza dover toccare i sigilli del propulsore. Yamaha non usa volani esterni perché non ha abbastanza spazio, se avesse potuto risolvere i problemi di massa / inerzia dell'albero motore con un aggiornamento probabilmente la musica sarebbe diversa nel box di Rossi e Vinales. Ma questo spingerebbe a riconsiderare anche i progetti sulle moto stradali, quindi la scelta non sarà semplice. Il primo a porre pubblicamente l’interrogativo sulla struttura del propulsore è stato proprio Valentino Rossi dopo il GP d’Austria.

È possibile che sia un problema. Dobbiamo dire che Ducati e Honda hanno imparato dalla Yamaha... ma hanno il motore a V, noi abbiamo il quattro cilindri in linea. Può essere qui il problema ma sinceramente non lo so.

Sulla stessa lunghezza d'onda il parere di Maverick Vinales, che loda l'agilità nelle curve veloci della M1, ma lamenta scarso grip in troppe occasioni, soprattutto nelle ripartenze, punto forte delle Ducati.

Non sono un tecnico, non posso sapere [se Yamaha ha bisogno di passare a un V4]. So solo che quando la moto ha aderenza è una delle migliori da guidare, ma non appena perdiamo grip l’elettronica non ci aiuta e diventa molto difficile essere veloci e precisi.

Luca Cadalora coach di Valentino RossiGetty Images

Luca Cadalora e le colpe del box Yamaha

Nel box VR46 sono tutti impegnati a pieno ritmo e organico per cercare di offrire la migliore M1 possibile al Dottore in ogni week-end, anche se bisogna fare i conti con problemi strutturali di non facile risoluzione. Da tre anni al fianco di Valentino Rossi c'è l'ex campione Luca Cadalora nelle vesti di Riding Coach: studia i tratti di ogni pista, il modo migliore per affrontare le curve, osserva stili di guida del pesarese e altrui, partecipa alle riunioni tecniche, lavora al fianco di Silvano Galbusera e Matteo Flamigni: una sorta di jolly dagli occhi di falco. Non si può nascondere un certo imbarazzo a pensare che Valentino Rossi e Yamaha non vincono una gara in MotoGP dal GP di Assen 2017, ma secondo Luca Cadalora le responsabilità sono da attribuire a tecnici e vertici del team. 

In squadra cerchiamo di dargli la migliore moto possibile ogni fine settimana. A volte non è abbastanza per la vittoria, ma è solo un nostro errore. Se gli diamo la moto giusta vincerà... Quando guidavo, non avrei mai pensato che qualcuno potesse guardarmi in pista. Mi piace il fatto di essere vicino alla pista, ma mentalmente seduto sulla moto. Questo mi dà una sensazione simile ai miei giorni di gara

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