Il Fato di Marek Hamsik: dall'Est a "Marekiaro" per conquistare Napoli

Marek Hamsik si racconta nella biografia "Marekiaro". I primi calci al pallone, l'arrivo in Italia, il sangue che diventa azzurro. Sarà lui alla fine ad essere conquistato da Napoli.

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La carriera calcistica di Marek Hamsik è stata predestinata. Non tanto da suo nonno, che ancor prima della nascita aveva appeso un paio di scarpette in miniatura alla culla del nipote, né da suo padre, che sulla carriera del figlio ha scommesso fino all’ultimo spicciolo, anche a costo di restare senza nulla. È stato il Fato a volerlo sui campi di calcio, una forza innaturale che lo ha calamitato in una città dove questo sport è religione, lo stadio un tempio. "Marekiaro" (ed. Mondadori) è la biografia del campione slovacco, un libro che ogni tifoso leggerà in un sol’ respiro, rivedendosi in scene di gioia e dolore già vissute, ma comunque pagine di storia indelebile.

Una storia che comincia in tenera età dinanzi alla televisione, guardando il Brasile di Romario e Bebeto nei Mondiali del 1994, che sapevano esprimere libertà e creatività come nessuno al mondo, fino al trasferimento a Bratislava per giocare a soli 15 anni nella squadra più prestigiosa del suo Paese, lo Slovan. Un obiettivo raggiunto grazie ai tanti sacrifici della sua famiglia, disposta persino a vendere la Skoda e a indebitarsi con amici pur di tentare l’ultima carta del destino per un avvenire migliore. Da lì il passaggio al calcio italiano fu breve, con la maglia del Brescia, prima di approdare a Napoli nel 2007, dove sarebbe cominciata un’avventura ormai marchiata a fuoco nel cuore dei partenopei, come un tatuaggio che si porta per tutta la vita sulla propria pelle, a diretto contatto con le vene che pulsano sangue, passione, emozioni, sogni.

Marek Hamsik non è il tipico giocatore che ama mettersi in mostra, è un ragazzo dal cuore umile e dall’anima nobile, che non ha mai cercato frenesie e sbandate, dedito alla famiglia (la moglie Martina e i suoi tre figli), sempre lontano dalle discoteche, se non quella volta che fu trascinato da Pocho Lavezzi in seguito alla vittoria della Coppa Italia nel maggio 2012 contro la Juventus, dopo che la sua cresta era stata rasata a zero all’interno dello spogliatoio. È una delle poche follie mondane dello slovacco, che non ha mai dimenticato le sue modeste origini familiari e la sua terra natale cui si sente ancora legato da un arcano richiamo. Ma del resto è stato mandato nel capoluogo campano da un tocco di magia, trascinato dall’amore e dall’euforia di un popolo che dopo i tempi d’oro di Diego Armando Maradona ha ritrovato il suo vero condottiero: “Non sono napoletano ma ho il cuore azzurro”, ha dichiarato a più riprese ‘Marekiaro’. Difficile immaginare un futuro lontano da questa città anche dopo la fine della sua carriera.

A Napoli mi sento realizzato dal punto di vista sia tecnico-sportivo che umano, e anche se nel calcio è sempre azzardato fare previsioni, credo che terminerò qui la mia carriera. Perché qui ho trovato la serenità.

Marekiaro biografia di Marek Hamsikfoto Mondadori

Marek Hamsik, il Capitano non abbandona mai la nave

Sin dalla tenera età Marek Hamsik ha giocato a centrocampo, a volte più a supporto degli attaccanti, altre più vicino alla difesa, per la sua visione di gioco a 360 gradi, la capacità di controllare compagni ed avversari, l'istinto di dettare la regia di un'azione con un solo tocco o al massimo due. Non solo uomo assist, ma anche goleador, superando nel dicembre 2017 la soglia delle 115 reti segnate da Diego Armando Maradona e il numero di presenze in serie A di un altro storico capitano come Beppe Bruscolotti nell'aprile 2018.

“Marek vieni qui!”. I miei compagni mi chiamavano in coro, le loro voci si accavallavano entusiaste e concitate, ma ciò che arrivava a me era un unico urlo di una squadra che voleva festeggiarmi. Ero entrato nella storia del Napoli, avevo raggiunto un mito. O forse stavo toccando il cielo con un dito. Diego Armando Maradona, lui. L’unico, l’assoluto.

Tra i momenti di gioia più intensi c'è la finale di Coppa Italia vinta contro i bianconeri nel 2012, con il secondo gol siglato proprio dal 17 azzurro. Un giorno storico che ha unito per sempre la città al suo capitano venuto dall'Est per far esplodere un popolo assetato di vittorie e che da troppo tempo cercava una rivincita contro le società del Nord Italia.

È stato quando abbiamo vinto la Coppa Italia nel 2012 che ho capito cos’è veramente il Napoli. Sembrava una città impazzita. Credo di poterla descrivere come la migliore delle follie, euforica, sublime e travolgente… Napoli e l’Italia mi hanno dato tutto quello di cui avevo bisogno. Il calcio è tutto per me, e giocare nel Napoli da undici anni, diventarne il capitano, è l’onore più grande che abbia avuto nella mia vita. Ma la ragione per cui sono sempre rimasto a Napoli, nonostante le molte offerte, va oltre il calcio. A Napoli mi sento parte di una comunità, di una famiglia che ha un posto speciale nel mio cuore. Nella vita non ho bisogno solo di uno stipendio e di lottare per la vittoria, ho anche bisogno di sentire profondamente la mia anima. Napoli mi ha dato questo e io le sarò grato in eterno.

Ma un mito non vive solo di gioie, ma anche di momenti difficili, a volte tragici, come la morte del tifoso Ciro Esposito durante la finale di Coppa Italia del 2014, un evento su cui Marek Hamsik preferisce non soffermarsi troppo. Oppure la sconfitta contro la Fiorentina per 3-0 nella primavera del 2018 che segnò l'addio al sogno tricolore. Dopo la vittoria in trasferta contro la Juventus sembrava che per il Napoli lo scudetto fosse solo questione di giorni, ma l'euforia si trasformò presto in una profonda delusione che ha scosso non poco l'ambiente e lo spogliatoio partenopeo. Tanto che il numero 17 era ad un passo dal lasciare la squadra per trasferirsi in Cina e monetizzare il suo finale di carriera. Una scelta difficile che ha lasciato una città con il fiato sospeso, ma anche la sua famiglia.

La delusione bruciava, dopo un campionato straordinario, in cui abbiamo raggiunto il record di punti della società ma non il tanto atteso scudetto. Mi sono detto: forse a trentun anni è giusto darsi una nuova possibilità... Quando poi ho saputo che di offerte dalla Cina non ne erano arrivate, o che comunque non avevano soddisfatto le richieste del Napoli, è come se avessi avuto un’illuminazione. Anziché rammaricarmi, mi sono ritrovato a gioire. E negli occhi della mia famiglia leggevo felicità.

L'epopea del capitano giunto dalle fredde lande dell'Est continua e probabilmente sarà per tutta la vita. Perché Marek Hamsik non ha mai avuto titubanze a rifiutare le offerte dei club più prestigiosi d'Italia e d'Europa pur di restare a Napoli. Impossibile recidere un patto di amore e di sangue con una città che lo porta "arind' 'o core", perché così era scritto, il Fato aveva così deciso.

Avevo chiesto al destino di decidere per me, ma la reazione che ho avuto e l’emozione che ho provato mi dicevano ancora una volta che la vera scelta l’aveva fatta il mio cuore. Abbiamo brindato bevendo una birra con gli amici in spiaggia, mi sentivo in pace. Felice e pronto all’anno numero dodici... Ho chiamato Ancelotti: "Mister, sono a tua disposizione".

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